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ANTROPOPHAGUS
RECENSIONEUn gruppo di amici, raggiunto un'isoletta dell'arcipelago greco con la loro barca, si accorgono ben presto che qualcosa non va. Nel paese non c'è anima viva e, dopo lunghe perlustrazioni, ritornati al molo scoprono che la barca è stata staccata dall'attracco ed ormai galleggia vuota in mezzo al mare, e che una di loro, rimasta al molo perchè infortunata ad un piede, e l'uomo che li aveva accompagnati con la barca sono scomparsi. Il colpevole è un mostro assetato di sangue, interpretato da George Eastman, che un tempo era un normale essere umano, che, dopo aver divorato la sua famiglia per nutrirsene durante un naufragio, ha sbranato tutti gli abitanti dell'isola ed ha ancora fame...D'Amato crea da una semplice sceneggiatura (dello stesso regista e di George Eastman, pseudonimo dell'italianissimo Luigi Montefiori) un film avvincente dalla tensione molto alta. Riuscendo in maniera appropriata a bilanciare la tensione del racconto e i più sconvolgenti effeti gore (tra cui il finale in cui il mostro si divora i suoi intestini), D'Amato si conferma come uno dei maestri del cinema popolare italiano, anche in un campo, quello dell'Horror, che ha frequentato in maniera sporadica e saltuaria. Nonostante la storia un po' incredibile, "Antropophagus" non perde mai di coerenza e credibilità, mantenendosi sempre su un chiaro e studiato filo conduttore, a dispetto di altri film che si perdono spesso all'interno della propria storia, facendola risultare approssimativa e poco studiata. Spietato, senza anima nè emozioni, il mostro non si ferma neanche davanti alla donna incinta, interpretata dalla nostra Serena Grandi, arriva a strapparle il feto dal ventre a mani nude (si tratta ovviamente di un coniglio spellato a cui era stato appiccicato un budellino per simulare il cordone ombelicale), in una scena tra le più famose del gore mondiale. Il mostro è interpretato alla grande dal bravissimo Luigi Montefiori, in uno dei suoi personaggi più riusciti, ripreso in parte dallo stesso D'Amato per una sorta di remake/sequel apocrifo, "Rosso Sangue", che gira anche con il titolo proprio di "Antropophagus 2", con la volontà di bissarne il successo sostituendo la figura del mostro cannibale con quella di un folle e ritardato assassino (sempre interpretato da Montefiori). Si respira per tutto il film un'atmosfera morbosa, malata, inquietante, con chiari richiami a molti capolavori del cinema gotico Italiano degli anni Sessanta. Peccato per la parte centrale, un po' troppo lenta, ma rimane comunque uno dei capisaldi dello Splatter italiano, da non perdere e sempre da rivedere. Musiche di Marcello Giombini. Le catacombe all'interno delle quali viene strappato il feto alla Grandi sono le catacombe di Santa Savinilla di Nepi, a Viterbo ; il villaggio abbandonato è invece a Sperlonga, nel Lazio, ma gran parte del film è girato in Grecia. Bandito come film maledetto in molte sale estere e inserito nell'elenco dei video nasties proibiti in Inghilterra. Massaccesi, nello stesso anno, sullo stesso set e quasi con gli stessi attori dirige il primo ed uno dei pochi esempi di porno che sconfina nell'horror (un altro è proprio "Le notti erotiche dei morti viventi", diretto dallo stesso regista) : "Porno Holocaust" (quasi la stessa storia di Antropophagus, in versione hard-core, dove giovani fanciulle, prima della morte, saranno barbaramente seviziate dallo sproporzionato membro del mostro antropofago). Fatto passare all'uscita nelle sale come una storia realmente accaduta. La rivista Spaghetti Nightmares definische il film come "Uno dei simboli del gore all'italiana", mentre la rivista Delirium lo definisce "Un film che offre alcuni dei momenti più disgustosi nella storia del cinema ". Conosciuto all'estero anche come "The Grim Reaper", "Man Eater", "The Beast", "L'Anthropophage", "Anthropophagous", "Man Beast", "The Savage Island", "The Zombie's Rage".CURIOSITA' Nel 1999 il regista tedesco Andreas Schnaas ha diretto "Anthropophagous 2000", una sorta di omaggio/remake del film di D'Amato, pieno zeppo di sangue e di effetti speciali ben realizzati, nonostante il budget risicatissimo con il quale è solito lavorare il regista teutonico.
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