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CALVAIRE

Regia : Fabrice Du Welz

Cast : Laurent Lucas, Brigitte Lahaie, Gigi Coursigny, Jean-Luc Couchard

Durata : 94'

Anno : 2004

Luogo : Francia

 

TRAILER

 

 

RECENSIONE

Marc Stevens è un cantante che si esibisce negli ospizi. Durante un temporale il suo furgoncino ha un guasto nel mezzo di un bosco, così trova rifugio in una locanda. Bartel, il proprietario del posto, è un vecchio artista lacerato dal ricordo di sua moglie che lo ha lasciato. L’arrivo di Marc destabilizzerà il precario equilibrio psicologico di Bartel.
 
E’ possibile riuscire a “disturbare” lo spettatore senza esporre fiumi di emoglobina? Calvaire prova a dare un risposta affermativa a questa domanda. Si tratta di un film cupo, disperato, triste, negativo, morboso, suscita fastidio senza essere violento.
I minuti iniziali introducono il personaggio di Marc. E’ un cantante che si guadagna da vivere esibendosi negli ospizi. E’ l’unica fonte di gioia per quegli anziani soli e abbandonati a sé stessi. Già da i primi minuti si respira un’aria di tristezza, desolazione, malinconia.
Lo spettacolo è finito, Marc se ne va. E qui entriamo nel canovaccio dei survival horror. Il pulmino si guasta nel mezzo di un bosco, Marc chiede aiuto e trova il soccorso di un ritardato mentale, Boris, che lo accompagna sino alla locanda di Bartel. Bartel è un brav’uomo, ma il suo comportamento è ambiguo. All’apparenza fa di tutto per aiutare Marc, ma… qualcosa non quadra. Quando scopre che Marc è un artista il suo equilibrio psicologico (già precario) crolla.
Bartel è un ex-comico, ritiratosi “dalle scene” una volta abbandonato dalla moglie Gloria. In Marc rivede la compagna. E’ caduto nell’abisso della follia e non c’è più verso di uscirne. Per Marc è l’inizio dell’incubo, verrà sottoposto a torture (fisiche e soprattutto psicologiche) devastanti. Forse gli abitanti del paese vicino possono accorrere in suo aiuto… o forse no. Si dia il caso che nel piccolo borgo non ci sia una donna… e tutti vivano ossessionati dal ricordo di Gloria. Marc ora è solo contro tutti.
Calvaire sconvolge lo spettatore (perlomeno ci prova) senza mostrare eccessiva violenza, più che altro il punto di forza del film è la disperazione dei protagonisti che rivestono il ruolo dei “cattivi”, che porta a provare pena (e non “antipatia” come capita di sovente) nei loro confronti. I loro comportamenti, all’apparenza disgustosi, trasmettono una disperazione desolante; alcune scene sono angoscianti, morbose e perverse: insomma, cult.
Il plauso va agli attori protagonisti, tra i quali spicca nei panni della povera vittima Laurent Lucas, ma soprattutto il povero vecchio Bartel, interpretato da Jackie Berroyer, che in molte scene riesce a commuovere. Nel cast anche il mitico Philippe Nahon (lo straordinario killer di "Alta Tensione"), anche lui tragico e commovente nell’ultima scena.
Non manca la sensazione di già visto ("Le Colline Hanno gli Occhi" su tutti) ma il prodotto rimane interessante, soprattutto per le scene aberranti (che sono sicuro susciteranno opinioni discordanti tra gli spettatori).
Molto azzeccato il titolo: quello di Marc è decisamente un calvario, una discesa agli inferi, una feroce tortura (immeritata) dalla quale non può sottrarsi.

di Marco Pitzalis

 

 

SPLATTER
/ 6
GORE
/ 6
VIOLENZA
/ 6
SESSO
/ 6
HUMOUR
/ 6
TRASH
 
/ 6
SUSPENSE
/ 6
EFFETTI SPECIALI
/ 6

 

 

IMMAGINI