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CANI ARRABBIATI
RECENSIONETre balordi (Il Dottore, Bisturi e Trentadue), dopo aver portato a termine una rapina in una ditta di farmaci, prendono in ostaggio un uomo, che sta portando un bambino malato in ospedale, e una donna. Il loro obiettivo è quello di allontanarsi il più possibile dalla città evitando i posti di blocco della polizia, ma non tutto andrà per il verso giusto...Mario Bava, dopo aver girato "La Casa dell'Esorcismo", abbandona momentaneamente l'Horror e gira un noir on the road, molto claustrofobico e pessimista all'inverosimile, che mostra la cattiveria e la brutalità dell'uomo che insegue il denaro ad ogni costo, al punto da uccidere innocenti e mettere in gioco la propria vita. Sarà il suo terzultimo film. Fu realizzato nel 1974 col titolo "Cani Arrabbiati", ma fu bloccato dal fallimento del produttore, con relativo sequestro delle bobine, e non fu mai distribuito nelle sale. E' stato poi rimontato e doppiato negli anni Novanta con il titolo di "Semaforo Rosso". Bava utilizza una sceneggiatura semplice, ma piuttosto originale (tratta da un racconto di Ellery Queen), ripresa più volte negli anni successivi, anche da registi di successo oltreoceano (Martin Scorsese ne è un esempio), opera di Alessandro Parenzo e Cesare Frugoni. La recitazione è ai massimi livelli, soprattutto i tre rapinatori ottimamente interpretati da Poli (che già aveva lavorato con Bava ne "Gli Orrori del Castello di Norimberga" e "5 Bambole per la Luna di Agosto", ma presente anche in altri Horror come "Quando Alice Ruppe lo Specchio", "Un Gatto nel Cervello", "Non Aver Paura della Zia Marta"), Montefiori (il famoso "Anthropophagus" nel film del suo amico D'Amato) e Don Backy, famoso pià che altro per le sue canzoni, che danno vita a dei personaggi caratterizzati da tratti psico-fisici e personalità veramente intense e differenti tra loro : il maniaco sessuale (Montefiori, chiamato "Trentadue" per la lunghezza del suo pene), il folle squilibrato (Don Backy, chiamato "Bisturi" per la sua abilità nell'utilizzare armi da taglio) e il freddo e razionale capo della banda (Poli, chiamato "Dottore", la mente cinica e distaccata del gruppo). Il film è intriso di violenza e sadismo al punto giusto, senza mai eccedere. La tecnica registica inconfondibile di Bava è poco presente in questa pellicola, lo si nota più che altro per qualche zoom e primissimi piani dei protagonisti. Girato interamente all'interno di una macchina, che viaggia tra autostrade e campagne sperdute, e alla luce del sole. Con un memorabile falso happy end, dove i cattivi sono cattivi ed i buoni non si rivelano poi così buoni. Da ricordare : la scena della fuga della donna tra le distese di pannocchie, con un perfetto uso della macchina da presa e un utilizzo convincente della musica, opera di Stelvio Cipriani. Mario Bava ha anche curato la fotografia. Assistente alla regia il figlio di Mario Bava, Lamberto. Conosciuto all'estero con i titoli "Rabid Dogs", "Wild Dogs" e "Kidnapped".
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