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LA MORTE HA SORRISO ALL'ASSASSINO
RECENSIONESiamo agli inizi del 900. Una carrozza si ribalta davanti all'enorme villa di una ricca coppia, Walter e Eva von Ravensbruck. Il cocchiere muore nell'incidente, ma una ragazza di nome Greta si salva e viene ospitata con grande gioia dalla coppia. Viene affidata per le cure al medico di famiglia, di nome Sturges, che compie esperimenti per resuscitare i morti e che sospetta subito qualcosa di strano nella ragazza. Greta, infatti, porta al collo una medaglietta con uno strano simbolo inciso. Si tratta di un simbolo utilizzato dagli Inca in un rituale per portare in vita i morti. La ragazza, infatti, è stata resuscitata dal fratello, al quale era legata da un rapporto ambiguo, morboso e incestuoso. Greta, ormai di famiglia nella villa, inizia a sedurre sia Walter sia Eva, che si innamorano entrambi follemente. E proprio Eva, vedendo il suo amore non corrisposto, si vendica della donna e la mura nei sotterranei della villa. Ma Greta tornerà in vita ancora una volta compiendo una vera e proprio strage. Primo ed unico film di Joe D'Amato firmato con il suo vero nome, Aristide Massaccesi, dopo una lunga gavetta come direttore della fotografia e operatore di macchina con maestri del calibro di Mario Bava, Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli e Umberto Lenzi. D'Amato si avvicina per la prima volta al cinema di sexploitation, che ripercorrerà molte volte durante la sua carriera cinematografica, con risultati eccellenti. Con questo film, prodotto da Franco Gaudenzi (che più tardi, nel 1988, produrrà anche "Zombi 3", e qui accreditato anche alla cura degli effetti speciali) per la Dany Film e definito da "Segno Cinema" come il primo Splatter romantico, iniziamo a intravedere, oltre ad alcune piccole pecche, a causa anche del sempre ridicolo budget con il quale Massaccesi era solito lavorare, anche le innumerevoli qualità da regista e da direttore della fotografia. Non si capisce come Marco Giusti su "Stracult" parli di questo film come di un porno-horror, visto che le scene erotiche sono poche, ma del porno comunque non c'è assolutamente l'ombra. Con "La Morte ha Sorriso all'Assassino" iniziamo a renderci conto delle tematiche preferite da D'Amato, che saranno sempre presenti in tutta la sua carriera cinematografica : erotismo, gore, exploitation e violenza. D'Amato, d'altronde, è il primo regista che tenta, anche con discreto successo, una commistione tra l'Horror puro e l'erotismo, senza mai che uno dei due generi prenda il sopravvento sull'altro.Viene mostrato tutto ciò che è estremo, viscerale e raccapricciante, condito da una grande tensione psicologica e da un'atmosfera malata, prevalentemente gotica (ricalca infatti le atmosfere del cinema gotico Italiano degli anni Settanta) e molto claustrofobica, resa tale anche dall'efficace ambientazione in un castello antico, circondato dal nulla. La tensione resta alta per quasi tutto il film, pochi sono i momenti morti, ed è concentrata soprattutto nell'ultima mezzora. Una delle poche, ma importanti pecche della pellicola è il plot (opera del regista, che si occupa anche della sceneggiatura insieme a Romano Scandariato, anche assistente alla regia, e Claudio Bernabei, molto attivi negli anni 70 e 80), non sempre lineare e a tratti confuso. Musiche di Berto Pisano molto inquietanti. Il gore è presente al punto giusto e gli effetti speciali sono ben curati. Diverse sono le scene da ricordare : all'inizio del film si vede il cocchiere dopo l'incidente con un palo della carrozza che gli trapassa l'addome ; Klaus Kinski infila un ago nell'occhio di Ewa Aulin ; la scena in cui Greta viene murata viva, ispirata chiaramente a "Il Gatto Nero" di Edgar Allan Poe, ripresa anche da Fulci in "Sette Note in Nero" ; il volto zombesco di Greta, che più volte compare e scompare ingannando i personaggi ; la scena finale, la più famosa, con il gatto gettato da Greta sugli occhi del fratello, che vengono strappati dalle orbite (scena che ritornerà più volte nei successivi film di Fulci). Oltre alla notevola ispirazione narrativa da Poe, il film è debitore anche di "Carmilla" di Sheridan Le Fanu, nell'atteggiamento saffico tra le due protagoniste femminili, e del racconto di Lovecraft "Herbert West Reanimator", nella sequenza in cui il medico, interpretato magnificamente da Klaus Kinski, tenta di riportare in vita un cadavere con un siero verde, utilizzato più tardi anche da Stuart Gordon in "Re-Animator". La maggior parte dei critici cinematografici (come Pino Facesi e Paolo Mereghetti), così come è sempre stato fatto anche con il grande Lucio Fulci, snobba D'Amato, considerandolo solo un regista porno. Uno dei pochi ad apprezzarlo è Antonio Tentori, che riguardo a questo film si esprime in questo modo : "In questo primo film thriller del regista sono presenti omicidi a colpi di rasoio, atmosfere gotiche, violenza esasperata. Un crescendo di tensione e inquietudine, saturo di un clima malsano e morboso che conferisce alla pellicola il suo strano fascino." CURIOSITA' Conosciuto in Italia anche come "Sette Strani Cadaveri" e "La Morte Sorride all'Assassino" ; conosciuto all'estero come "Death Smiles on a Murderer" e "Death Smiled at Murder".
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