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La serie americana “Masters of Horror” ha fatto scuola. Le due stagioni (diventate ormai tre, con il progetto “Fear Itself” in onda proprio in questi mesi negli States) hanno riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, e hanno fatto il giro del mondo. Questo esperimento ha risvegliato nei cineasti europei la voglia di confrontarsi con i colleghi d’oltreoceano, mettendosi in gioco per realizzare prodotti per la tv a basso costo. Per parecchi mesi infatti si è parlato di un “Italian Masters of Horror”, affidata a registi del calibro di Lamberto Bava, Sergio Stivaletti, Ruggero Deodato (un tempo si era parlato anche di Lenzi e Martino), ma pare che il progetto, per problemi di finanziamenti, si sia arenato. In Spagna invece il progetto è stato preso più seriamente, prodotto dalla Filmax e realizzato in poco tempo. 6 episodi dalla durata di 60-75 minuti ciascuno, 6 registi diversi : - La habitacion del niño, di Alex De La Iglesia La serie, intitolata “Peliculas para no dormir”, strizza l’occhio anche ad una storica produzione spagnola per la tv (“Historia para no dormir”), andata in onda dal 1966 fino al 1982, al quale partecipò lo stesso Narciso Ibañez Serrador, dirigendo (e sceneggiando) circa 10 episodi. A differenza dei MOH americani, in queste pellicola non abbonda il grand guignol, ma la fanno da padrone l’atmosfera e la tensione, com’è di solito nelle corde dei filmmaker spagnoli.
IMMAGINI
LA HABITACION DEL NIÑO Una coppia felice si trasferisce in una nuova casa con il loro figlioletto. Decidono di comprare un interfono con videocamera ad infrarossi per controllare il bambino nell’altra stanza, ma scopriranno strane presenze che si aggirano per casa durante la notte. Ogni giorno, alla stessa ora, un uomo uccide la moglie e il figlio. Si tratta di “immagini residue”, scene cioè che si ripetono di continuo in uno stesso posto. Le azioni che liberano molta energia, come rabbia e dolore, superano il confine tra i mondi piu' facilmente. L’uomo, allora, per proteggere la sua famiglia, decide di cambiare la realtà dell’universo parallelo… Uno dei migliori episodi della serie. De La Iglesia omaggia pellicole come “Profondo Rosso” e “Shining”, tenendo la tensione alta per una buona mezzora. I due attori protagonisti, Javier Gutiérrez e Leonor Watling, forniscono una prova eccellente e convincente. Finale crudele.
ADIVINA QUIEN SOY Estrella è una bambina molto intelligente, ma molto sola. Come tutti i bambini della sua età si circonda di amici immaginari, ma nel suo caso si tratta dei personaggi dei suoi film Horror preferiti, tra cui Leatherface. Vive con la madre, Angela, e non ha mai conosciuto il padre che le ha abbandonate, dopo la sua nascita. Quando quest’ultimo si rifarà vivo, Estrella chiederà aiuto ai suoi “amici”… Diretto da Enrique Urbizo, l’episodio è molto particolare e interessante. La storia è alquanto originale e ben diretta, ma più che di questa serie, pare un episodio di “Piccoli brividi”. Non incute terrore e si dimentica presto.
REGRESO A MOIRA Un vecchio ritorna nella sua terra natìa dopo ben 50 anni disposto a scoprire un mistero rimasto irrisolto per tutto quel tempo. Il mistero riguarda Moira, una bellissima donna, di cui era innamorato, considerata una strega dagli abitanti del paese e, per questo motivo, bruciata viva. Ora Moira è ritornata e ha sete di vendetta… Matteo Gil mostra una buona tecnica e sa come coinvolgere lo spettatore, grazie anche ad una buona fotografia, curata da Yosu Inchaustegui, che contrappone colori caldi e vivi nei flashback a colori freddi e scuri della realtà. Il film scorre bene, ma pecca un po’ nel finale, che non convince particolarmente. Splendida e accattivante Moira, interpretata da Natalia Millan.
CUENTO DE NAVIDAD Una delinquente, dopo aver rapinato una banca con un vestito da Babbo Natale, rimane intrappolata durante la fuga in una profonda buca nel terrreno. Cinque ragazzini, Koldo, Peti, Tito, Eugenio e Moni, ritrovano la donna e la ricattano, minacciando di raccontare tutto alla polizia. Decidono di lasciarla senza cibo per parecchi giorni per costringerla a consegnare i soldi. Durante una notte però, Peti ed Eugenio, fan del film Horror “Zombie Invasion”, decidono di simulare un rito voodoo per trasformare la donna in uno zombie. Il rito, loro malgrado, funziona e la donna consumerà la sua vendetta… Paco Plaza, regista di “Second Name” e “Romasanta”, gira questa favola nera, ambientata negli anni 80, con protagonisti dei terribili ragazzini. Durante la prima mezzora sembra di assistere ad una commedia di Natale, ma negli ultimi venti minuti il plot si trasforma e capovolge la situazione. La tensione sale fino al terribile doppio finale. Buona la prova di Maru Valdivielso, che interpreta la donna-zombie.
LA CULPA Gloria, un’infermiera, insieme alla figlia, viene ospitata da Ana, la ginecologa presso cui lavora, nella sua grande abitazione. Gloria scoprirà fin da subito che la ginecologa compie aborti clandestini su giovani donne. Quando rimarrà lei stessa incinta, Ana le propone di abortire e Gloria accetta, ma le conseguenze saranno tremende… Narciso Ibañez Serrador non ha bisogno di presentazioni. E’ uno dei più grandi filmmaker spagnoli. Autore della regia e della sceneggiatura di questo episodio, e anche produttore esecutivo. La culpa è una storia macabra molto ben costruita, incentrata su un argomento molto delicato, l’aborto, con tutte le consegueze che ne derivano, e Serrador ne parla con distacco e sdegno, fino al finale rivelatore. Omaggio nella parte conclusiva a “Baby Killer” di Cohen.
PARA ENTRAR A VIVIR Clara e Mario sono due giovani sposini e sono in cerca di una casa. Trovano un annuncio allettante e decidono di andare a dare un’occhiata all’abitazione. La zona non è delle migliori e a prima vista pare un palazzo abbastanza fatiscente. Ad aspettarli c’è una strana signora che li accoglie gentilmente, ma che darà presto i primi segni di squilibrio… Presentato alla mostra di Venezia nel 2007, Para entrar a vivir, che chiude la serie, è l’episodio migliore. Balaguerò conferma ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, il suo immenso talento e la sua ottima tecnica registica, confrontandosi anche per la prima volta con un prodotto televisivo. La storia è molto semplice e forse presenta anche qualche incongruenza, ma tiene incollati alla poltrona per tutti i 70 minuti. Il film infatti entra subito nel vivo, senza perdersi in banali convenevoli, e aggredisce lo spettatore con una violenza inaspettata e anche piuttosto insolita, considerando i lavori precedenti del regista spagnolo. Balaguerò calca la mano piuttosto pesantemente anche sul gore e sullo splatter. E alcune scene difficilmente verranno dimenticate.
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