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TO SIR, WITH LOVE
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RECENSIONEDopo più di 15 anni, un gruppo di compagni di scuola delle elementari si ritrovano per far visita alla loro anziana insegnante, gravemente malata. Tutti sembrano felici di rivedersi, ma lentamente iniziano a venir fuori vecchi rancori che trasformeranno l'incontro in un bagno di sangue... Conosciuto anche con i titoli "Bloody Reunion" e "My Teacher", questo "To Sir, With Love" è uno dei migliori Horror coreani degli ultimi anni. Il regista, Dae-wung Lin, è all'esordio dietro la macchina da presa, ma gira magnificamente, rapendo completamente l'attenzione dello spettatore. La storia pare piuttosto scontata, ma la rivelazione finale sconvolge in modo significativo ogni punto di vista. I protagonisti del film, tutti ben caratterizzati, covano qualcosa di terribile nei confronti della loro insegnante, colpevole di aver maltrattato anni prima i suoi scolari. La donna, gravemente malata, ha subito un forte shock in passato. Dopo aver partorito un bambino deforme infatti, il marito si suicida davanti ai suoi occhi. Il freak viene cresciuto in cantina, lontano da occhi indiscreti, ma viene deriso da tutti i bambini. Vecchi rancori, vecchie amarezze legate a ricordi dolorosi del passato verranno fuori, scatenando l'odio e la rabbia dei giovani. Ma qualcosa va storto e sarà una strage. Il regista è bravo nel confondere lo spettatore, distogliendo continuamente la sua attenzione con flashback e inaspettate visioni, e coinvolgendolo nella morbosità della storia. L'atmosfera è inquietante e l'ombra del figlio deforme che aleggia sui protagonisti mantiene alta la tensione nei momenti chiave del film. Importanti ed efficaci sono anche gli effetti speciali, molto sanguinosi, e le modalità degli omicidi, davvero originali e ben congeniati. Tra gli altri, la scena del ragazzo costretto, con la bocca aperta da due compassi, ad ingoiare decine di lamette. Nessun fantasma con i capelli lunghi davanti agli occhi, nessuna revenge dall'aldilà. E la forza del film sta proprio in questo. Un ottimo slasher-movie con un intelligente, quanto inaspettato colpo di scena finale. Un horror coreano atipico, "occidentale" per così dire, con tracce di "Venerdì 13" e "Il tunnel dell'orrore" di Tobe Hooper, ma chiara ispirazione soprattutto ai classici italiani del gore, Fulci e Argento su tutti. Maligno, feroce, contorto.
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