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BIOGRAFIA

Mario Bava può sicuramente definirsi uno dei “maestri” del cinema horror italiano. Nasce a Sanremo nel 1914, figlio di Eugenio Bava, fotografo, scultore e cineasta. Ricalcando le orme del suo illustre ed ecclettico padre esordisce nel mondo del cinema come operatore nel 1943 partecipando alle riprese del film “L'avventura di Annabella”, per proseguire la “gavetta” come fotografo dimostrando immediatamente le sue grandi doti artistiche. Si cimenta anche come scenografo e nel 1950 firma la sua prima opera, “Il leone di Amalfi” che ottiene il consenso anche del pubblico più spregiudicato e blasonato di Hollywood, la mecca del cinema mondiale. Si avvicina al genere horror come creatore di effetti speciali realizzando veri e propri mostri come vampiri e creature infernali, esseri gelatinosi da veri incubi notturni utilizzando solo il suo enorme ingegno e pochi mezzi (si racconta che per realizzare il personaggio di “Caltiki il mostro immortale” avesse utilizzato della semplice e molliccia trippa). Amante della letteratura russa Mario Bava conquista la notorietà mondiale grazie al film “La maschera del demonio” tratto dalla novella di Gogol “Vji”. Il successo è strepitoso. Nel film si ritrovano le fondamenta del cinema “pauroso” italiano: atmosfera gotica e surreale, donne vampiro. Sinistre figure maschili dall'eros malato, schizzofrenie, riti satanici, case maledette ed infestate, immagini agghiaccianti con streghe mostruose ed un pizzico di romanticismo che non guasta mai. Insomma, un vero paradiso per gli amanti del brivido. Fu il film lanciò Barbara Steele. Bava curò anche la fotografia del film e gli artigianali ma efficaci effetti speciali. Ne venne fuori quello che ormai è considerato un classico. Continua il suo cammino con il film “Ercole al centro della terra” per proseguire con “La ragazza che sapeva troppo” di pure stile degno di un Hitchcock italiano. Nel 1963 firma un film che rischia la censura, “La frusta e il corpo” con chiari riferimenti a relazioni di un eros articolato che sfocia nel sadomasochismo. Dello stesso anno è la trilogia del “I tre volti della paura”, tre racconti di pura paura tra i quali “I Wurdalak” tratto da un racconto di Tolstoj ed entrerpretato da uno strepitoso Boris Karloff. Nel finale del film Bava mostra allo spettatore il set del film, mostrando la finzione del cinema. Questo finale si può considerare uno dei primi casi di metacinema. Nel 1964 Bava diresse "Sei donne per l'assassino", che codificò definitivamente il thriller italiano e sarà fonte d'ispirazione per registi come Dario Argento. Nel 1965 diresse il suo unico film di fantascienza, "Terrore nello spazio", piccolo gioiello che ispirerà "Alien" di Ridley Scott. Nel 1966 tornò all'horror con "Operazione paura", film pieno di invenzioni visive. Nel 1967 diresse una versione molto pop di "Diabolik", tratto dal celebre fumetto. Nel 1969 girò "Il rosso segno della follia", thriller di un sarcasmo feroce. "Reazione a catena", del 1971, diede il via a un altro genere, lo slasher, e ispirò gli americani per la serie "Venerdì 13". "Lisa e il diavolo" invece ebbe dei problemi con la produzione e ha avuto due versioni. Quella rimontata dal produttore Alfred Leone, e intitolata "La casa dell'esorcismo" è stata sempre rifiutata dal regista, che infatti non la firmò. Ma quello che è considerato il vero capolavoro del regista non è un horror, bensì un thriller : "Cani arrabbiati" è il film maledetto di Bava. Realizzato nel 1974 non arrivò mai nelle sale, bloccato dal fallimento della casa di produzione. Solo nel 1995 è stato fortunatamente recuperato ed è uscito in DVD, con il titolo Semaforo rosso. Dopo "Cani arrabbiati" Bava diresse altri due film. "Shock" è del 1977 e si può considerare il suo ultimo colpo di genio. Infatti "La Venere d'Ille" è un film per la televisione co-diretto con il figlio Lamberto, che poco aggiunge alla carriera di questo grande regista che ha avuto un grandissimo successo da subito negli Stati Uniti e soprattutto in Francia, mentre in Italia è stato rivalutato solo da pochi anni. Bava morì il 25 aprile 1980, poco prima di iniziare le riprese di un nuovo film che si doveva intitolare "Star Express", e doveva essere il suo ritorno alla fantascienza. Mario Bava è ammirato da molti registi statunitensi. Martin Scorsese, Tim Burton, Joe Dante, John Landis e Quentin Tarantino hanno più volte detto di essersi ispirati a lui. Tim Burton nel suo "Il mistero di Sleepy Hollow" cita esplicitamente "La maschera del demonio", mentre Quentin Tarantino ha dichiarato che dietro ogni sua inquadratura c'è il genio di Bava. Anche Federico Fellini omaggiò Bava: nel suo "Toby Dammit", episodio del film collettivo "Tre passi nel delirio", è infatti presente una bambina che ricorda molto quella presente in "Operazione paura" (che in realtà era un bambino). Tra le altre citazioni da segnalare quella di "Arrivederci amore, ciao", diretto da Michele Soavi nel 2005. Soavi ripropone la famosa scena di Schock , nella quale Daria Nicolodi è stesa sul letto e dall'alto la macchina da presa mostra i suoi capelli muoversi in modo strano, ribellandosi alla forza di gravità. Bava ha avuto molti progetti irrealizzati nella sua carriera: oltre al già citato "Star Express" aveva in mente altri film di fantascienza. "Baby Kong" doveva essere la storia del figlio di "King Kong". La sceneggiatura era già pronta, così come gli effetti speciali. Il film doveva essere girato a Ponza, ma alla fine non si fece mai, in quanto c'era un altro film, il "King Kong" prodotto da De Laurentiis, che doveva uscire lo stesso anno. Altri progetti riguardanti film di fantascienza erano: Star Riders , Anomalia e Il vagabondo delle stelle .

 

FILMOGRAFIA HORROR

1979 - LA VENERE DI ILLE (Tv)

1977 - SHOCK

1974 - CANI ARRABBIATI

1972 - LISA E IL DIAVOLO

1972 - GLI ORRORI DEL CASTELLO DI NORIMBERGA

1971 - REAZIONE A CATENA

1970 - CINQUE BAMBOLE PER LA LUNA DI AGOSTO

1969 - IL ROSSO SEGNO DELLA FOLLIA

1966 - OPERAZIONE PAURA

1965 - TERRORE NELLO SPAZIO

1964 -SEI DONNE PER L'ASSASSINO

1963 - LA FRUSTA E IL CORPO

1963 - I TRE VOLTI DELLA PAURA

1962 - LA RAGAZZA CHE SAPEVA TROPPO

1960 - LA MASCHERA DEL DEMONIO

 

 

 

 

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