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Intervista a CLAUDIO FRAGASSO e ROSSELLA DRUDI a cura di Lorenzo Ricciardi

 

CLAUDIO FRAGASSO (2/10/1951, Roma) Dopo aver iniziato negli anni 70 come assistente al montaggio, nel 1976 inizia a scrivere sceneggiature per "Pronto ad uccidere" di Franco Prosperi, "L'avvocato della mala" (1977) di Alberto Marras, "I guappi non si toccano" (1979) di Mario Bianchi. Dopo aver diretto nello stesso anno "Passaggi", film autoprodotto, inizia un rapporto di collaborazione con l'amico regista Bruno Mattei con il quale firmerà diversi film negli anni 80' o come assistente regista o come sceneggiatore. E proprio nel 1980 firma la sceneggiatura di "Sesso perverso, mondo violento", (e la regia) di "L'Altro Inferno" di Mattei, anche di "Virus - L'inferno dei Morti Viventi" e "I sette magnifici gladiatori" (1983), ancora di Mattei, dove lavora anche come aiuto regista. Nel 1984 firma il suo primo film Horror, dal titolo "Monster Dog - Il Signore dei Cani" prodotto da una vecchia conoscenza dell'Horror iberico, Carlos Aured. Protagonista del film è Alice Cooper, celebre cantante rock, che firma anche 2 brani della colonna sonora. Girato in Spagna. Effetti speciali di Carlo De Marchis. Il protagonista-mostro è un cane gigantesco (che tra l'altro si vede bene solo per pochissimi secondi, visto che il pupazzo si è rotto quasi subito, costringendo Fragasso a sostituire le scene di effetti speciali con altre "geniali" trovate...). Firma la sceneggiatura e lavora come aiuto regista in "Rats" (1984), di Mattei. Nel 1988 dirige il suo secondo film, "Zombi 4 : After Death", un Horror-action : mitragliatori che sparano, teste che esplodono, zombie che mordono col sottofondo di una colonna sonora martellante. Gli effetti speciali, molto belli, sono di Franco Di Girolamo e la sceneggiatura è di Rossella Drudi. Purtroppo i produttori del film hanno tagliato numerose scene gore e splatter, principale attrattiva del film. Sempre nel 1988 insieme a Bruno Mattei, autore della seconda unità di regia, gira delle sequenze di raccordo di "Zombie 3", visto che il film consegnato da Fulci al produttore era troppo corto (circa 70', ridotti poi a 50' dopo il lavoro di montaggio) ; Fulci non ne voleva sapere di modificare il suo film, perchè per lui il film 'andava bene così', ma la causa fu anche la malattia che lo affliggeva in quel periodo ; per questo motivo furono chiamati Bruno Mattei, che era già nelle Filippine in quel periodo a girare un altro suo film "Robowar", e Claudio Fragasso, autore anche della sceneggiatura originale del film insieme a Rossella Drudi. Nel 1990 dirige 3 film : il primo in ordine di tempo è "La casa 5", innesto apocrifo della serie iniziata da Sam Raimi". La trama racconta di una villa sul lago c'è la porta d'accesso agli inferi, il Maligno s'impossessa delle anime degli abitanti della casa ed uccide due preti esorcisti. Classificato dal Centro Cattolico "inaccettabile/farneticante". Uscito, dopo una feroce battaglia legale, nello stesso periodo di "La casa 7 - The Horror Wshow" e "La casa al n.13". Poi tocca a "Night Killer (Non aprite quella porta 3)". E' un thriller atipico, ispirato per certi versi ad "Halloween" e "Venerdì 13" (l'assassino uccide portando una maschera sul volto), in realtà si basa su un soggetto piuttosto originale e indubbiamente riconducibile al classico giallo argentiano dei primi anni '70. Il film, passato nel periodo estivo di quell'anno nel circuito cinematografico, è letteralmente scomparso nel buio. L'ultimo suo horror è "Troll 2", titolo che riprende il tema del più famoso “Troll” di John Carl Buechler, regista e maestro degli effetti speciali. Favola nera per bambini con alcuni momenti molto crudeli. Pur non eguagliando le sue opere migliori, Fragasso racconta una novella che in alcuni momenti è anche tenebrosa grazie anche a trucchi piuttosto efficaci, opera di Maurizio Trani. Il film dopo ben 18 anni è stato completamente rivalutato negli Stati Uniti, dove è nato un vero e proprio fenomeno. Praticamente inedito in Italia. C'è la classica citazione da Bava con il palloncino che rotola per le scale. Prodotto da Joe D'Amato. Dopo "Troll 2" Fragasso si è dedicato ad altri generi come il drammatico, l'azione e il poliziesco, con film tra i quali "Teste Rasate" (1993), "Palermo Milano solo andata" (1995), "Blindati" (2003) e "Concorso di Colpa" (2005). Ha completato da poco la seconda parte di "Palermo Milano solo andata", intitolato "Milan Palermo : Il Ritorno". Ha usato per suoi film lo pseudonimo di Clyde Anderson, Drago Floyd, Drake Floyd, Clide Fergusson, Claudio Sansevero.

ROSSELLA DRUDI (19/10/1963, Roma) Conosciuta in Usa e in Europa anche come Sarah Asproon. Sceneggiatrice per il cinema e raramente per la tv. Ha lavorato in molte pellicole americane, prima di iniziare a lavorare in Italia con Claudio Fragasso, con il quale scrive molti film Horror diretti da Fragasso stesso e da Bruno Mattei, tra cui "Virus", "Zombie 4 - After Death", "Zombie 3", "La Casa 5" e "Troll 2", che dopo ben 18 anni sta rivivendo in sala un successo strepitoso negli Usa e non solo. Da una decina di anni insieme a Claudio Fragasso realizza sceneggiature per film drammatici e action per il cinema e per la tv, tra cui "Palermo-Milano solo andata", "Concorso di colpa", "La banda", "Operazione Odissea". In ultimo quella di "Milano-Palermo : Il Ritorno". Ultimamente ha realizzato anche un film come regista che uscirà probabilmente nel 2008, "Nemici per la pelle". Ha scritto e inventato il film più pazzo della sua carriera, un horror fantasy demenziale "Troll2"(1989) che dopo 18 anni è stato completamente rivalutato negli Stati Uniti, dove è nato un vero e proprio fenomeno.

 

L. R. : Hai iniziato a lavorare come assistente al montaggio, per poi passare alla sceneggiatura e alla regia. Cosa ti ricordi di quel primo periodo ? Iniziasti come sceneggiatore di registi del calibro di Franco Prosperi e Mario Bianchi. Che esperienza è stata ?

C. F. : Io ho cominciato intorno agli anni 70 come assistente al montaggio, come sceneggiatore. Lavorai per Prosperi, Mario Bianchi, nel 1972 lavorai anche nella commedia di Martino "Giovannona coscialunga, disonorata con onore" e nel 1977 ne "L'avvocato della mala". Era un periodo particolare, un periodo in cui in Italia si facevano centinaia di film, 400-500 film l'anno. Un periodo molto fruttuoso per il cinema italiano. Io ero un ragazzo molto giovane, che moriva dalla voglia di fare cinema. E già da allora mi piaceva fare il cinema action. All'epoca c'erano molte più possibilità perchè si facevano molti più film di questo genere. Per esempio nel 1972 ci fu "La Polizia Ringrazia" di Steno che diede il via a tutto il filone del cinema d'azione, del giallo poliziesco Italiano. Io ho lavorato come sceneggiatore ad una ventina di questi film, tra cui "Napoli: i 5 della squadra speciale", "I Guappi non si toccano", "Pronti a uccidere". Ci ho messo tutta la mia energia, tutta la mia forza.
I film allora venivano autoprodotti ed è quello che si sta ritornando a fare oggi. Oggi sembra che il cinema italiano si stia risollevando, anche stando agli incassi nazionali, che sono raddoppiati negli ultimi anni, dal 17 al 35 %. Questo vuol dire che sta ritornando ad essere come lo era negli anni 70. Magari si potrà tornare anche a fare 450-500 film l'anno, ammesso che i produttori capiscano il momento e colgano l'occasione. E' un po' quello che sta accadendo ovunque per quanto riguarda il cinema di genere, in Francia, in Spagna, un fenomeno quasi inarrestabile che si sta allargando a macchia d'olio in tutta Europa.
Purtroppo il declino negli anni 80 cominciò quando i produttori italiani decisero di vendere, o meglio di svendere le loro library alle televisioni. C'era un tipo di Milano (Berlusconi, ndr) che si diceva comprasse tutti i film e i produttori vendettero a questo tizio tutti i loro film per una vera miseria. In quegli anni quindi si potevano fare film solo con l'aiuto di chi aveva il denaro, denaro tramite le televisioni. Oggi se vuoi fare un film devi andare a chiedere i soldi a questo signore, cioè si è invertito il presupposto. Prima eravamo noi a comandare, chi si autoproduceva, ora comanda lui.

 

L. R. : Dopo aver diretto il tuo primo film, in super8, nel 1978, intitolato "Passaggi", praticamente sconosciuto oggi, ma che uscì all'epoca con ottime recensioni, ci fu l'incontro più importante della tua vita artistica : Bruno Mattei. Come avvenne ? In che modo iniziasti a lavorare con lui ?

C. F. : Incontrai Bruno in un periodo della mia vita in cui facevo l'assistente al montaggio e lo sceneggiatore. Lui era un grandissimo montatore, aveva una grande esperienza in questo campo. Girava i suoi film pensando già al montaggio. Alla fine degli anni 80 mi chiamò per lavorare insieme a lui. Feci con lui la prima esperienza con "La vera storia della monaca di Monza" e "L'altro inferno". Da lì inziò un bellissimo rapporto che durò ben 15 anni. E insieme lavorammo in molti film.
Bruno mi ha insegnato, tra le tante cose, l'importanza del montaggio appnnto, che è la base di chi vuole fare questo mestiere. Perchè tu puoi girare quello che vuoi, ma è il montaggio la chiave di tutto, un aspetto fondamentale, essenziale. Ci deve essere un perfetto mix tra sceneggiatura e montaggio.

L. R. : Hai iniziato anche tu, Rossella, come assistente al montaggio, per poi passare a scrivere sceneggiatture per dieci anni con gli americani. Che ricordo hai di quell'esperienza ? A quali film lavorasti e con quali registi ?

R. D. : Ho iniziato in realtà a 12 anni a scrivere sceneggiature horror per i fumetti. Mi firmavo con lo pseudonimo di Ghibli, falsando sul sesso e sull’età. Spedivo fermo posta e ricevevo 100mila lire per ogni copione comprato, sempre fermo posta. Tra i sedici e i diciassette, nel pomeriggio andavo al cinemontaggio di Otello Colangeli in Via Latina per imparare la magia del cinema. Ho iniziato numerando chilometri di pellicola in moviola.
E poi la sera a casa, a studiare fino a tardi, per non prendere brutti voti.
Prima d’iniziare a scrivere sceneggiature, ho fatto la segretaria d’edizione, si correva da un set speculare all’altro, facendo due film per volta e senza combo, memoria visiva e penna, erano l’unica tecnologia per non sbagliare.
Poi sono passata all’adattamento dialoghi per varie telenovele da attacco diabetico, ed infine, l’incontro risolutivo. Conosco al doppiaggio (alla Fonoroma) il produttore Eduard Sarlui, mi affida la versione italiana dei suoi film horror da adattare facendomi curare anche il doppiaggio. Poi da lì a scriverle direttamente per lui il passo è stato breve.
Oltre ai tanti horror ho scritto anche film di guerra, intrighi internazionali, avventura, fantasy, gore, splatter, gialli ecc. Mi sono divertita moltissimo. Con Eduard ho lavorato dieci anni circa, firmandomi come Sarah Asproon. Lui mi ha insegnato l’a b c dello sceneggiatore.
“In una sceneggiatura ogni dieci pagine deve accadere qualcosa, che dev’essere preparato come aspettativa in suspance nelle prime cinque. Una sceneggiatura è un film girato, montato, recitato, musicato e mixato. Ritmo ci vuole nelle pagine. Se torni indietro a rileggere per capire cosa succede nel plot, vuol dire che non funziona. Se vedi il film, mentre lo leggi allora è ok”. Di queste sue sante parole, e di tante altre ancora, ne ho fatto tesoro tutta la vita.
I registi erano tutti americani, non li ho mai visti e conosciuti. Sarlui aveva un ufficio a Roma ai parioli, io consegnavo i copione dopo le varie riscritture e li finiva la cosa.
Grazie a quella esperienza ho conosciuto il grande Aristide Massaccesi. Lui aveva iniziato a fare il produttore esecutivo per la parte italiana con la società di Sarlui, in vari film. L’unico regista che ho conosciuto e ricordo è Deran Sarafian, nipote di Robert Altaman e figlio di Richard Sarafian (regista di "Punto Zero" un cult per me) per lui ne ho scritti tre. Tra cui “Interzone”, ma sempre come “negro” (ghost writer) un film tipo "Mad Max" dove mi ero inventata dei marchingegni pazzeschi, che poi non sono stati realizzati per la solita pochezza di denaro, ma che dopo qualche hanno ho visto in un film americano, il sequel di "Mad Max", fatto da una major senza problemi di denaro. Come al solito le idee ci sono, ma le realizza al posto tuo chi ha possibilità. Il mio copione era in inglese e Sarlui, realizzava anche grandi produzioni). Per gli italiani, oltre a Bruno e Claudio ho scritto anche per Fulci, e tanti altri registi della scuderia di Aristide. Lui era il nostro Roger Corman italiano.
Non ricordo i nomi di tutti i registi, sono tanti e parliamo di più di 20 anni fa. Se poi devo considerare anche le collaborazioni allora è panico. Ma ne ho firmate solo alcune. Ho fatto il “negro” per tanti anni e non per scelta, ma per obbligo.
Ho fatto anche l’aiuto regista, l’aiuto costumista e l’aiuto scenografa. E oggi, dopo essere passata alla regia, ho scritto anche il mio primo romanzo. Credo mi manchi l’operatore e il direttore della fotografia. Ma a me è sempre piaciuto principalmente, scrivere ed inventare storie.

 

L. R. : In quasi tutti i film diretti da Bruno Mattei tu e Rossella avete realizzato le sceneggiature. E in molti casi hai lavorato anche da co-regista o da regista della 2° unità, ma nella maggior parte dei casi non sei stato mai accreditato. Era una tua scelta o ti era imposto da qualcun altro perchè eri all'epoca troppo giovane ?

C. F. : E' stata una scelta mia. Mia e di Bruno. Era un periodo diverso comunque. Si facevano tante cose.
Io in realtà mi vergognavo un po' per queste pellicole che facevo perchè volevo fare altro, voleva fare un cinema autoriale, più intellettuale. Avevo infatti anche realizzato film impegnati, come "Passaggi". Ma poi in realtà ho capito che quei film mi divertivano, erano parte di me. Non lo facevo perchè avevo bisogno di soldi per sbarcare il lunario. Era una cosa che mi piaceva fare. Fare film di genere è un gran divertimento ! All'inzio mi piaceva pensare che io ero la parte intellettuale e Bruno la parte commerciale. Poi in realtà, conoscendoci meglio, ho capito che ci compensavamo a vicenda. Io ero più bravo a dirigere, lui a montare. In realtà facevamo i film insieme.
A me comunque non ha mai imposto niente nessuno. Tutto quello che è successo è successo perchè l'ho voluto, l'abbiamo voluto io e Rossella. Niente è imposto. Tutto quello che è successo nella nostra carriera e nel nostro lavoro è successo perchè ci abbiamo ragionato e ci ragioniamo ancora oggi, giorno e notte.

L. R. : Tra i vari film, sei stato impegnato, forse anche più dello stesso Mattei, a dirigere "L'Altro Inferno", mentre lui era contemporaneamente impegnato (si trattava della stessa location e quasi dello stesso cast) con "La vera storia della monaca di Monza". Qual è stato il tuo lavoro ? Che esperienza è stata ?

C. F. : E' stata la mia prima esperienza con Bruno. Scrissi io la sceneggiatura di entrambi i film. Era la stessa location, un convento di monache, lui girava al piano di sopra "La vera storia della monaca di Monza" e io giravo al piano di sotto "L'Altro Inferno", quasi con lo stesso cast. Ma più o meno è sempre stato così nei film in cui abbiamo collaborato. Non è importante sapere chi era il regista, chi girava certe scene, chi ne girava altre, non c'era una distinzione netta tra il regista e l'aiuto-regista. Chiaramente la parte splatter, la parte action la curavo quasi sempre io, ma non perchè fossi più bravo di lui o lui meno bravo di me, ma perchè all'epoca funzionava così. Cinque settimane per girare due film era una cosa folle, impensabile. Quindi lavoravamo in questo modo, ci aiutavamo, ci compensavamo. Alla fine neanche gli attori sapevano più a chi dare retta. Sono cose però che si facevano prima, magari si facessero ancora oggi nel cinema...

L. R. : Il film successivo fu "Virus", sempre con Bruno Mattei, un film bellissimo, per il quale hai lavorato, insieme a Claudio, alla sceneggiatura. Che ricordo ti è rimasto di questo film ? Com'è nato ?

R. D. : “Virus” è stato un Horror molto particolare per me, il primo film che ha portato la collaborazione registica di Claudio e la mia come sceneggiatrice fantasma (senza crediti). Lo scrissi prendendo spunto dall’ “Inferno” di Dante, (con tutte le ingenuità e illusioni della neofita piena d’entusiasmo), ma poi per ovvi motivi, fu totalmente ridimensionato, a Bruno era piaciuta tantissimo a storia, e Claudio si era esaltato. Ma poi con loro grande rammarico, si trasferì il tutto a Barcellona. Si doveva girare a Londra nei famosi teatri di posa).
Tanti soldi in meno, ma le mie idee pazze restarono tutte, come quella di far ballare Franco Garofalo in tutù rosa, imitando un po’ “Arancia meccanica”. Mentre tutto quello che doveva accadere all’inizio del plot, nel prologo, fu risolto con l’ausilio della voce fuori campo che raccontava e spiegava cosa era successo, così come nel finale, per spiegare cosa sarebbe accaduto.

L. R. : Il primo film che firmasti interamente è stato "Monster Dog" con Alice Cooper. Come nacque l'idea ? E' una scelta che rifaresti, visti i non ottimi risultati, i problemi con il montaggio e con il "pupazzo" del mostro ?

C. F. : C'era un produttore, Eduard Sarlui, che aveva una società chiamata Eureka. Questa società produceva filmetti Horror per l'estero tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 80. Visto l'enorme successo ottenuto da "Rats - Notti di Terrore", Sarlui mi propose di fare un film sui dogs, "Monster Dog". E da questa frase nacque il film. Mi propose una star internazionale, Alice Cooper. Io all'inzio non ci volevo credere, ma la verità era proprio quella. Instaurammo un bel rapporto io e Alice, una persona veramente gentile, un grande professionista.
Era un periodo molto particolare. Noi registi italiani eravamo tenuti in grande considerazione, andavamo fortissimo, soprattutto all'estero. Secondo me siamo ancora fortissimi a fare film internazionali, film con pochi personaggi e pochi elementi della troupe.
Con "Monster Dog" però ebbi un problema grosso perchè firmai un contratto americano in cui si stabiliva che il Final Cut sarebbe stato del produttore e non il mio. Quando portai il mio montaggio, un montaggio particolare, il produttore non lo approvò e ne fece un altro. Io ci rimasi molto male perchè il film che si vede in giro non è il film che avevo in mente io. C'era un 30 % di materiale non montato, soprattutto molte scene Splatter, che secondo me era di gran lunga migliore rispetto a quello che circola oggi. Da questo punto di vista non è stata una bella esperienza.

L. R. : Un po' quello che è successo con il successivo "Zombie 4 : After Death", scritto insieme a Rossella. Nonostante il film fosse studiato per essere un film molto estremo, fu barbaramente tagliato e privato di molte scene in fase di montaggio.

C. F. : In "After Death" successe per motivi diversi. Il film infatti nacque in un periodo in cui il genere Splatter era un po' castigato. Si diceva che era troppo forte, troppo gore, che c'era troppo sangue. Sai, si va sempre a periodi nel cinema. Fino a poco tempo prima si facevano solo quei film. In quegli anni invece il produttore obbligava a tagliare alcune scene, piuttosto che altre. Alla fine del film è rimasto ben poco, soprattutto per quanto riguarda le parti più Splatter. Secondo me in questi film, soprattutto quando sono realizzati con pochi soldi, con mezzi molto limitati, lo Splatter è un qualcosa in più, quel qualcosa che lo rende più interessante, più godibile di un altro film. Purtroppo quando non possiedi quel materiale rimosso, quello che non è stato montato all'epoca, non sei in grado di fare una versione Director's Cut, quindi non puoi dimostrare nulla.
Alla fine comunque sono piuttosto soddisfatto di "After Death", è una pellicola molto interessante perchè è uno dei primi film in cui si vedono gli zombie che corrono, che fanno cose particolari. I registi americani di oggi si appropriano di queste invenzioni, ma sono cose che io ho già fatto in passato, molto prima di loro.

L. R. : Veniamo a "Zombi 3". Voi scriveste la sceneggiatura senza sapere che il film sarebbe stato dirtto da Fulci. Come nacque l'idea per il film ? Come fu l'incontro con Fulci ?

R. D. : No, io sapevo che il film era per Fulci, il produttore con il quale lavoravo al momento l’aveva messo sotto contratto, voleva "Zombi 3", Lucio aveva già fatto "Zombi 2". Così è nata la cosa. Confesso che ero terrorizzata all’idea d’incontrarlo perché tutti mi parlavano del suo pessimo carattere. Inoltre una clausola contrattuale, imposta da Lucio, era proprio sulla sceneggiatura. Non avrebbe mai girato il film se non gli fosse piaciuta subito a primo impatto. Insomma ero come alla gogna. Quindi dopo averla scritta con tutti i sentimenti e le angosce del caso, gliela porto.
Il mio primo incontro con Fulci è stato fantastico. Non era affatto come me lo avevano descritto, anzi, il contrario. Mi ha presa subito a ben volere, mi ha raccontato tutta la storia del cinema italiano e d’oltre oceano. Mi ha insegnato tante cose. Era simpaticissimo e un cinico vero, diverso da Bruno. Non si fidava di nessuno solo di se stesso. Quante cose mi ha raccontato, ci vorrebbe un libro per dirle tutte. Ma arriviamo alla sceneggiatura. A lui piacque molto, mi disse alcune cose giuste con estrema delicatezza. Però come un gatto sornione, sapeva che mai l’avrebbe potuta realizzare così com’era scritta, perché troppo costosa. Io volevo cambiare delle cose per renderla più “leggera", ma lui disse: ”Non ti preoccupare, ci penso io a tagliare poi”.
Non andava d’accordo con la produzione e non stava bene in salute in quel periodo. L’idea della storia com’è nata francamente non lo ricordo più. Doveva essere legato al film precedente, al posto del college americano ho messo il viaggio di piacere di un gruppo di giovani ragazzi, ma alcuni di loro sono anche militari e fanno il doppio gioco, più un gruppo di militari americani che sono lì per proteggere le segretissime sperimentazioni per armi battereologiche ad opera militare. Arrivati sul posto si scatena l’inferno e vengono fuori tante verità nascoste.
La mia chicca Horror credo sia stata, far partorire una donna normale contagiata dal virus, un neonato zombi. Non si era ancora mai visto al cinema o almeno non lo avevo mai visto io.
Amo le magie e il fantasy oltre all’horror e credo di aver mischiato un po’ le cose per dare delle atmosfere surreali e gotiche, ma il film poi fu girato nelle Filippine e questo non era previsto in sceneggiatura all’inizio, perciò subì dei rimaneggiamenti e dei tagli sul posto, ma non per mia mano.
Quando Lucio tornò a Roma mi chiese anche scusa per quanto era successo. Il film però non risultava concluso, mancavano ben 20 minuti. Il produttore infuriato, chiamò me e Claudio per vedere come si poteva fare per portarlo al minutaggio previsto. Così, chiusi tutti e tre in moviola, Claudio visionava i tagli non montati ed io mi facevo venire delle idee per riscrivere come in un puzzle quanto mancava nella storia ormai modificata del girato, provando a dare un senso al tutto. In una situazione assurda, dove scrivi in base a cosa è stato già girato prima.
In una sola notte è stato fatto tutto e Claudio partì la mattina successiva per le filippine per girare quanto avevo scritto la notte precedente. Il film fu finito in questo modo, con parte degli attori mancanti, in sequenze totalmente nuove e con altri attori. Un film nel film. Ma alla fine Fulci approvò il tutto.

 

L. R. : Il 3° film Horror di Claudio fu "Night Killer", che non si è praticamente visto in Italia. Un thriller atipico con delle belle atmosfere. Tu che ricordo hai di questo film ?

R. D. : Per quanto riguarda "Night Killer", la sceneggiatura è mia, ma non l'ho potuta firmare. Poi a film finito sono state aggiunte delle scene girate successivamente, ma non da Claudio, e senza il suo consenso, approfittando del fatto che lui era all'estero a girare un altro film.
Claudio forse sospettava qualcosa, mi chiamò al telefono dicendomi di andare a controllare il montaggio del film. Io andai e mi prese un colpo nel vedere quelle scene aggiunte. Bruno lo stava montando e quasi si vergognava, non aveva avuto il coraggio di dirmelo ed era molto dispiaciuto e imbarazzato, anche se costretto dal produttore ad inserire quei pezzi, quello sguardo non lo scorderò mai, poi da soli ne parlammo a lungo, ma non abbiamo mai saputo chi ha girato quelle scene, che poi non c'entravano nulla con il film.
Il produttore si aspettava uno zombi splatter, tipo "After Death", e invece si era ritrovato un noir, un thriller, dalle atmosfere cupe e intense. Quindi fece girare delle scene aggiunte, credo in Italia (mentre tutto il film si svolgeva in America, a Virginia Beach ), su imitazione del mostro di "Nightmare", Freddy Krueger. Mentre il film parla di un serial killer e di una storia d'amore molto particolare e tormentata.

L. R. : Successivamente hai diretto "La casa 5" mentre Rossella ha scritto la sceneggiatura. Durante le riprese successero cose alquanto strane...

C. F. : "La Casa 5" in definitiva è stato il mio più grande successo Horror. Uscì al cinema durante l'estate, ad agosto, e incassò all'epoca più di un miliardo di lire, che rapportato ad oggi, fu veramente un incasso molto importante. Posso dire che "La Casa 5" è un film che mi ha dato grandi soddisfazioni, è stato mandato in onda su Sky per tanti anni, è stato visto e rivisto. E' un film molto complesso, interessante, particolare, basato su paure reali (quella della possessiona demoniaca), fatto con 4 lire, girato a New Orleans nel periodo del carnevale.
Tutte queste esperienze che ho fatto sono state molto utili, sono state la mia palestra di vita. Mi hanno permesso poi di fare i film action che faccio ora in Italia.
Sì, è vero, sono successe cose veramente strane, che mi hanno condizionato molto. New Orleans è una citta molto strana, e poi capitammo proprio nel periodo del "mardi gras". Ho percepito qualcosa che andava aldilà del film. Ho girato nel vero carcere della Lousiana, dove facevano vere esecuzioni con la sedia elettrica. Poi c'era questa attrice che veniva condannata nel film, che era una sensitiva e che si sentì male più volte durante le riprese. E' stata un'esperieza molto importante, sono successe tante cose particolari...

R. D. : A me le cose strane sono accadute durante la scrittura. Una volta si è aperto di botto lo sportello della macchina dove viaggiavo assieme alla sceneggiatura, la macchina non era la mia, guidava un amico che si è talmente spaventato da volerla buttare via, ma gliel’ho impedito. Andiamo a Palestrina a casa sua per organizzare una cena con altri amici che ci seguivano. Appena arrivati, la luce non funziona e nemmeno l’autoclave che porta l’acqua, non solo, anche la bombola del gas non ne vuole sapere di funzionare. Il mio amico va dai vicini per sapere cosa è successo, ma da loro tutto era funzionante. Inviperito mi dice che è colpa mia, vuole andare in macchina a prendere il mio copione, per bruciarlo. Per fortuna in quel momento arriva Claudio, lo facciamo ragionare. E decidiamo di andarci a magiare una pizza. Il copione stregato viene riposto nella nostra macchina. E miracolosamente la luce torna a funzionare così come l’autoclave e il gas. Il mio amico mi guarda come a dire: “Lo vedi?”.
O ancora, le luci di casa mia che saltavano di continuo, quando scrivevo, facendo scoppiare le lampadine. A volte avvertivo passi ed alitare vicino a me quando ero sola. Suggestione? Paranoie? Non lo so. Forse perché la storia s’ispirava al libro di padre Malachia “I 100casi di possessione demonica riconosciuti dalla Santa Romana Chiesa” .
I casi descritti erano tutti veri. Da lì ho preso le cinque fasi della possessione, di cui parla il film.
Di quel libro oggi non c’è più traccia in nessuna libreria. L’ho cercato ovunque anche in rete. Risulta fuori catalogo, o addirittura mai esistito, non è una leggenda, ne conservano una copia negli archivi della biblioteca vaticana, ma non la fanno consultare. Io non ho più la mia, sparita nei vari traslochi, o forse Claudio l’ha buttata via !

L. R. : Dopo "Night Killer" ("Non aprite quella porta 3") tocca a "Troll 2". In Italia non ha avuto il successo sperato, ma negli Stati Uniti è nato un vero e proprio culto per questo film, tanto che è nato anche un sito di fan e da 2 anni la gente fa la fila per andarlo a vedere nelle sale.

C. F. : "Troll 2" in Italia non è mai uscito, solo in VHS. E' un film assolutamente non adatto al pubblico italiano. E' stato scritto da Rossella e girato da me in un periodo molto particolare della nostra vita, in cui siamo riusciti ad individuire probabilmente la mentalità americana. E' un film fuori da ogni logica e concetto italiano. Lo girammo in Utah. La storia di una famiglia che va in vacanza in un cottage, in campagna, dove si troverà di fronte questi Troll, dei folletti che, essendo vegetariani, hanno bisogno di trasformare gli uomini in vegetali prima di mangiarseli. E' una follia di partenza ! Pensare che un film così sia stato inventato, studiato, girato, editato da un gruppo di italiani è veramente una cosa eccezionale. E' il film più americano che abbiamo fatto.
Quando siamo stati in America, a Salt Lake City e a Los Angeles, dove organizzano dei veri e propri spettacoli periodicamente, tipo "The Rocky Horror Picture Show", abbiamo rivisto il film con tutti questi spettatori (erano presenti a migliaia) che sono pazzi di "Troll 2", ballavano, cantavano e si travestivano come i personaggi del film. Ci dipingevano come dei miti. Sono arrivati a dirmi : "Con questo film mi hai cambiato la vita" ! E' un fenomeno comunque che non si sta arrestando. E' stata un'esperienza unica! Quello che più mi fa incazzare è che in Italia nessuno ha mai parlato di una cosa così importante, di quello che è successo e succede ancora in America per questo film. Se una cosa del genere fosse successa a Tarantino ne avrebbero parlato tutti... E invece di questa cosa in Italia non ne è a conoscenza nessuno...

Fenomeno sul web : www.bestworstmovie.com

Wikipedia : en.wikipedia.org/wiki/Troll_2

L. R. : Hai scritto tu, Rossella, la sceneggiatura di questo film. Com'è nata ? Per la proiezione del 28 Novembre a Londra ci sono 40mila accrediti già venduti. E' una bella soddisfazione.

R. D. : La mia soddisfazione è enorme. Oltre a Londra e in altre città della Gran Bretagna a Novembre, c’è ne sono state tante altre in Europa: Austria, Norvegia, Spagna, Portogallo, Olanda, Germania e fuori dell’Europa, il virus (così lo chiamano i fans) ha contagiato anche l’Africa, la Nuova Zelanda, il Canada (l’hanno proiettato anche all’università per studiarlo, c’hanno invitati, com’era già successo all’università di Harward a Boston con tanto di laurea Honiris Causa, non è pazzesco?). Del titolo di DOCTOR non parlo mai, me ne vergogno un po’, ma in America è tutto un’altro modo di vedere le cose.
Mi hanno ringraziato per la mia creatività, dandomi del genio. A Claudio hanno detto che questo film gli ha cambiato la vita, non è normale tutto ciò.
Ho visto dei pezzi di un documentario sul film, realizzato dal protagonista di allora, nell’arco di due anni, (2006-2007) che mostra il fenomeno di massa. I giovani e non solo, impazziti da uno stato all’altro dell’America e poi via via che si diffondeva nel resto del globo.
Le proiezioni al cinema una dietro l’altra. I fans che arrivano vestiti come i personaggi da me inventati, che citano a memoria ogni dialogo, canzone, battuta. Riproducono il cibo del film e lo fanno identico, le torte, i biscotti e il latte vegetale. Si presentano con questi gadget, in fila davanti al cinema. Altri indossano magliette con il nome del film goblin stampato al contrario, nilbog, che è il nome del paese dove si svolge la storia. Gruppi rock gli hanno dedicato vari e canzoni ed uno ne ha fatto un Musical. Mi riprendo un attimo dall’entusiasmo per raccontarti com’è nata l’idea della storia.
L’idea è nata così. Il Produttore Sarlui, mi contatta dicendomi, “Rossella ho i diritti di questa maschera (quella del “Troll”, il primo originale), inventati una storia horror ma che vada bene per tutti, adesso la censura è dura in america, non ci dev’essere sangue”. Quindi io mi sono ritrovata con una maschera da sfruttare di un film che non avevo visto, farne un horror senza sangue. Allora ho pensato che l’unica cosa possibile era la favola demenziale. Un horror comico, strano, funny. Era l’89, il film è stato girato nell’estate del 90. Confesso che avevo perso da poco mio padre, ci aveva lasciati troppo presto e all’improvviso, quindi dopo tutta quella sofferenza e troppo, tanto dolore, avevo voglia di tornare a ridere, ma a modo mio.
In quel periodo impazzavano i vegetariani fanatici, quelli esagerati che odiano tutto, meno la verdura. Si nutrivano solo di verdura, i cosiddetti fondamentalisti dei “vega”, che obbligavano anche i loro figli a nutrirsi solo ed unicamente di vegetali, creandogli tantissimi problemi di salute. Insomma io non li sopportavo, così ho deciso di creare una trasposizione comica, tra i vampiri e i vegetariani fanatici, vendicandomi. Basando la base del plot sul cibo e la fame.
I goblin del film (io non li ho mai chiamati troll, in sceneggiatura sono sempre definiti e chiamati con il nome di goblin (folletti), poi il distributore MGM l’ha chiamato “Troll2” per agganciarsi al primo di cui aveva i diritti, ma non centra nulla la mia storia con quello) sono dei mostriciattoli cattivissimi ma pazzi da legare, la loro regina madre è una strega da cartone animato che si prende molto sul serio, ha forti poteri, lei li governa nel suo piccolo regno, ma da brava mamma gli procura il cibo, sfornando quelle torte appetitose, solo nell’aspetto.
Ho preso di mira la classica famiglia americana di provincia, ingenua, sprovveduta, infantile e bigotta. Ma buona e generosa. Sempre in quegli anni andava tanto di moda lo scambio di case per le vacanze, quelli di città andavano in campagna e quelli di campagna in città. La famigliola di provincia si ritrova in un villaggio semideserto, dove tutta la popolazione umana in realtà non lo è. Quando si trasformano e si vedono come sono veramente, vengono fuori i mostriciattoli cattivissimi ma non carnivori, i goblin vegetariani.
La trasposizione con i vampiri funziona e mi permette di usare liquido verde al posto del sangue e di usarlo ad ettolitri senza problemi di censura. Ora se un vampiro vede un crocefisso, o l’acqua santa o la luce del sole, scappa per non morire, no? Ed io ho usato il panino con la carne al posto del crocefisso, con l’hamburger che nella traduzione è diventato panino “bologna” (tradotto bolony) solo perché poi ho cambiato hamburger con la cotoletta alla bolognese, forse per lasciare una firma italiana. Mai avrei immaginato che negli anni, il mio panino bolony, sarebbe diventato un simbolo di tale portata.
Il protagonista è un bambino e quindi doveva ragionare, pensare e agire, da bambino di un età non superiore agli 8-10 anni. Il paese dove vanno in vacanza si chiama Nilbog che in realtà non è altro che goblin al contrario.
Il bimbo scopre tutto grazie all’aiuto del nonno fantasma che naturalmente vede solo lui. Ma il fantasma del nonno è spiritoso e dice cose buffe e strampalate. Purtroppo nell’adattamento con i dialoghi italiani che non ho fatto io, si è persa tutta la comicità, l’ironia, la demenzialità della storia e dei dialoghi, dei doppi sensi ecc. Questo perché (non sto certo a raccontarti tutta la storia) nessuno aveva capito che il film non era un horror classico, non doveva essere serio, ma comico demenziale. Chi rideva nel vederlo all’epoca pensava di essere stupido, mentre i fruitori dell’horror puro lo schifavano delusi.
Il primo “Troll” era un classico horror, con tanto sangue e scene forti, niente funny, niente commedia. L’errore è stato quello di far passare questo film per ciò che non era. Sarlui lo vendette all’MGM che decise di spacciarlo per altro. Da lì, il poco successo del film nel 91. Andò bene solo in home video. Se 17-anni dopo scoppia il fenomeno è perché i fans del film, che si scambiavano da anni in rete commenti e gadget vari, scoprono la classifica della critica di imdb, dove “Troll2” è tra i 100 film horror più brutti della storia. Da lì si scatena un delirio. Sono loro a tempestare imdb di email, ad intasare i portali di tutti gli Stati Uniti d’America e non solo quelli, creando intere reti tra loro. Nascono tantissimi siti spontanei, fanno i troll2 party, comprano e scaricano continuamente il film dalla rete e nei negozi.
Il fenomeno non passa inosservato all’MGM che decide di farlo uscire in dvd rimasterizzando il film (cera solo il vhs) ne vendono una cifra impressionante, ristampano varie edizioni sempre nuove, fino all’uscita nelle sale con prevendita dei biglietti. La cosa non passa inosservata al nostro bambino ormai cresciuto, Michael, che decide di mettere a frutto la cosa, presentandosi alle proiezioni dei film con il resto del cast che è si è rivisto dopo tanti anni. Ognuno di loro vive in uno stato diverso. Ormai girano il mondo da due anni, per presenziare a tutte le proiezioni del film.
Il perché di tanto successo me lo sono chiesta tante volte ultimamente. Forse perché fa ridere e questo era quanto volevo, fa tanto ridere, ma spaventa anche in alcuni punti. C’è la magia dei druidi, la strega sexi e mediterranea che seduce l’adolescente in piena eruzione ormonale (storia vecchia quanto il mondo ma funziona sempre) ma lo fa con una pannocchia di granturco, simbolo fallico al femminile.
Infatti lei la usa come fosse una pistola tenendola nella giarrettiera. Poi torna il demenziale con la famosa scena dei popcorn. Il film fa ridere ma è pieno d’idee, di simbologie di vita, di metafore sul senso della vita e della morte. Sul cibo come nutrimento dell’anima. Sulla presa in giro di noi stessi e delle nostre paure. A volte è come osservarsi in uno specchio e vederci riflessi i nostri difetti. La storia è decisamente e volutamente contro tutti i fondamentalismi, contro tutte le esagerazioni e imposizioni, contro la diffidenza del diverso e dice al mondo degli adulti di ascoltare di più i bambini. E’ la mia favola rock, sarebbe stato un bel musical. Un piccolissimo film, costato pochi dollari, girato nello Utah con attori locali. Inutile dire che il personaggio del nonno, quel buffo e bonario uomo che aiuta il nipote con l’aspetto di babbo natale, era dedicato a mio padre appena perso.
Sono sicura che lui mi ha guidato in questa pazza avventura, quella è stata la mia prima volta in America. Ha fatto la magia druidica da lassù. Sapendo di discendere dai veri druidi ho sempre creduto all’esistenza dei folletti dei boschi e all’energia della terra, ma questo è un’altro discorso.

 

L. R. : Tornerete prima o poi all'Horror ? Avete già altri progetti ?

C. F. : Dipende, ma non lo farò mai se dovrò farlo in linea con gli Horror che si fanno in Italia. Se lo farò dovrà essere un film Horror Italiano fuori dai canoni.

R. D. : L’Horror è stato abbandonato perché nessuno voleva più produrlo, solo per quello. Personalmente tornerei subito a farlo. Il genere è il mio preferito ci sono cresciuta, ho solo cambiato genere andando sul poliziesco. Amo i thriller e vorrei fare subito un film sui delitti seriali.

L. R. : Nei mesi scorsi è nelle sale "Milano-Palermo : Il Ritorno", seguito di un vostro fortunato film del 1995. Il cast è rimasto lo stesso. Com'è nata l'idea ?

R. D. : L’idea del primo è nata da una voglia di rivalsa dopo aver visto la scorta. Avevo voglia di approfondire la vita dei poliziotti che fanno il servizio scorte, ma sempre nel mio modo di raccontare, con le battute pronte a sdrammatizzare, dopo una scena molto drammatica. Il secondo film dopo 11 anni era duro da scrivere, ho pensato che l’unica cosa possibile fosse quella di raccontare chi erano diventati oggi. L’idea portante però, ancora una volta, (dopo "Troll2") è stata sui bambini, i veri protagonisti del film. Due bambini speculari per storie diverse, segnati dallo stesso dolore. Due bambini che diventano adulti percorrendo un tunnel di vita che li cambierà per sempre. Questa era l’idea, nata da un ragionamento e dalla voglia di raccontare guardando oltre, dando quella speranza che oggi non c’è.

 

L. R. : E’ da poco uscito il tuo primo romanzo thriller, intitolato “Prendimi e Uccidimi”. Com’è nata l’idea ? Come sta procedendo la vendita ? Altri progetti in cantiere ?

R. D. : L’idea è nata dalla fascinazione nei confronti delle menti con un quoziente intellettivo da genio, votato al male, per colpa della mancanza d’amore, la fame d’amore, il dolore che provoca il non sapere amare e il non essere amati, e il modo scelto per saziarlo. Solitudine interiore e mancanza d’amore possono trasformarsi in una miscela esplosiva, in certe persone. C’è molto erotismo nella storia e sesso al femminile, di testa, ma anche fisico. Ho voluto raccontare persone vere, in cui ognuno può ritrovarsi, nei pregi e nei difetti, nelle fantasie e nei desideri inespressi. Prenderli tutti e portarli all’interno di un avventura gotica, dentro una città, Torino, come culla.
Non posso dirti di più svelerei troppe cose. Il libro va bene, a breve andrò in molte città a presentarlo. Sono soddisfatta di come è venuto. Leggendolo si ha la sensazione di vedere un film, che spero si realizzi presto. Ne scriverò sicuramente un altro ma non subito. Le idee e le storie devono decantare, crescere vivere e riposare, prima di essere trascritte.

L. R. : Cosa ti aspetti dal futuro ? Quali sono i tuoi desideri ?

C. F. : Quello che io non voglio assolutamente è essere considerato un regista importante post-mortem, perchè ho conosciuto registi con le palle, tipo Lucio Fulci, Mario Bava, quando ho avuto la fortuna di lavorare con loro, che all'epoca erano in una sorta di depressione totale perchè non erano riconosciuti dalla critica come invece sono stati riconosciuti dopo la morte. Io vorrei la mia gloria in vita, vorrei essere considerato un grande regista da vivo ed è quello per cui sto e stiamo lavorando. E sembra che pian piano ci stiamo riuscendo perchè le cose che stiamo facendo sono importanti. Con un film italiano di genere, d'azione, al cinema ("Milano-Palermo : Il Ritorno") ho fatto 5 milioni di euro. E' un fenomeno che non ha uguali al mondo in questo periodo, in un momento di crisi come questo. Raoul Bova per esempio è ritornato, grazie a questo film, ad essere un attore importante. Queste cose non sono considerate perchè noi abbiamo una critica talmente decrepita, talmente lontana dalla realtà che non si rende conto che stiamo assistendo ad un ritorno, ad una resurrezione del cinema italiano di genere. Bisogna essere consapevoli di ciò che sta accadendo.
Se solo riuscissi a trovare la chiave per fare un particolare cinema di genere, così come è successo in Spagna per "The Orphanage" che ha incassato 29 milioni di euro...

Intervista a cura di Lorenzo Ricciardi

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FILMOGRAFIA HORROR

1990 - TROLL 2

1990 - NON APRITE QUELLA PORTA 3

1990 - LA CASA 5

1988 - ZOMBI 4 : AFTER DEATH

1984 - MONSTER DOG