CLAUDIO
FRAGASSO
(2/10/1951, Roma) Dopo
aver iniziato negli anni 70 come assistente al montaggio,
nel 1976 inizia a scrivere sceneggiature per "Pronto
ad uccidere" di Franco Prosperi, "L'avvocato della
mala" (1977) di Alberto Marras, "I guappi non si
toccano" (1979) di Mario Bianchi. Dopo aver diretto nello
stesso anno "Passaggi", film autoprodotto, inizia
un rapporto di collaborazione con l'amico regista Bruno Mattei
con il quale firmerà diversi film negli anni 80' o
come assistente regista o come sceneggiatore. E proprio nel
1980 firma la sceneggiatura di "Sesso perverso, mondo
violento", (e la regia) di "L'Altro Inferno"
di Mattei, anche di "Virus - L'inferno dei Morti Viventi"
e "I sette magnifici gladiatori" (1983), ancora
di Mattei, dove lavora anche come aiuto regista. Nel 1984
firma il suo primo film Horror, dal titolo "Monster Dog
- Il Signore dei Cani" prodotto da una vecchia conoscenza
dell'Horror iberico, Carlos Aured. Protagonista del film è
Alice Cooper, celebre cantante rock, che firma anche 2 brani
della colonna sonora. Girato in Spagna. Effetti speciali di
Carlo De Marchis. Il protagonista-mostro è un cane
gigantesco (che tra l'altro si vede bene solo per pochissimi
secondi, visto che il pupazzo si è rotto quasi subito,
costringendo Fragasso a sostituire le scene di effetti speciali
con altre "geniali" trovate...). Firma la sceneggiatura e
lavora come aiuto regista in "Rats" (1984), di Mattei.
Nel 1988 dirige il suo secondo film, "Zombi 4 : After
Death", un Horror-action : mitragliatori che sparano,
teste che esplodono, zombie che mordono col sottofondo di
una colonna sonora martellante. Gli effetti speciali, molto
belli, sono di Franco Di Girolamo e la sceneggiatura è
di Rossella Drudi. Purtroppo i produttori del film hanno tagliato
numerose scene gore e splatter, principale attrattiva del
film. Sempre nel 1988 insieme
a Bruno Mattei, autore della seconda unità di regia,
gira delle sequenze di raccordo di "Zombie 3", visto
che il film consegnato da Fulci al produttore era troppo corto
(circa 70', ridotti poi a 50' dopo il lavoro di montaggio)
; Fulci non ne voleva sapere di modificare il suo film, perchè
per lui il film 'andava bene così', ma la causa fu
anche la malattia che lo affliggeva in quel periodo ; per
questo motivo furono chiamati Bruno Mattei, che era già
nelle Filippine in quel periodo a girare un altro suo film
"Robowar", e Claudio Fragasso, autore anche della
sceneggiatura originale del film insieme a Rossella Drudi.
Nel 1990 dirige 3 film : il primo in ordine di tempo è
"La casa 5", innesto apocrifo della serie iniziata
da Sam Raimi". La trama racconta di una villa sul lago
c'è la porta d'accesso agli inferi, il Maligno s'impossessa
delle anime degli abitanti della casa ed uccide due preti
esorcisti. Classificato dal Centro Cattolico "inaccettabile/farneticante".
Uscito, dopo una feroce battaglia legale, nello stesso periodo
di "La casa 7 - The Horror Wshow" e "La casa
al n.13". Poi tocca a "Night Killer (Non aprite
quella porta 3)". E' un thriller atipico, ispirato per
certi versi ad "Halloween" e "Venerdì
13" (l'assassino uccide portando una maschera sul volto),
in realtà si basa su un soggetto piuttosto originale
e indubbiamente riconducibile al classico giallo argentiano
dei primi anni '70. Il film, passato nel periodo estivo di
quell'anno nel circuito cinematografico, è letteralmente
scomparso nel buio. L'ultimo suo horror è "Troll
2", titolo che riprende il tema del più famoso
“Troll” di John Carl Buechler, regista e maestro degli effetti
speciali. Favola nera per bambini con alcuni momenti molto
crudeli. Pur non eguagliando le sue opere migliori, Fragasso
racconta una novella che in alcuni momenti è anche
tenebrosa grazie anche a trucchi piuttosto efficaci, opera
di Maurizio Trani. Il film dopo ben 18 anni è stato
completamente rivalutato negli Stati Uniti, dove è
nato un vero e proprio fenomeno. Praticamente inedito in Italia.
C'è la classica citazione da Bava con il palloncino
che rotola per le scale. Prodotto da Joe D'Amato. Dopo "Troll
2" Fragasso si è dedicato ad altri generi come
il drammatico, l'azione e il poliziesco, con film tra i quali
"Teste Rasate" (1993), "Palermo Milano solo
andata" (1995), "Blindati" (2003) e "Concorso
di Colpa" (2005). Ha completato da poco la seconda parte
di "Palermo Milano solo andata", intitolato "Milan
Palermo : Il Ritorno". Ha usato per suoi film lo pseudonimo
di Clyde Anderson, Drago Floyd, Drake Floyd, Clide Fergusson,
Claudio Sansevero.
ROSSELLA
DRUDI (19/10/1963,
Roma)
Conosciuta in Usa e in Europa anche come Sarah Asproon. Sceneggiatrice
per il cinema e raramente per la tv. Ha lavorato in molte
pellicole americane, prima di iniziare a lavorare in Italia
con Claudio Fragasso, con il quale scrive molti film Horror
diretti da Fragasso stesso e da Bruno Mattei, tra cui "Virus",
"Zombie 4 - After Death", "Zombie 3",
"La Casa 5" e "Troll 2", che dopo ben
18 anni sta rivivendo in sala un successo strepitoso negli
Usa e non solo. Da una decina di anni insieme a Claudio Fragasso
realizza sceneggiature per film drammatici e action per il
cinema e per la tv, tra cui "Palermo-Milano solo andata",
"Concorso di colpa", "La banda", "Operazione
Odissea". In ultimo quella di "Milano-Palermo :
Il Ritorno". Ultimamente ha realizzato anche un film
come regista che uscirà probabilmente nel 2008, "Nemici
per la pelle". Ha scritto e inventato il film più
pazzo della sua carriera, un horror fantasy demenziale "Troll2"(1989)
che dopo 18 anni è
stato completamente rivalutato negli Stati Uniti, dove è
nato un vero e proprio fenomeno.
L.
R.
: Hai iniziato a lavorare come assistente al montaggio, per
poi passare alla sceneggiatura e alla regia. Cosa ti ricordi
di quel primo periodo ? Iniziasti come sceneggiatore di registi
del calibro di Franco Prosperi e Mario Bianchi. Che esperienza
è stata ?
C.
F. : Io ho cominciato intorno agli anni 70
come assistente al montaggio, come sceneggiatore. Lavorai
per Prosperi, Mario Bianchi, nel 1972 lavorai anche nella
commedia di Martino "Giovannona coscialunga, disonorata
con onore" e nel 1977 ne "L'avvocato della mala".
Era un periodo particolare, un periodo in cui in Italia si
facevano centinaia di film, 400-500 film l'anno. Un periodo
molto fruttuoso per il cinema italiano. Io ero un ragazzo
molto giovane, che moriva dalla voglia di fare cinema. E già
da allora mi piaceva fare il cinema action. All'epoca c'erano
molte più possibilità perchè si facevano
molti più film di questo genere. Per esempio nel 1972
ci fu "La Polizia Ringrazia" di Steno che diede
il via a tutto il filone del cinema d'azione, del giallo poliziesco
Italiano. Io ho lavorato come sceneggiatore ad una ventina
di questi film, tra cui "Napoli: i 5 della squadra speciale",
"I Guappi non si toccano", "Pronti a uccidere".
Ci ho messo tutta la mia energia, tutta la mia forza.
I film allora venivano autoprodotti ed è quello che
si sta ritornando a fare oggi. Oggi sembra che il cinema italiano
si stia risollevando, anche stando agli incassi nazionali,
che sono raddoppiati negli ultimi anni, dal 17 al 35 %. Questo
vuol dire che sta ritornando ad essere come lo era negli anni
70. Magari si potrà tornare anche a fare 450-500 film
l'anno, ammesso che i produttori capiscano il momento e colgano
l'occasione. E' un po' quello che sta accadendo ovunque per
quanto riguarda il cinema di genere, in Francia, in Spagna,
un fenomeno quasi inarrestabile che si sta allargando a macchia
d'olio in tutta Europa.
Purtroppo il declino negli anni 80 cominciò quando
i produttori italiani decisero di vendere, o meglio di svendere
le loro library alle televisioni. C'era un tipo di Milano
(Berlusconi, ndr) che si diceva comprasse tutti i film e i
produttori vendettero a questo tizio tutti i loro film per
una vera miseria. In quegli anni quindi si potevano fare film
solo con l'aiuto di chi aveva il denaro, denaro tramite le
televisioni. Oggi se vuoi fare un film devi andare a chiedere
i soldi a questo signore, cioè si è invertito
il presupposto. Prima eravamo noi a comandare, chi si autoproduceva,
ora comanda lui.
L.
R. : Dopo aver diretto
il tuo primo film, in super8, nel 1978, intitolato "Passaggi",
praticamente sconosciuto oggi, ma che uscì all'epoca
con ottime recensioni, ci fu l'incontro più importante
della tua vita artistica : Bruno Mattei. Come avvenne ? In
che modo iniziasti a lavorare con lui ?
C.
F. : Incontrai Bruno in un periodo della mia
vita in cui facevo l'assistente al montaggio e lo sceneggiatore.
Lui era un grandissimo montatore, aveva una grande esperienza
in questo campo. Girava i suoi film pensando già al
montaggio. Alla fine degli anni 80 mi chiamò per lavorare
insieme a lui. Feci con lui la prima esperienza con "La
vera storia della monaca di Monza" e "L'altro inferno".
Da lì inziò un bellissimo rapporto che durò
ben 15 anni. E insieme lavorammo in molti film.
Bruno mi ha insegnato, tra le tante cose, l'importanza del
montaggio appnnto, che è la base di chi vuole fare
questo mestiere. Perchè tu puoi girare quello che vuoi,
ma è il montaggio la chiave di tutto, un aspetto fondamentale,
essenziale. Ci deve essere un perfetto mix tra sceneggiatura
e montaggio.
 |
L.
R. : Hai iniziato anche
tu, Rossella, come assistente al montaggio, per poi passare
a scrivere sceneggiatture per dieci anni con gli americani.
Che ricordo hai di quell'esperienza ? A quali film lavorasti
e con quali registi ?
R.
D. : Ho iniziato in realtà a 12 anni
a scrivere sceneggiature horror per i fumetti. Mi firmavo
con lo pseudonimo di Ghibli, falsando sul sesso e sull’età.
Spedivo fermo posta e ricevevo 100mila lire per ogni copione
comprato, sempre fermo posta. Tra i sedici e i diciassette,
nel pomeriggio andavo al cinemontaggio di Otello Colangeli
in Via Latina per imparare la magia del cinema. Ho iniziato
numerando chilometri di pellicola in moviola.
E poi la sera a casa, a studiare fino a tardi, per non prendere
brutti voti.
Prima d’iniziare a scrivere sceneggiature, ho fatto
la segretaria d’edizione, si correva da un set speculare
all’altro, facendo due film per volta e senza combo,
memoria visiva e penna, erano l’unica tecnologia per
non sbagliare.
Poi sono passata all’adattamento dialoghi per varie
telenovele da attacco diabetico, ed infine, l’incontro
risolutivo. Conosco al doppiaggio (alla Fonoroma) il produttore
Eduard Sarlui, mi affida la versione italiana dei suoi film
horror da adattare facendomi curare anche il doppiaggio. Poi
da lì a scriverle direttamente per lui il passo è
stato breve.
Oltre ai tanti horror ho scritto anche film di guerra, intrighi
internazionali, avventura, fantasy, gore, splatter, gialli
ecc. Mi sono divertita moltissimo. Con Eduard ho lavorato
dieci anni circa, firmandomi come Sarah Asproon. Lui mi ha
insegnato l’a b c dello sceneggiatore.
“In una sceneggiatura ogni dieci pagine deve accadere
qualcosa, che dev’essere preparato come aspettativa
in suspance nelle prime cinque. Una sceneggiatura è
un film girato, montato, recitato, musicato e mixato. Ritmo
ci vuole nelle pagine. Se torni indietro a rileggere per capire
cosa succede nel plot, vuol dire che non funziona. Se vedi
il film, mentre lo leggi allora è ok”. Di queste
sue sante parole, e di tante altre ancora, ne ho fatto tesoro
tutta la vita.
I registi erano tutti americani, non li ho mai visti e conosciuti.
Sarlui aveva un ufficio a Roma ai parioli, io consegnavo i
copione dopo le varie riscritture e li finiva la cosa.
Grazie a quella esperienza ho conosciuto il grande Aristide
Massaccesi. Lui aveva iniziato a fare il produttore esecutivo
per la parte italiana con la società di Sarlui, in
vari film. L’unico regista che ho conosciuto e ricordo
è Deran Sarafian, nipote di Robert Altaman e figlio
di Richard Sarafian (regista di "Punto Zero" un
cult per me) per lui ne ho scritti tre. Tra cui “Interzone”,
ma sempre come “negro” (ghost writer) un film
tipo "Mad Max" dove mi ero inventata dei marchingegni
pazzeschi, che poi non sono stati realizzati per la solita
pochezza di denaro, ma che dopo qualche hanno ho visto in
un film americano, il sequel di "Mad Max", fatto
da una major senza problemi di denaro. Come al solito le idee
ci sono, ma le realizza al posto tuo chi ha possibilità.
Il mio copione era in inglese e Sarlui, realizzava anche grandi
produzioni). Per gli italiani, oltre a Bruno e Claudio ho
scritto anche per Fulci, e tanti altri registi della scuderia
di Aristide. Lui era il nostro Roger Corman italiano.
Non ricordo i nomi di tutti i registi, sono tanti e parliamo
di più di 20 anni fa. Se poi devo considerare anche
le collaborazioni allora è panico. Ma ne ho firmate
solo alcune. Ho fatto il “negro” per tanti anni
e non per scelta, ma per obbligo.
Ho fatto anche l’aiuto regista, l’aiuto costumista
e l’aiuto scenografa. E oggi, dopo essere passata alla
regia, ho scritto anche il mio primo romanzo. Credo mi manchi
l’operatore e il direttore della fotografia. Ma a me
è sempre piaciuto principalmente, scrivere ed inventare
storie.
L.
R. : In quasi tutti i
film diretti da Bruno Mattei tu e Rossella avete realizzato
le sceneggiature. E in molti casi hai lavorato anche da co-regista
o da regista della 2° unità, ma nella maggior parte
dei casi non sei stato mai accreditato. Era una tua scelta
o ti era imposto da qualcun altro perchè eri all'epoca
troppo giovane ?
C.
F. : E' stata una scelta mia. Mia e di Bruno.
Era un periodo diverso comunque. Si facevano tante cose.
Io in realtà mi vergognavo un po' per queste pellicole
che facevo perchè volevo fare altro, voleva fare un
cinema autoriale, più intellettuale. Avevo infatti
anche realizzato film impegnati, come "Passaggi".
Ma poi in realtà ho capito che quei film mi divertivano,
erano parte di me. Non lo facevo perchè avevo bisogno
di soldi per sbarcare il lunario. Era una cosa che mi piaceva
fare. Fare film di genere è un gran divertimento !
All'inzio mi piaceva pensare che io ero la parte intellettuale
e Bruno la parte commerciale. Poi in realtà, conoscendoci
meglio, ho capito che ci compensavamo a vicenda. Io ero più
bravo a dirigere, lui a montare. In realtà facevamo
i film insieme.
A me comunque non ha mai imposto niente nessuno. Tutto quello
che è successo è successo perchè l'ho
voluto, l'abbiamo voluto io e Rossella. Niente è imposto.
Tutto quello che è successo nella nostra carriera e
nel nostro lavoro è successo perchè ci abbiamo
ragionato e ci ragioniamo ancora oggi, giorno e notte.
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L.
R. : Tra i vari film,
sei stato impegnato, forse anche più dello stesso Mattei,
a dirigere "L'Altro Inferno", mentre lui era contemporaneamente
impegnato (si trattava della stessa location e quasi dello
stesso cast) con "La vera storia della monaca di Monza".
Qual è stato il tuo lavoro ? Che esperienza è
stata ?
C.
F. : E' stata la mia prima esperienza con
Bruno. Scrissi io la sceneggiatura di entrambi i film. Era
la stessa location, un convento di monache, lui girava al
piano di sopra "La vera storia della monaca di Monza"
e io giravo al piano di sotto "L'Altro Inferno",
quasi con lo stesso cast. Ma più o meno è sempre
stato così nei film in cui abbiamo collaborato. Non
è importante sapere chi era il regista, chi girava
certe scene, chi ne girava altre, non c'era una distinzione
netta tra il regista e l'aiuto-regista. Chiaramente la parte
splatter, la parte action la curavo quasi sempre io, ma non
perchè fossi più bravo di lui o lui meno bravo
di me, ma perchè all'epoca funzionava così.
Cinque settimane per girare due film era una cosa folle, impensabile.
Quindi lavoravamo in questo modo, ci aiutavamo, ci compensavamo.
Alla fine neanche gli attori sapevano più a chi dare
retta. Sono cose però che si facevano prima, magari
si facessero ancora oggi nel cinema...
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L.
R. : Il
film successivo fu "Virus", sempre con Bruno Mattei,
un film bellissimo, per il quale hai lavorato, insieme a Claudio,
alla sceneggiatura. Che ricordo ti è rimasto di questo
film ? Com'è nato ?
R.
D. : “Virus” è stato un
Horror molto particolare per me, il primo film che ha portato
la collaborazione registica di Claudio e la mia come sceneggiatrice
fantasma (senza crediti). Lo scrissi prendendo spunto dall’
“Inferno” di Dante, (con tutte le ingenuità
e illusioni della neofita piena d’entusiasmo), ma poi
per ovvi motivi, fu totalmente ridimensionato, a Bruno era
piaciuta tantissimo a storia, e Claudio si era esaltato. Ma
poi con loro grande rammarico, si trasferì il tutto
a Barcellona. Si doveva girare a Londra nei famosi teatri
di posa).
Tanti soldi in meno, ma le mie idee pazze restarono tutte,
come quella di far ballare Franco Garofalo in tutù
rosa, imitando un po’ “Arancia meccanica”.
Mentre tutto quello che doveva accadere all’inizio del
plot, nel prologo, fu risolto con l’ausilio della voce
fuori campo che raccontava e spiegava cosa era successo, così
come nel finale, per spiegare cosa sarebbe accaduto.
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L.
R. : Il primo film che
firmasti interamente è stato "Monster Dog"
con Alice Cooper. Come nacque l'idea ? E' una scelta che rifaresti,
visti i non ottimi risultati, i problemi con il montaggio
e con il "pupazzo" del mostro ?
C.
F. : C'era un produttore, Eduard Sarlui, che
aveva una società chiamata Eureka. Questa società
produceva filmetti Horror per l'estero tra la fine degli anni
70 e gli inizi degli anni 80. Visto l'enorme successo ottenuto
da "Rats - Notti di Terrore", Sarlui mi propose
di fare un film sui dogs, "Monster Dog".
E da questa frase nacque il film. Mi propose una star internazionale,
Alice Cooper. Io all'inzio non ci volevo credere, ma la verità
era proprio quella. Instaurammo un bel rapporto io e Alice,
una persona veramente gentile, un grande professionista.
Era un periodo molto particolare. Noi registi italiani eravamo
tenuti in grande considerazione, andavamo fortissimo, soprattutto
all'estero. Secondo me siamo ancora fortissimi a fare film
internazionali, film con pochi personaggi e pochi elementi
della troupe.
Con "Monster Dog" però ebbi un problema grosso
perchè firmai un contratto americano in cui si stabiliva
che il Final Cut sarebbe stato del produttore e non il mio.
Quando portai il mio montaggio, un montaggio particolare,
il produttore non lo approvò e ne fece un altro. Io
ci rimasi molto male perchè il film che si vede in
giro non è il film che avevo in mente io. C'era un
30 % di materiale non montato, soprattutto molte scene Splatter,
che secondo me era di gran lunga migliore rispetto a quello
che circola oggi. Da questo punto di vista non è stata
una bella esperienza.
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L.
R. : Un po' quello che
è successo con il successivo "Zombie 4 : After
Death", scritto insieme a Rossella. Nonostante il film
fosse studiato per essere un film molto estremo, fu barbaramente
tagliato e privato di molte scene in fase di montaggio.
C.
F. : In "After Death" successe per
motivi diversi. Il film infatti nacque in un periodo in cui
il genere Splatter era un po' castigato. Si diceva che era
troppo forte, troppo gore, che c'era troppo sangue. Sai, si
va sempre a periodi nel cinema. Fino a poco tempo prima si
facevano solo quei film. In quegli anni invece il produttore
obbligava a tagliare alcune scene, piuttosto che altre. Alla
fine del film è rimasto ben poco, soprattutto per quanto
riguarda le parti più Splatter. Secondo me in questi
film, soprattutto quando sono realizzati con pochi soldi,
con mezzi molto limitati, lo Splatter è un qualcosa
in più, quel qualcosa che lo rende più interessante,
più godibile di un altro film. Purtroppo quando non
possiedi quel materiale rimosso, quello che non è stato
montato all'epoca, non sei in grado di fare una versione Director's
Cut, quindi non puoi dimostrare nulla.
Alla fine comunque sono piuttosto soddisfatto di "After
Death", è una pellicola molto interessante perchè
è uno dei primi film in cui si vedono gli zombie che
corrono, che fanno cose particolari. I registi americani di
oggi si appropriano di queste invenzioni, ma sono cose che
io ho già fatto in passato, molto prima di loro.
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L.
R. : Veniamo a "Zombi
3". Voi scriveste la sceneggiatura senza sapere che il
film sarebbe stato dirtto da Fulci. Come nacque l'idea per
il film ? Come fu l'incontro con Fulci ?
R.
D. : No, io sapevo che il film era per Fulci,
il produttore con il quale lavoravo al momento l’aveva
messo sotto contratto, voleva "Zombi 3", Lucio aveva
già fatto "Zombi 2". Così è
nata la cosa. Confesso che ero terrorizzata all’idea
d’incontrarlo perché tutti mi parlavano del suo
pessimo carattere. Inoltre una clausola contrattuale, imposta
da Lucio, era proprio sulla sceneggiatura. Non avrebbe mai
girato il film se non gli fosse piaciuta subito a primo impatto.
Insomma ero come alla gogna. Quindi dopo averla scritta con
tutti i sentimenti e le angosce del caso, gliela porto.
Il mio primo incontro con Fulci è stato fantastico.
Non era affatto come me lo avevano descritto, anzi, il contrario.
Mi ha presa subito a ben volere, mi ha raccontato tutta la
storia del cinema italiano e d’oltre oceano. Mi ha insegnato
tante cose. Era simpaticissimo e un cinico vero, diverso da
Bruno. Non si fidava di nessuno solo di se stesso. Quante
cose mi ha raccontato, ci vorrebbe un libro per dirle tutte.
Ma arriviamo alla sceneggiatura. A lui piacque molto, mi disse
alcune cose giuste con estrema delicatezza. Però come
un gatto sornione, sapeva che mai l’avrebbe potuta realizzare
così com’era scritta, perché troppo costosa.
Io volevo cambiare delle cose per renderla più “leggera",
ma lui disse: ”Non ti preoccupare, ci penso io a tagliare
poi”.
Non andava d’accordo con la produzione e non stava bene
in salute in quel periodo. L’idea della storia com’è
nata francamente non lo ricordo più. Doveva essere
legato al film precedente, al posto del college americano
ho messo il viaggio di piacere di un gruppo di giovani ragazzi,
ma alcuni di loro sono anche militari e fanno il doppio gioco,
più un gruppo di militari americani che sono lì
per proteggere le segretissime sperimentazioni per armi battereologiche
ad opera militare. Arrivati sul posto si scatena l’inferno
e vengono fuori tante verità nascoste.
La mia chicca Horror credo sia stata, far partorire una donna
normale contagiata dal virus, un neonato zombi. Non si era
ancora mai visto al cinema o almeno non lo avevo mai visto
io.
Amo le magie e il fantasy oltre all’horror e credo di
aver mischiato un po’ le cose per dare delle atmosfere
surreali e gotiche, ma il film poi fu girato nelle Filippine
e questo non era previsto in sceneggiatura all’inizio,
perciò subì dei rimaneggiamenti e dei tagli
sul posto, ma non per mia mano.
Quando Lucio tornò a Roma mi chiese anche scusa per
quanto era successo. Il film però non risultava concluso,
mancavano ben 20 minuti. Il produttore infuriato, chiamò
me e Claudio per vedere come si poteva fare per portarlo al
minutaggio previsto. Così, chiusi tutti e tre in moviola,
Claudio visionava i tagli non montati ed io mi facevo venire
delle idee per riscrivere come in un puzzle quanto mancava
nella storia ormai modificata del girato, provando a dare
un senso al tutto. In una situazione assurda, dove scrivi
in base a cosa è stato già girato prima.
In una sola notte è stato fatto tutto e Claudio partì
la mattina successiva per le filippine per girare quanto avevo
scritto la notte precedente. Il film fu finito in questo modo,
con parte degli attori mancanti, in sequenze totalmente nuove
e con altri attori. Un film nel film. Ma alla fine Fulci approvò
il tutto.
L.
R. : Il
3° film Horror di Claudio fu "Night Killer",
che non si è praticamente visto in Italia. Un thriller
atipico con delle belle atmosfere. Tu che ricordo hai di questo
film ?
R.
D. : Per quanto riguarda "Night Killer",
la sceneggiatura è mia, ma non l'ho potuta firmare.
Poi a film finito sono state aggiunte delle scene girate successivamente,
ma non da Claudio, e senza il suo consenso, approfittando
del fatto che lui era all'estero a girare un altro film.
Claudio forse sospettava qualcosa, mi chiamò al telefono
dicendomi di andare a controllare il montaggio del film. Io
andai e mi prese un colpo nel vedere quelle scene aggiunte.
Bruno lo stava montando e quasi si vergognava, non aveva avuto
il coraggio di dirmelo ed era molto dispiaciuto e imbarazzato,
anche se costretto dal produttore ad inserire quei pezzi,
quello sguardo non lo scorderò mai, poi da soli ne
parlammo a lungo, ma non abbiamo mai saputo chi ha girato
quelle scene, che poi non c'entravano nulla con il film.
Il produttore si aspettava uno zombi splatter, tipo "After
Death", e invece si era ritrovato un noir, un thriller,
dalle atmosfere cupe e intense. Quindi fece girare delle scene
aggiunte, credo in Italia (mentre tutto il film si svolgeva
in America, a Virginia Beach ), su imitazione del mostro di
"Nightmare", Freddy Krueger. Mentre il film parla
di un serial killer e di una storia d'amore molto particolare
e tormentata.

L.
R. : Successivamente hai
diretto "La casa 5" mentre Rossella ha scritto la
sceneggiatura. Durante le riprese successero cose alquanto
strane...
C.
F. : "La Casa 5" in definitiva è
stato il mio più grande successo Horror. Uscì
al cinema durante l'estate, ad agosto, e incassò all'epoca
più di un miliardo di lire, che rapportato ad oggi,
fu veramente un incasso molto importante. Posso dire che "La
Casa 5" è un film che mi ha dato grandi soddisfazioni,
è stato mandato in onda su Sky per tanti anni, è
stato visto e rivisto. E' un film molto complesso, interessante,
particolare, basato su paure reali (quella della possessiona
demoniaca), fatto con 4 lire, girato a New Orleans nel periodo
del carnevale.
Tutte queste esperienze che ho fatto sono state molto utili,
sono state la mia palestra di vita. Mi hanno permesso poi
di fare i film action che faccio ora in Italia.
Sì, è vero, sono successe cose veramente strane,
che mi hanno condizionato molto. New Orleans è una
citta molto strana, e poi capitammo proprio nel periodo del
"mardi gras". Ho percepito qualcosa che andava aldilà
del film. Ho girato nel vero carcere della Lousiana, dove
facevano vere esecuzioni con la sedia elettrica. Poi c'era
questa attrice che veniva condannata nel film, che era una
sensitiva e che si sentì male più volte durante
le riprese. E' stata un'esperieza molto importante, sono successe
tante cose particolari...
R.
D. : A me le cose strane sono accadute durante
la scrittura. Una volta si è aperto di botto lo sportello
della macchina dove viaggiavo assieme alla sceneggiatura,
la macchina non era la mia, guidava un amico che si è
talmente spaventato da volerla buttare via, ma gliel’ho
impedito. Andiamo a Palestrina a casa sua per organizzare
una cena con altri amici che ci seguivano. Appena arrivati,
la luce non funziona e nemmeno l’autoclave che porta
l’acqua, non solo, anche la bombola del gas non ne vuole
sapere di funzionare. Il mio amico va dai vicini per sapere
cosa è successo, ma da loro tutto era funzionante.
Inviperito mi dice che è colpa mia, vuole andare in
macchina a prendere il mio copione, per bruciarlo. Per fortuna
in quel momento arriva Claudio, lo facciamo ragionare. E decidiamo
di andarci a magiare una pizza. Il copione stregato viene
riposto nella nostra macchina. E miracolosamente la luce torna
a funzionare così come l’autoclave e il gas.
Il mio amico mi guarda come a dire: “Lo vedi?”.
O ancora, le luci di casa mia che saltavano di continuo, quando
scrivevo, facendo scoppiare le lampadine. A volte avvertivo
passi ed alitare vicino a me quando ero sola. Suggestione?
Paranoie? Non lo so. Forse perché la storia s’ispirava
al libro di padre Malachia “I 100casi di possessione
demonica riconosciuti dalla Santa Romana Chiesa” .
I casi descritti erano tutti veri. Da lì ho preso le
cinque fasi della possessione, di cui parla il film.
Di quel libro oggi non c’è più traccia
in nessuna libreria. L’ho cercato ovunque anche in rete.
Risulta fuori catalogo, o addirittura mai esistito, non è
una leggenda, ne conservano una copia negli archivi della
biblioteca vaticana, ma non la fanno consultare. Io non ho
più la mia, sparita nei vari traslochi, o forse Claudio
l’ha buttata via !
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L.
R. : Dopo "Night
Killer" ("Non aprite quella porta 3") tocca
a "Troll 2". In Italia non ha avuto il successo
sperato, ma negli Stati Uniti è nato un vero e proprio
culto per questo film, tanto che è nato anche un sito
di fan e da 2 anni la gente fa la fila per andarlo a vedere
nelle sale.
C.
F. : "Troll 2" in Italia non è
mai uscito, solo in VHS. E' un film assolutamente non adatto
al pubblico italiano. E' stato scritto da Rossella e girato
da me in un periodo molto particolare della nostra vita, in
cui siamo riusciti ad individuire probabilmente la mentalità
americana. E' un film fuori da ogni logica e concetto italiano.
Lo girammo in Utah. La storia di una famiglia che va in vacanza
in un cottage, in campagna, dove si troverà di fronte
questi Troll, dei folletti che, essendo vegetariani, hanno
bisogno di trasformare gli uomini in vegetali prima di mangiarseli.
E' una follia di partenza ! Pensare che un film così
sia stato inventato, studiato, girato, editato da un gruppo
di italiani è veramente una cosa eccezionale. E' il
film più americano che abbiamo fatto.
Quando siamo stati in America, a Salt Lake City e a Los Angeles,
dove organizzano dei veri e propri spettacoli periodicamente,
tipo "The Rocky Horror Picture Show", abbiamo rivisto
il film con tutti questi spettatori (erano presenti a migliaia)
che sono pazzi di "Troll 2", ballavano, cantavano
e si travestivano come i personaggi del film. Ci dipingevano
come dei miti. Sono arrivati a dirmi : "Con questo film
mi hai cambiato la vita" ! E' un fenomeno comunque che
non si sta arrestando. E' stata un'esperienza unica! Quello
che più mi fa incazzare è che in Italia nessuno
ha mai parlato di una cosa così importante, di quello
che è successo e succede ancora in America per questo
film. Se una cosa del genere fosse successa a Tarantino ne
avrebbero parlato tutti... E invece di questa cosa in Italia
non ne è a conoscenza nessuno...
Fenomeno
sul web : www.bestworstmovie.com
Wikipedia
: en.wikipedia.org/wiki/Troll_2
L.
R. : Hai scritto tu, Rossella,
la sceneggiatura di questo film. Com'è nata ? Per la
proiezione del 28 Novembre a Londra ci sono 40mila accrediti
già venduti. E' una bella soddisfazione.
R.
D. : La mia soddisfazione è enorme.
Oltre a Londra e in altre città della Gran Bretagna
a Novembre, c’è ne sono state tante altre in
Europa: Austria, Norvegia, Spagna, Portogallo, Olanda, Germania
e fuori dell’Europa, il virus (così lo chiamano
i fans) ha contagiato anche l’Africa, la Nuova Zelanda,
il Canada (l’hanno proiettato anche all’università
per studiarlo, c’hanno invitati, com’era già
successo all’università di Harward a Boston con
tanto di laurea Honiris Causa, non è pazzesco?). Del
titolo di DOCTOR non parlo mai, me ne vergogno un po’,
ma in America è tutto un’altro modo di vedere
le cose.
Mi hanno ringraziato per la mia creatività, dandomi
del genio. A Claudio hanno detto che questo film gli ha cambiato
la vita, non è normale tutto ciò.
Ho visto dei pezzi di un documentario sul film, realizzato
dal protagonista di allora, nell’arco di due anni, (2006-2007)
che mostra il fenomeno di massa. I giovani e non solo, impazziti
da uno stato all’altro dell’America e poi via
via che si diffondeva nel resto del globo.
Le proiezioni al cinema una dietro l’altra. I fans che
arrivano vestiti come i personaggi da me inventati, che citano
a memoria ogni dialogo, canzone, battuta. Riproducono il cibo
del film e lo fanno identico, le torte, i biscotti e il latte
vegetale. Si presentano con questi gadget, in fila davanti
al cinema. Altri indossano magliette con il nome del film
goblin stampato al contrario, nilbog, che è il nome
del paese dove si svolge la storia. Gruppi rock gli hanno
dedicato vari e canzoni ed uno ne ha fatto un Musical. Mi
riprendo un attimo dall’entusiasmo per raccontarti com’è
nata l’idea della storia.
L’idea è nata così. Il Produttore Sarlui,
mi contatta dicendomi, “Rossella ho i diritti di questa
maschera (quella del “Troll”, il primo originale),
inventati una storia horror ma che vada bene per tutti, adesso
la censura è dura in america, non ci dev’essere
sangue”. Quindi io mi sono ritrovata con una maschera
da sfruttare di un film che non avevo visto, farne un horror
senza sangue. Allora ho pensato che l’unica cosa possibile
era la favola demenziale. Un horror comico, strano, funny.
Era l’89, il film è stato girato nell’estate
del 90. Confesso che avevo perso da poco mio padre, ci aveva
lasciati troppo presto e all’improvviso, quindi dopo
tutta quella sofferenza e troppo, tanto dolore, avevo voglia
di tornare a ridere, ma a modo mio.
In quel periodo impazzavano i vegetariani fanatici, quelli
esagerati che odiano tutto, meno la verdura. Si nutrivano
solo di verdura, i cosiddetti fondamentalisti dei “vega”,
che obbligavano anche i loro figli a nutrirsi solo ed unicamente
di vegetali, creandogli tantissimi problemi di salute. Insomma
io non li sopportavo, così ho deciso di creare una
trasposizione comica, tra i vampiri e i vegetariani fanatici,
vendicandomi. Basando la base del plot sul cibo e la fame.
I goblin del film (io non li ho mai chiamati troll, in sceneggiatura
sono sempre definiti e chiamati con il nome di goblin (folletti),
poi il distributore MGM l’ha chiamato “Troll2”
per agganciarsi al primo di cui aveva i diritti, ma non centra
nulla la mia storia con quello) sono dei mostriciattoli cattivissimi
ma pazzi da legare, la loro regina madre è una strega
da cartone animato che si prende molto sul serio, ha forti
poteri, lei li governa nel suo piccolo regno, ma da brava
mamma gli procura il cibo, sfornando quelle torte appetitose,
solo nell’aspetto.
Ho preso di mira la classica famiglia americana di provincia,
ingenua, sprovveduta, infantile e bigotta. Ma buona e generosa.
Sempre in quegli anni andava tanto di moda lo scambio di case
per le vacanze, quelli di città andavano in campagna
e quelli di campagna in città. La famigliola di provincia
si ritrova in un villaggio semideserto, dove tutta la popolazione
umana in realtà non lo è. Quando si trasformano
e si vedono come sono veramente, vengono fuori i mostriciattoli
cattivissimi ma non carnivori, i goblin vegetariani.
La trasposizione con i vampiri funziona e mi permette di usare
liquido verde al posto del sangue e di usarlo ad ettolitri
senza problemi di censura. Ora se un vampiro vede un crocefisso,
o l’acqua santa o la luce del sole, scappa per non morire,
no? Ed io ho usato il panino con la carne al posto del crocefisso,
con l’hamburger che nella traduzione è diventato
panino “bologna” (tradotto bolony) solo perché
poi ho cambiato hamburger con la cotoletta alla bolognese,
forse per lasciare una firma italiana. Mai avrei immaginato
che negli anni, il mio panino bolony, sarebbe diventato un
simbolo di tale portata.
Il protagonista è un bambino e quindi doveva ragionare,
pensare e agire, da bambino di un età non superiore
agli 8-10 anni. Il paese dove vanno in vacanza si chiama Nilbog
che in realtà non è altro che goblin al contrario.
Il bimbo scopre tutto grazie all’aiuto del nonno fantasma
che naturalmente vede solo lui. Ma il fantasma del nonno è
spiritoso e dice cose buffe e strampalate. Purtroppo nell’adattamento
con i dialoghi italiani che non ho fatto io, si è persa
tutta la comicità, l’ironia, la demenzialità
della storia e dei dialoghi, dei doppi sensi ecc. Questo perché
(non sto certo a raccontarti tutta la storia) nessuno aveva
capito che il film non era un horror classico, non doveva
essere serio, ma comico demenziale. Chi rideva nel vederlo
all’epoca pensava di essere stupido, mentre i fruitori
dell’horror puro lo schifavano delusi.
Il primo “Troll” era un classico horror, con tanto
sangue e scene forti, niente funny, niente commedia. L’errore
è stato quello di far passare questo film per ciò
che non era. Sarlui lo vendette all’MGM che decise di
spacciarlo per altro. Da lì, il poco successo del film
nel 91. Andò bene solo in home video. Se 17-anni dopo
scoppia il fenomeno è perché i fans del film,
che si scambiavano da anni in rete commenti e gadget vari,
scoprono la classifica della critica di imdb, dove “Troll2”
è tra i 100 film horror più brutti della storia.
Da lì si scatena un delirio. Sono loro a tempestare
imdb di email, ad intasare i portali di tutti gli Stati Uniti
d’America e non solo quelli, creando intere reti tra
loro. Nascono tantissimi siti spontanei, fanno i troll2 party,
comprano e scaricano continuamente il film dalla rete e nei
negozi.
Il fenomeno non passa inosservato all’MGM che decide
di farlo uscire in dvd rimasterizzando il film (cera solo
il vhs) ne vendono una cifra impressionante, ristampano varie
edizioni sempre nuove, fino all’uscita nelle sale con
prevendita dei biglietti. La cosa non passa inosservata al
nostro bambino ormai cresciuto, Michael, che decide di mettere
a frutto la cosa, presentandosi alle proiezioni dei film con
il resto del cast che è si è rivisto dopo tanti
anni. Ognuno di loro vive in uno stato diverso. Ormai girano
il mondo da due anni, per presenziare a tutte le proiezioni
del film.
Il perché di tanto successo me lo sono chiesta tante
volte ultimamente. Forse perché fa ridere e questo
era quanto volevo, fa tanto ridere, ma spaventa anche in alcuni
punti. C’è la magia dei druidi, la strega sexi
e mediterranea che seduce l’adolescente in piena eruzione
ormonale (storia vecchia quanto il mondo ma funziona sempre)
ma lo fa con una pannocchia di granturco, simbolo fallico
al femminile.
Infatti lei la usa come fosse una pistola tenendola nella
giarrettiera. Poi torna il demenziale con la famosa scena
dei popcorn. Il film fa ridere ma è pieno d’idee,
di simbologie di vita, di metafore sul senso della vita e
della morte. Sul cibo come nutrimento dell’anima. Sulla
presa in giro di noi stessi e delle nostre paure. A volte
è come osservarsi in uno specchio e vederci riflessi
i nostri difetti. La storia è decisamente e volutamente
contro tutti i fondamentalismi, contro tutte le esagerazioni
e imposizioni, contro la diffidenza del diverso e dice al
mondo degli adulti di ascoltare di più i bambini. E’
la mia favola rock, sarebbe stato un bel musical. Un piccolissimo
film, costato pochi dollari, girato nello Utah con attori
locali. Inutile dire che il personaggio del nonno, quel buffo
e bonario uomo che aiuta il nipote con l’aspetto di
babbo natale, era dedicato a mio padre appena perso.
Sono sicura che lui mi ha guidato in questa pazza avventura,
quella è stata la mia prima volta in America. Ha fatto
la magia druidica da lassù. Sapendo di discendere dai
veri druidi ho sempre creduto all’esistenza dei folletti
dei boschi e all’energia della terra, ma questo è
un’altro discorso.
L.
R. : Tornerete prima o
poi all'Horror ? Avete già altri progetti ?
C.
F. : Dipende, ma non lo farò mai se
dovrò farlo in linea con gli Horror che si fanno in
Italia. Se lo farò dovrà essere un film Horror
Italiano fuori dai canoni.
R.
D. : L’Horror è stato abbandonato
perché nessuno voleva più produrlo, solo per
quello. Personalmente tornerei subito a farlo. Il genere è
il mio preferito ci sono cresciuta, ho solo cambiato genere
andando sul poliziesco. Amo i thriller e vorrei fare subito
un film sui delitti seriali.
L.
R. : Nei mesi scorsi è
nelle sale "Milano-Palermo : Il Ritorno", seguito
di un vostro fortunato film del 1995. Il cast è rimasto
lo stesso. Com'è nata l'idea ?
R.
D. : L’idea del primo è nata
da una voglia di rivalsa dopo aver visto la scorta. Avevo
voglia di approfondire la vita dei poliziotti che fanno il
servizio scorte, ma sempre nel mio modo di raccontare, con
le battute pronte a sdrammatizzare, dopo una scena molto drammatica.
Il secondo film dopo 11 anni era duro da scrivere, ho pensato
che l’unica cosa possibile fosse quella di raccontare
chi erano diventati oggi. L’idea portante però,
ancora una volta, (dopo "Troll2") è stata
sui bambini, i veri protagonisti del film. Due bambini speculari
per storie diverse, segnati dallo stesso dolore. Due bambini
che diventano adulti percorrendo un tunnel di vita che li
cambierà per sempre. Questa era l’idea, nata
da un ragionamento e dalla voglia di raccontare guardando
oltre, dando quella speranza che oggi non c’è.
L.
R. : E’
da poco uscito il tuo primo romanzo thriller, intitolato “Prendimi
e Uccidimi”. Com’è nata l’idea ?
Come sta procedendo la vendita ? Altri progetti in cantiere
?
R.
D. : L’idea è nata dalla fascinazione
nei confronti delle menti con un quoziente intellettivo da
genio, votato al male, per colpa della mancanza d’amore,
la fame d’amore, il dolore che provoca il non sapere
amare e il non essere amati, e il modo scelto per saziarlo.
Solitudine interiore e mancanza d’amore possono trasformarsi
in una miscela esplosiva, in certe persone. C’è
molto erotismo nella storia e sesso al femminile, di testa,
ma anche fisico. Ho voluto raccontare persone vere, in cui
ognuno può ritrovarsi, nei pregi e nei difetti, nelle
fantasie e nei desideri inespressi. Prenderli tutti e portarli
all’interno di un avventura gotica, dentro una città,
Torino, come culla.
Non posso dirti di più svelerei troppe cose. Il libro
va bene, a breve andrò in molte città a presentarlo.
Sono soddisfatta di come è venuto. Leggendolo si ha
la sensazione di vedere un film, che spero si realizzi presto.
Ne scriverò sicuramente un altro ma non subito. Le
idee e le storie devono decantare, crescere vivere e riposare,
prima di essere trascritte.

L.
R. : Cosa
ti aspetti dal futuro ? Quali sono i tuoi desideri ?
C.
F. : Quello che io non voglio assolutamente
è essere considerato un regista importante post-mortem,
perchè ho conosciuto registi con le palle, tipo Lucio
Fulci, Mario Bava, quando ho avuto la fortuna di lavorare
con loro, che all'epoca erano in una sorta di depressione
totale perchè non erano riconosciuti dalla critica
come invece sono stati riconosciuti dopo la morte. Io vorrei
la mia gloria in vita, vorrei essere considerato un grande
regista da vivo ed è quello per cui sto e stiamo lavorando.
E sembra che pian piano ci stiamo riuscendo perchè
le cose che stiamo facendo sono importanti. Con un film italiano
di genere, d'azione, al cinema ("Milano-Palermo : Il
Ritorno") ho fatto 5 milioni di euro. E' un fenomeno
che non ha uguali al mondo in questo periodo, in un momento
di crisi come questo. Raoul Bova per esempio è ritornato,
grazie a questo film, ad essere un attore importante. Queste
cose non sono considerate perchè noi abbiamo una critica
talmente decrepita, talmente lontana dalla realtà che
non si rende conto che stiamo assistendo ad un ritorno, ad
una resurrezione del cinema italiano di genere. Bisogna essere
consapevoli di ciò che sta accadendo.
Se solo riuscissi a trovare la chiave per fare un particolare
cinema di genere, così come è successo in Spagna
per "The Orphanage" che ha incassato 29 milioni
di euro...