UMBERTO
LENZI (6/08/1931,
Massa Marittima, Grosseto) Si
diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia
nel 1956, scrive su riviste come "Bianco e Nero", prima di
esordire nel mondo del cinema come aiuto regista (tra gli
altri "Costantino il Grande", "Il terrore dei mari"), collabora
alla stesura di qualche sceneggiatura ("Il figlio di Aquila
Nera"), fino al grande balzo dietro la macchina da presa,
con la sua opera prima da regista: "Le avventure di Mary Read"
, classico film di cappa e spada. Influenzato più di
ogni altro regista italiano dal cinema d'azione americano
(tra i suoi maestri dichiarati, ci sono Walsh, Fuller ed Edgar
G. Ulmer), si dedica alla rilettura dei classici salgariani,
firmando "Sandokan", interpretato dal grande Steve Reeves,
"I pirati della Malesia" (durante la lavorazione del quale,
la troupe è sorpresa dallo scoppio della guerra civile
che porterà al distacco di Singapore dalla Malesia!)
ed "I tre sergenti del Bengala" , prima di virare decisamente
verso il genere più in voga al momento, lo spionaggio,
girando in due anni ben quattro titoli, tra i quali forse
i più rilevanti" sono Superseven chiama Cairo" e "A
008 Operazione Sterminio". Poi trae un film dal fumetto
"Kriminal", quindi passa ai film di guerra con "Attentato
ai tre grandi". Nel 1968
mette in scena "La legione dei dannati", avvalendosi
di una produzione Titanus decisamente ricca, tanto da ospitare
come protagonisti Jack Palance e Curd Jurgens, dopodiché
inventa il thriller erotico all'italiana, firmando la celebre
trilogia "Orgasmo", in cui è autore del soggetto
e della sceneggiatura, con ottimo colpo
di scena finale, "Così dolce, così perversa",
con toni raffinatamente macabri e sensuali, con le
musiche di Riz Ortolani, e "Paranoia",
in cui Lenzi confonde abilmente colpevoli e vittime, in un
crescendo di tensione (con la diva hollywoodiana Carroll Baker
presente in tutti e 3 i film). Con "Il Paese del sesso
selvaggio" (1972), un film sui rituali tribali
suggerito da un'inchiesta di Emanuelle Arsan, Lenzi sfiora
il tema dell'antropofagia che riprende più dettagliatamrente
con "Mangiati vivi" (1979) e "Cannibal Ferox"
(1980). Un successo davvero clamoroso, qust'ultimo, che nella
sola New York, con il titolo Make them die slowly,
incassò oltre 400.000 dollari nella prima settimana.
Dopo "Il Paese del Sesso Selvaggio" è la
volta di altri thriller di ottima fattura, come "Il Coltello
di Ghiaccio", scritto anche dallo stesso Lenzi, "Sette
Orchidee Macchiate di Rosso", ottimo thriller, girato
con competenza, con un ottimo meccanismo della suspense e
della paura, con omicidi ben realizzati e con le musiche di
Riz Ortolani, "Spasmo", che si differenzia in maniera
evidente sia dai primi gialli psicologici sia dai suoi thriller
degli anni 70, e "Gatti Rossi in un labirinto di vetro",
tra particolari rivelatori, delitti in pieno sole, scene di
lesbismo e inquietanti atmosfere. Ma
Lenzi, negli anni '70, trova il suo terreno più fertile
nei polizieschi di azione ambientati nelle metropoli italiane,
risultando alla fine essere il più prolifico interprete
del genere, firmando alcune tra le migliori opere del decennio.
A questo periodo risalgono pellicole come "Milano odia: la
polizia non può sparare" (magnificamente interpretato
da Tomas Milian, Henry Silva e Ray Lovelock), "Napoli violenta"
(incasso record per la città omonima, si parla di circa
60 milioni nel primo weekend di programmazione) o "Roma a
mano armata" , pietre miliari nella produzione degli anni
'70. Ma anche "Il trucido e lo sbirro" e "Il
cinico, l'infame e il violento". Il decennio si chiude
con Lenzi ancora impegnato a girare polizieschi ("Da Corleone
a Brooklyn" risale al 1979, ed è un film di denuncia
sui potenti della mafia italo-americana). L'anno
prima, nel 1978, gira negli Stati Uniti la Medaproduzione
nazionale "Il Grande Attacco", con attori del calibor
di Henry Fonda, Helmut Berger e John Huston, con i personaggi
raccontati con passione e imparzialità. Nel 1979 tocca
a "Contro 4 Bandiere", altro film di guerra ambientato
durante la Seconda Guerra Mondiale. Il
primo vero horror di Lenzi è il famoso
"Incubo sulla città contaminata", del 1980, film in
cui uomini contaminati da radiazioni nucleari si trasformano
in una specie di zombi,
uno dei film di genere più amato da Quentin Tarantino
che rimase colpita dalla "dinamicità"
degli zombie di Lenzi. Il regista si è sgolato più
volte ribadendo che gli esseri che spadroneggiano nel suo
film non sono morti viventi ma uomini
contaminati da una malattia che decompone e sfigura i loro
tessuti epiteliali. Fra il 1980 e il 1990, Lenzi fa suoi altri
generi: l'action-avventure, i film tv e dirige soprattutto
horror come "La casa 3 – Ghosthouse" (1988),
"Nightmare Beach" (1988), "Le porte dell'Inferno"
(1989), "La casa del sortilegio" (1989), "La
casa delle anime erranti" (1989) e "Demoni 3"
(1991). Ma l'industria del cinema è cambiata e dopo
40 anni di carriera e ben 60 film, Lenzi si ritira dal cinema.
L.
R. : Nella sua immensa
carriera ha affrontato tutti i generi, dimostrando di essere
uno dei più grandi registi italiani. Nei primi anni
70 però lei ha dichiarato che la sua passione principale
sono sempre state le storie del brivido, della paura. Ha cambiato
idea nel corso della sua lunga carriera o il genere Giallo
e l'Horror sono sempre stati (e se lo sono ancora) i suoi
generi preferiti ?
U.
L. : Ho sempre privilegiato il thriller nei
suoi vari aspetti. Anche come scrittore; nel 1983 vinsi il
Mystfest di Cattolica con il racconto "La 5a vittima",
pubblicato dal Giallo Mondadori. Di recente ho scritto un
romanzo, "Delitti a Cinecittà", di prossima
pubblicazione.
Diversamente, non ho la stessa propensione all'horror, inteso
come splatter. Ciò non significa che rinneghi i miei
film del genere orrorifico, sono moderatamente soddisfatto
di INCUBO SULLA CITTA' CONTAMINATA. che è stato particolarmente
apprezzato da eminenti critici come Tullio Kezich e che Robert
Rodriguez ha in parte ripreso nel suo PLANET TERROR.
L.
R. : Secondo lei, dopo
i fasti degli anni 60, 70 e 80, perchè è definitivamente
morto il cinema di genere in Italia ?
U.
L : Il cinema di genere è stato ucciso
dalla televisione. La TV lo ha surrogato con le fiction, che
in parte riprendono temi e stilemi del cinema anni '70. Ma
riducendo storie e personaggi a icone di presepio ad uso e
consumo degli sponsor di detersivi.

L.
R. : Nei primi anni 70
hai diretto 3 splendidi Gialli (o sexy thriller,
come lei li ha definiti), "Orgasmo", "Così
dolce... così perversa" e "Paranoia",
con Carroll Baker. Nonostante siano costati pochi soldi, sembrano
film molto costosi e hanno anche riscosso un grande successo,
non solo in Italia. Che ricordo ha di questi 3 film ?
U.
L. : Della trilogia psico-thriller ho un ottimo
ricordo, soprattutto di ORGASMO, che negli Stati Uniti riscosse
un successo epocale. Successo che si è ripetuto 27
anni dopo, nel 2004, in occasione della sua proiezione al
Festival di Venezia, presenti Tarantino e Joe Dante. Questi
Gialli con Carroll Baker non sono costati pochi soldi. Lei
era pagata molto, aveva segretarie, parrucchieri e truccatori
al seguito, giravamo in inglese con "dialogue coach"
americano. I film erano ambientati a Parigi, Londra, Palma
di Maiorca, in ambienti di lusso. Lou Castel, Trintignant,
Jean Sorel erano serie A ! E percepivano un ricco cachet...
L.
R. : In questi suoi Gialli
un elemento fondamentale è la totale assenza di personaggi
realmente positivi, dal momento che tutti hanno qualcosa di
malvagio da nascondere. E' questo forse anche uno dei motivi
del loro grande successo ?
U.
L. : Non credo che il successo di questi film
sia dovuto alla scarsa eticità dei personaggi, vittime
e carnefici nello stesso tempo, amorali e compulsivi senza
possibilità di riscatto.
Il successo si deve alla suspense, ai colpi di scena, insomma
al modo in cui sono stati girati.

L.
R. : Dopo questa "trilogia",
si è cimentato nel thriller vero e proprio con "Un
posto ideale per uccidere" e soprattutto con "Sette
orchidee macchiate di rosso" e "Spasmo", con
atmosfere agghiaccianti e omicidi ottimamente realizzati.
Cosa si ricorda di questi 2 film ? E' soddisfatto del risultato
?
U.
L. : SPASMO riprende ed estremizza i temi
della trilogia precedente. In questo film, che fu piuttosto
sottovalutato in Italia, i due protagonisti oltrechè
ricchi, corrotti e viziati, sono affetti da tare ereditarie
che li spingono al delitto seriale. La musica di Morricone
ne sottolinea egregiamente il clima ambiguo e ossessivo.
SETTE ORCHIDEE MACCHIATE DI ROSSO è un ottimo giallo
sul tema della vendetta. Valorizzato da attrici come Rossella
Falk, Marisa Mell, Uschi Glass e Marina Malfatti.
Molto riuscita mi pare la sequenza iniziale con l'omicidio
della prostituta, interpretata da una superba Gabriella Giorgelli.
Un film che ricordo con molto piacere è GATTI ROSSI
IN UN LABIRINTO DI VETRO, del 1975, girato in una Barcellona
turistica, assolata, eppure denso di suspense e con due o
tre omicidi efferati.
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L.
R. : Nel 1980 dirige "Incubo
sulla città contaminata", diventato col tempo
un vero e proprio cult, anche tra i giovani e tra gli addetti
ai lavori, Tarantino in primis. Come nacque il progetto ?
Le fa piacere che a distanza di più di 20 anni questo
film viene continuamente ricordato e "scopiazzato"
soprattutto in America ? Con questo film lei "stravolge
il genere Horror". Si passa dai lenti morti viventi a
questi veloci invasati contaminati. E' d'accordo con quest'affermazione
?
U.
L. : Si, INCUBO SULLA CITTA' CONTAMINATA è
una variante originale delle tematiche zombi, i personaggi
sono uomini in carne ed ossa resi mostruosi da una contaminazione
radioattiva conseguente al guasto di una centrale nucleare.
Si tratta a ben vedere di qualcosa di tremendamente attuale,
non a caso ha ripreso il tema come produttore Tarantino per
il film di Rodriguez.
E' il più splatter dei miei horror, forse il migliore.
Mi fu proposto quando era già stato scritto da altri,
ma lo riscrissi cambiando gli zombi dell'originale in contaminati.
Passando in sostanza dal fantastico al reale.
Mi ispirai al dramma di Seveso, e alla diossina che inquinò
l'intera zona in seguito al grave incidente industriale.
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L.
R. : Passiamo al suo film
più conosciuto e amato nel mondo, "Cannibal Ferox",
bandito in 31 paesi. E' il terzo film della sua saga "cannibal"
ed è forse quello meglio riuscito, nonostante i tanti
problemi (clima afoso, indigeni, lunghi viaggi, alberghi improponibili)
durante le riprese. Secondo lei, qual è il motivo principale
del suo successo ? Forse perchè, con il tempo, si è
saputo apprezzare anche il messaggio di fondo "la violenza
che chiama la violenza" ? A distanza di tanti anni, cosa
pensa di questo film ?
U.
L. : CANNIBAL FEROX è un film tremendo,
il suo straordinario successo, che dura tutt'ora, è
dovuto alla predilezione del pubblico di ogni paese per la
rappresentazione cruda di eventi sanguinari. E il cannibalidmo
è il culmine estremo di tali eventi.
Magari il film contiene un messaggio abbastanza esplicito
: la cupidigia dell'uomo bianco è quasi sempre all'origine
della ferocia dei selvaggi.
Quando girai questo film, non potevo certo prevedere che dopo
trent'anni sarebbe stato ancora un sucesso internazionale,
nonostante le molteplici vicissitudini censorie.
L'altro film di tema simile, MANGIATI VIVI!, è invece
un atto di accusa esplicita alle sette pseudoreligiose, e
si rifà a un caso clamoroso di cronaca: il suicidio,
nella Guyana, dei membri di una setta capeggiata dall' allucinato
reverendo Jones. Un caso di follia collettiva.
Entrambi i film furono realizzati dal vero, "Cannibal
Ferox" in Amazzonia, "Mangiati vivi!" in estremo
oriente.
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L.
R. : Nel 1988 torna all'Horror
con "Ghosthouse" ("La Casa 3"), prodotto
da Joe D'Amato. Come nacque l'idea per questo film ?
U.
L. : La CASA 3 fu girato a Boston, in presa
diretta inglese. E' l'ultimo film dei miei uscito nelle sale
con un buon successo. Dopo è notte fonda.
L.
R. : Altri 2 film incentrati
sulle case maledette furono "La Casa del sortilegio"
e "La Casa delle anime erranti", prodotti da ReteItalia
e la Dania. Due prodotti televisivi, che facevano parte di
un progetto che comprendeva anche due film diretti da Fulci.
Nonostante fossero pensati per il piccolo schermo, una volta
completati furono banditi dalla tv e non furono mai trasmessi
per l'elevato tasso di violenza e l'eccessivo gore. Che ricordi
ha di questi due film ?
U.
L. : Questi due film sono stati realizzati
con pochi mezzi e senza un supporto produttivo e distribuitivo
adeguato.
Il cinema di genere ha avuto il suo de profundis alla fine
degli anni '80. Il resto è noia, per dirla con un noto
cantautore.
L.
R. : Da una decina d'anni
si è allontanato dal cinema. C'è un motivo preciso
che ha influito su questa decisione ? Ci sono progetti in
cantiere ?
U.
L. : Non ho progetti, né rimpianti,
nè nostalgie. Il cinema mi ha dato molto e mi auguro
di aver dato qualcosa di buono al cinema.
E tutto sommato, mi sono molto divertito.