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Intervista a DARIO PIANA a cura di Lorenzo Ricciardi

DARIO PIANA Nato a Milano, diplomato all’Accademia di Brera. Dal 1972 al 1978 disegna fumetti e realizza storyboard e illustrazioni per le maggiori agenzie di pubblicità di Milano. Nel 1980 all’83 lavora per la JWT come art director, per poi passare ad una piccola casa di produzione e post produzione dove ha modo di sperimentare tutto quello che riguarda la regia, il montaggio e gli effetti speciali. Nel 1985 grazie a Claudio Mancini, executive producer di molti film di Sergio Leone, collabora con Danilo Donati (vinicitore di due premi Oscar) scenografo e costumista di Fellini e di altri grandi registi italiani, ricavandone un’esperienza memorabile. Dario Piana fino ad ora ha girato oltre 350 commercials lavorando in tutto il mondo con grandi talenti quali Milena Canonero (costumista vincitrice di 3 premi Oscar), Jeff Kimball (d.p. di Top Gun, Nemico Pubblico), Steven Poster (d.p. di Chi protegge il testimone, Rocky 5) e con testimonial come Kim Basinger, Eliott Gould, A.Tomba, Eddie Irvine e molti altri tra cui grandi campioni dello sport. Ha lavorato inoltre con alcune tra le più innovative ed importanti società di post produzione internazionali come Le Buf, Moving Picture,The Mill e PDI. Dal 1985 ad oggi ha vinto numerosi premi nazionali ed internazionali tra cui due ori, tre argenti e tre bronzi all’Advertising Film Festival di Cannes. Per tre volte “director’s of the year” in Italia. Nel 1988 ha diretto il thriller "Sotto il Vestito Niente 2" e nel 2007 ha diretto un Horro americano intitolato "The Deaths of Ian Stone".

tratto da www.dariopiana.com

 

 

L. R. : In passato per molti anni hai lavorato come illustratore e fumettista. Che ricordi hai di quell'esperienza ? Hai rimpianti ?

D. P. : Fare il regista è decisamente gratificante ed emozionante, ma devo dire che il disegno spesso mi manca. Come disegnatore in Italia non hai vita facile, quindi, al di là della passion , ti scontri con una realtà difficile e le cose migliori le fai per te stesso. Però oggi, a parte i miei storyboards e qualche schizzo per i film, non ho più tempo per disegnare e mi manca moltissimo la sensazione "fisica" che ti procura la matita sulla carta.

L. R. : Sei uno dei registi italiani più attivi nel settore pubblicitario. Sei arrivato a realizzare 400 spot. E' un lavoro che ti soddisfa in pieno o in qualche modo ti limita ? Mi spiego meglio : immagino che il sogno di qualsiasi regista sia quello di girare film. E' quello che vorresti fare in futuro se ci sarà la possibilità o realizzare spot è quello che più ti piace ?

D. P. : E' quasi un'ovvietà dire che per un regista fare il cinema è il punto d'arrivo, il problema che non è una cosa facile da perseguire, quindi diciamo che lo spot è il surrogato più vicino... Lo spot è più difficile per i limiti di tempo narrativi che ti vengono posti dal mezzo stesso, è quindi una palestra eccezionale che ti offre un'infinità di esperienze differenti ed inusuali. Ancora oggi, dopo tutti quegli spot, a volte mi trovo davanti a qualche problema da risolvere mai incontrato prima. Il mio obiettivo sarebbe quello di fare il cinema regolarmente, ma anche in quel caso, non smetterei di fare spot, per la ragioni di cui sopra. Ridley Scott, David Fincher, Tony Scott e molti grandi del cinema contemporaneo continuano a fare spot.

L. R. : In molti spot che hai realizzato c'è un abbondante uso di effetti speciali, spesso digitali. E' una tua passione ?

D. P. : Contrariamente a quello che pensa chi mi conosce professionalmente, non sono un grande fan degli effetti speciali. E' un processo lungo e noioso, il fatto è che non amo avere limiti espressivi, quindi ho fatto di necessità virtù imparando ad usarli in tutte le possibili declinazioni. Questo mi permette di raccontare quello che ho in mente senza limitarmi perchè non conosco il mezzo. Trovo estremamente frustrante dipendere da chi fa gli effetti speciali, sarebbe come se un pittore affidasse la sua tavolozza al suo assistente affinchè dipinga in vece sua...

 

L. R. : Nel 1988 hai realizzato un thriller intitolato "Sotto il vestito niente 2". E' un lavoro che ricordi con piacere e con soddisfazione ?

D. P. : Ho diretto "SVN2" quasi 20 anni fa, ero un ragazzino di 29 anni e non sapevo quello che facevo... Scherzi a parte devo dire che fu un'esperienza devastante in tutti i sensi, fisicamente, psicologicamente e professionalmente. Onestamente non ero molto convinto di farlo, ma la produzione mi allettò con la promessa di un film molto più interessante per potere fare il quale avrei dovuto dimostrare capacità "tecnica" e avere successo... Il film ebbe successo ma il fantomatico "secondo film" non si fece mai e rimasero solo le avvelenate critiche sui giornali. Fu una grande delusione, il film non era niente di eccezionale: trama scontata, belle donne, un prodotto puramente commerciale, ma la fattura era decisamente superiore alla media dei film Italiani e io contavo su questo per avere la patente di qualità. Con una sceneggiatura adeguata, avrei saputo dare molto di più. Mi dimenticai che in Italia nel cinema l'attenzione alla forma e al mercato è un peccato mortale che non ti perdonano. Così mi sono allontanato dal cinema Italiano estremamente deluso e forse per sempre.

L. R. : Veniamo al tuo ultimo lavoro : un lungometraggio americano coprodotto da Stan Winston, da pochi giorni uscito negli Stati Uniti. Il titolo è "The Deaths of Ian Stone". Dal trailer promette molto bene e le prime recensioni sembrano molto positive. Parlaci un po' di questo progetto.

D. P. : Il budget era ridotto e avevamo poco tempo, ma la sfida era allettante e non potevo perdere l'opportunità di girare un film per il mercato USA (che copre tutto il mondo...). Oltretutto Stan mi ha lasciato tutta la libertà necessaria e questo non è comune in USA. Il film non è quello che si può definire un horror tipico, è più come un'episodio allungato di "Ai confini della realtà", una love story dove i cattivi, anzichè una banda di teppisti, sono creature nere e fumose che possono alterare la realtà, costruendone altre alternative. Il protagonista della storia infatti viene ucciso da una di queste creature per risvegliarsi in una altra vita dove è una persona diversa fino a quando viene ucciso ancora ...ed ancora...ed ancora, e tutte le volte che si risveglia è sempre più debole e disperato. Devo dire che più dei mostri o del sangue (non ce n'è molto) è questa situazione angosciante a coinvolgerti. E' un film basato più sulle atmosfere e sui caratteri che sugli effetti speciali ed il “gore”... Ed è questo che probabilmente ha colpito il pubblico positivamente. Onestamente alla fine quando lo abbiamo visto in proiezione abbiamo pensato di avere sbagliato: è troppo sofisticato e privo di "splatter" per piacere al pubblico che ama SAW o HOSTEL... Ma abbiamo avuto torto, proprio per questo a quanto pare è piaciuto... Incrociamo le dita!!

L. R. : Come sei arrivato a realizzare un film negli Stati Uniti ? Speri di continuare a lavorare oltreoceano ? Magari con un altro Horror ?

D. P. : E' successo che, mentre facevo alcuni grossi spot negli USA, un agente americano mi contattò manifestando grande interesse nel mio lavoro, trovava estremamente vincente, per il mercato cinema USA, il connubio reigsta/illustratore... Io, che avevo ormai riposto nel cassetto il sogno del cinema, mi ritrovai a Hollywood a parlare con un grosso Agente di cinema. E la cosa divertente è che tutto quello che in Italia viene considerato un pericoloso handicap (la visualità, la tecnica, l'attenzione alla forma etc.) , là è un plus non da poco. Così incontrai vari produttori, alcuni anche molto famosi, tra i quali il mitico Stan WInston che naturalmente un'ex illustratore come me amante del Fantasy e dell'Horror non poteva non conoscere. Stan è una persona eccezionale e abbiamo instaurato un fantastico rapporto professionale e umano (ho un sacco di foto fatte accanto ai vari Predator, Aliens, Dinosauri ecc.. nel suo studio). Lui mi volle per dirigere questo film prodotto dalla AfterDark (Lionsgate ) e la Odyssey di Londra.

L'obiettivo è certamente quello di fare altri film in USA. Al momento sto lavorando su svariati progetti molto differenti tra loro :
- un thriller psicologico molto complesso con una piccolo risvolto soprannaturale alla fine. Siamo alla ricerca di un attore di nome.
- una storia per famiglie che è un mix tra RITORNO AL FUTURO e GOONIES ;
- una "noir" che si svolge negli anni '30 a S.Francisco, in sintonia con tutte le classiche regole del noir per poi mischiarsi con l'horror più classico. Diciamo che Marlowe incontra Anne Rice ;
- un film sui licantropi che reinventa il genere completamente. La miglior sceneggiatura sull'argomento, a mio parere, dopo WOLF MAN degli anni '40.
Comunque fare film è sicuramente un'impresa difficile anche quando hai successo, ma il farlo in America è una sfida eccitante perchè non devi appartenere a qualche lobby politica o culturale per realizzare il tuo progetto, devi solo convincere qualcuno che il tuo progetto ha potenziale e tu sei il regista migliore per realizzarlo : MERITOCRAZIA, che bella parola, sconosciuta da noi!!

Intervista a cura di Lorenzo Ricciardi

 

FILMOGRAFIA REGISTA

2007 - THE DEATHS OF IAN STONE

1988 - SOTTO IL VESTITO NIENTE 2