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Intervista a GIOVANNI LOMBARDO RADICE a cura di Lorenzo Ricciardi

Foto di Federico Riva <federiva@infinito.it>

 

GIOVANNI LOMBARDO RADICE (23/09/54, Roma), attore, regista, traduttore, sceneggiatore, si è formato nella redazione della rivista "Sipario", come assistente volontario al Piccolo di Milano per "Il Campiello" di Giorgio Strehler e allo Stabile di Torino con Aldo Trionfo. E' stato per molti anni direttore artistico della cooperativa Società per Attori e del Teatro della Cometa di Roma. Ha messo in scena opere di Shakespeare, Marivaux, Lorca, Strindberg, Scarpetta. Negli anni '85-'95 si è concentrato soprattutto sul repertorio contemporaneo, contribuendo alla scoperta italiana di autori inglesi e americani (Ayckbourn, Gurney, Griffin, Keveson, Durang, Keatley). Come responsabile artistico di una compagnia e di una sala teatrale ha ampiamente promosso la drammaturgia italiana. Ha fatto parte della giuria del Premio I.D.I. "Autori Giovani". Come attore, oltre alla frequente presenza in scena nei suoi spettacoli, è stato diretto, fra gli altri, da Aldo Trionfo, Giancarlo Cobelli, Marco Mattolini. E' stato anche interprete di numerosi film e sceneggiati televisivi. E' stato direttore e docente del Centro Internazionale La Cometa per la formazione ai mestieri dell'attore e del regista e docente di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia. Come sceneggiatore, è stato co-autore di numerose serie televisive, tra cui "Aeroporto Internazionale", "I Ragazzi del Muretto", "Amico Mio", "L'Avvocato delle Donne", "Mamma per caso", "Sei forte Maestro". Ha scritto un libro, "Bello e Impossibile", pubblicato da Mondadori.

tratto da www.giovannilombardoradice.com

 

L. R. : Nella tua lunga carriera di artista hai fatto l'attore (di cinema e a teatro), lo sceneggiatore, l'autore e il regista. Qual è però il ruolo che più ti piace fare ?

G. L. R. : Mi piacciono tutti, ma con delle differenze. Recitare è una droga, non potrei farne a meno e in realtà mi diverto quasi sempre, soprattutto al cinema, anche se il film o il prodotto tv non è il massimo. Io sono zingaro nell'anima, mi piace l'aspetto da carrozzone del set, i cambiamenti continui, il senso di avventura in progress. E adoro le maestranze, mi interessano i loro diversi lavori, i modi che hanno di risolvere i problemi. E poi con il cinema spesso si viaggia (cosa che da “turista” evito accuratamente di fare) e si entra in contatto con realtà diverse. Io sono molto curioso, di tutto. A teatro è diverso, nel senso che la qualità del prodotto è più essenziale al divertimento e, una volta che ci sei, quello è, uguale, per molto tempo. Una brutta scena di un brutto film sta in 24 ore, un brutto spettacolo ti tiene dentro per un mese di prove e almeno un mese di repliche. E allora è dura. Lo sceneggiatore l'ho fatto, con crescente nausea, fino al 2001, momento in cui, dall'oggi al domani, ne Rai ne Mediaset mi hanno più chiamato neanche per scrivere la lista della spesa. Cos'è successo nel 2001? …. Le due torri, ma non credo c'entrino …. E poi? – Avanti, un piccolo sforzo ….. Ecco, ci siete arrivati? Allora, forse sarà paranoia da perseguitato o forse sarà che mi sono fatto la fama di rompicoglioni perché non mi metto a pecora davanti a qualunque cretinaggine dica un papavero di Berlusconi. Fatto sta che è un capitolo chiuso, almeno che non vengano tempi migliori, cosa di cui dubito. E non mi manca per niente, ai livelli in cui lo facevo negli ultimi tempi. I soldi sì, mi mancano molto. Ma come ha detto un Signore a cui dovremmo pensare più spesso, non si possono servire insieme Dio e Mammona. Sulle regie a teatro sono iper-selettivo. Mai o quasi mai fatto una marchetta. Come dice il mio amico e Maestro Carlo Cecchi, il palcoscenico è un luogo sacro. E allora mi può capitare di fare qualche cosa di non eccelso in quanto fedele (attore), ma in quanto officiante del rito (regista) evito. Faccio i testi che mi piacciono con gli attori che mi piacciono. Punto. Infatti sono tanto stimato a chiacchiere e lavoro molto poco. Per autore cosa intendi? Scrivere libri? Ne ho scritto uno solo e scrivere mi piace molto, ma per farlo devo lottare contro la pigrizia e la dispersività del mio carattere. Ma sto migliorando. Poi ci sono le traduzioni e quelle vanno sempre bene. Se il testo teatrale che traduco è sublime è più divertente, ma anche se è una fregnaccia qualche stimolo e qualche sfida esce sempre fuori. Se poi è Shakespeare, di cui ho tradotto la metà dei Sonetti e Il Mercante Di Venezia, entro direttamente in comunicazione col Divino e quindi …. Cosa di meglio?

L. R. : Hai iniziato la carriera cinematografica come attore in diversi film Horror. E' stata una scelta dettata esclusivamente dal bisogno economico o hai sempre avuto la passione per questo genere di film ?

G. L. R. : Money, money, money. Io non amo affatto l'horror, inteso come gore e splatter. Mi fa paura, mi dà fastidio, non mi stimola. Mi piacciono moltissimo i thriller, quelli sì (da Hitchcock fino a Seven ), le storie di fantasmi e le storie gotiche e sono un avido lettore di gialli. Agata Christie la so a memoria e giù fino a Montalbano e al recente genio spagnolo, Alicia Gimenez Bartlett. Ma di zombies e putredini, come spettatore, faccio a meno. Il che non toglie che invece, come attore, certi ruoli in quei film mi siano piaciuti. Un personaggio interessante è interessante in qualunque contesto.

 

L. R. : Hai lavorato con registi tra i più famosi e produttivi del cinema Horror nostrano : Fulci, Lenzi, Margheriti, Deodato, Martino, Soavi, Bava. Di chi hai il più bel ricordo ? Con chi hai avuto maggior feeling  ?

G. L. R. : L'oscar del feeling va a Antonio Margheriti (meraviglioso squisito signore) alla pari con Michele Soavi che però non può essere paragonato ad Antonio in termini di rapporto personale. Con Michele siamo stati come fratelli e anche se poi la vita frenetica divide, sappiamo di esserci uno per l'altro in qualunque momento o bisogno. E questo naturalmente, anche sul set cambia i rapporti.

L. R. : Oltre a "Cannibal Ferox" di Lenzi, c'è stato qualche altro ruolo che non hai particolarmente amato ?

G. L. R. : Nell'horror non direi. Nel “normale” invece ce n'è uno che non è che non ho amato, perché il film era un capolavoro assoluto, ma soffrivo a farlo per l'orrore che il personaggio incarnava. Ed era il cameo che ho fatto in “Prendimi l'anima” di Roberto Faenza. Un ufficiale sovietico stalinista che distrugge un asilo per bambini mentalmente disabili e prende a schiaffi l'eroica fondatrice del medesimo, la grande Sabine Spielrein. Non so cosa abbia provato Bruno Ganz a interpretare Hitler, ma non credo che interiormente sia stato bene.

 

L. R. : Sei conosciuto nel mondo anche per le tue morti crudeli e spettacolari sul set. Ti divertivi a girare certe scene ?

G. L. R. : No, divertimento non è la parola che userei. Sono scene difficili, scomode anche dal punto di fisico (e meno male che ero e ancora sono molto allenato). In quel tipo di film sono scene cruciali e tutti sono nervosi al momento di girarle. A volte certi effetti si possono fare una volta solo e sei gravato di responsabilità …. No, divertimento proprio no. E poi morire e fare l'amore sono due cose difficili da interpretare. Morire perché non sai com'è veramente e fare l'amore perché devi chiederti come lo farebbe il personaggio e la psiche un po' si impiccia.

L. R. : Quali sono i tuoi progetti futuri ? Dopo "The Omen" di John Moore, tornerai come attore sul set di qualche altro Horror, magari ancora americano ?

G. L. R. : Dovrei fare un film inglese tra poco. Uso il condizionale perché non ho firmato il contratto, ma credo che andrà in porto. Ma non è un horror. E' un thriller d'azione. Molto violento (troppo, a gusto mio), ma scritto benissimo. Il mio ruolo è un cameo iniziale, ma interessante e poi io se una cosa mi piace ed è fatta da persone entusiaste e intelligenti non sto tanto a guardare il numero delle battute. In Dear Old USA io dovrei andarci, stare sei mesi a Los Angeles e vedere che succede. Sono anni che me lo dico e che persone esperte me lo consigliano. Ma ho la mia vita, i figli, che più son grandi e più son problemi, il cane... E poi io Los Angeles non la sopporto. Basta solo il fatto che non guido l'automobile. E non credo che appena arrivato mi darebbero l'autista personale….

 

L. R. : Sei soddisfatto fino a questo momento della tua carriera e dei tuoi lavori ? Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa o rifaresti le stesse scelte ? 

G. L. R. : Guarda, per quanto sia un'affermazione molto azzardata, direi che sono soddisfatto della mia vita. Nel senso che, rispetto ad alcune scelte nodali, che forse mi hanno anche nuociuto, soprattutto professionalmente, se tornassi indietro le rifarei. Avrei sicuramente potuto avere una carriera molto più “brillante”, ma per farlo me ne sarei dovuto occupare e non avrei dovuto essere dispersivo, come invece sono. Ma a me va bene così e ancora, se Dio me lo concede, qualche anno di produttività ce l'ho. Magari faccio come il meraviglioso Camilleri e divento famoso a settant'anni passati. Vai mai a sapere. L'unica cosa di cui sono certo è che, se tornassi indietro, lotterei molto più di quanto abbia fatto per mantenere in piedi il gruppo stabile di attori con cui ho lavorato in teatro dal 1986 al 1991. Era una compagnia meravigliosa, e non sono solo io a dirlo, ancora ricordata e rimpianta dagli appassionati. Fra Alessandra Panelli, Mauro Marino, Stefano Viali, Giannina Salvetti, Barbara Porta, Gianfranco Candia, Claudia Della Seta e il sottoscritto c'era un'intesa professionale e umana che non credo ritroverò più.


L. R. : Un'ultima domanda : se potessi scegliere, in quale film Horror o di altro genere ti sarebbe piaciuto recitare ? E accanto a quale attore/attrice ?

G. L. R. : Santo cielo…. Ci vorrebbe una risposta lunga come la Bibbia…. Beh avrei adorato essere il replicante di Rutger Hauer in Blade Runner e il marito di Anna Karenina in qualunque versione cinematografica e molti personaggi di Shakespeare realizzati sullo schermo e…. Non finirei mai. Avrei voluto essere diretto da Luchino Visconti, che invece ho fatto solo in tempo a conoscere prima che morisse (ma il ricordo è indelebile). E se il salto generazionale lo avesse reso possibile mi sarei tagliato una mano per recitare con Vivien Leigh e con Sir Laurence. Oggi reciterei con devota ammirazione con Jeremy Irons e Danny Dee Lewis. E con molti altri, ma sarebbe troppo lungo.

Intervista a cura di Lorenzo Ricciardi

 

FILMOGRAFIA HORROR

2006 - THE OMEN - Padre Spiletto

1991 - LA SETTA - Martin Romero

1991 - BODY PUZZLE - Morangi

1989 - LA CHIESA - Reverendo

1988 - UN DELITTO POCO COMUNE - Padre Giuliano

1987 - DELIRIA - Brett

1981 - CANNIBAL FEROX - Mike Logan

1980 - LA CASA SPERDUTA NEL PARCO - Ricky

1980 - PAURA NELLA CITTA' DEI MORTI VIVENTI - Bob

1980 - CANNIBAL APOCALYPSE - Charlie Bukowski

 

Ringrazio il grande Giovanni Lombardo Radice per la sua gentilezza e disponibilità !

 

 

 

 

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