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Intervista a DARDANO SACCHETTI a cura di Lorenzo Ricciardi
DARDANO SACCHETTI (27/6/1944, Roma) Appassionato fin da piccolo di cinema. Nel 1966, a soli 22 anni, entra a far parte di una compagnia teatrale, con la quale gira tutta l'Italia. Nel 1968 poi, dopo lo scioglimento della compagnia, conosce un gruppo di ragazzi che volevano fare cinema. Da quel momento comincia a scrivere storie e sceneggiature. Nel 1969 conosce per caso Dario Argento mentre sta lavorando per "L'Uccello dalle Piume di Cristallo" e inizia a lavorare per lui nel suo film successivo, "Il Gatto a 9 Code" (più in avanti lavorerà anche per Argento con "La Chiesa", "Demoni" e "Demoni 2"). Nel 1971 conosce anche Mario Bava e lavora per lui in "Reazione a Catena" e poi nel 1977 in "Shock". Dopo una serie di polizieschi di Umberto Lenzi, Michele Massimo Tarantini e Stelvio Massi torna al giallo con "Sette Note in Nero" nel 1977. Con questo film inizia una lunga collaborazione con il regista Lucio Fulci, e i due daranno vita a veri e propri capolavori Horror : "Zombi 2", "Paura nella Città dei Morti Viventi", "Quella Villa Accanto al Cimitero", "L'Aldilà" e "Lo Squartatore di New York". Lavora anche con Antonio Margheriti, in uno dei suoi più belli e più riusciti Horror, "Cannibal Apocalypse", e ne "L'Ultimo Cacciatore", e con Ruggero Deodato in "Camping del Terrore" e "Inferno in Diretta". Nella seconda metà degli anni 80 inizia poi a lavorare per diversi film con Lamberto Bava, sodalizio terminato poi con "The Torturer". Al momento è impeganto in sceneggiature e soggetti per sceneggiati televisivi.
L. R. : Fai lo sceneggiatore da più di 35 anni. Ma ti ricordi quando e come è cominciata questa tua passione ? D.
S. : La passione per il cinema l'ho avuta sin da bambino.
Andavo al cinema da solo a nove/dieci anni nella sala parrocchiale
vicino casa. Entravo alle due del pomeriggio e uscivo la sera alle
otto, vedevo i film anche due, tre volte di seguito. Per me lo schermo
era una sorta di magia. A sedici, diciassette anni studiavo la dislocazione
dei cinema e gli orari in modo da vedere tre, quattro film diversi
nello stesso pomeriggio entrando ed uscendo dai locali. Ma fino al
1969 (incontro con Dario) non ho mai pensato di fare cinema come professione.
E' stata una scoperta casuale.
L. R. : E' vero che intorno alla metà degli anni 60 hai lavorato come attore e sceneggiatore con una compagnia teatrale in giro per l'Italia ? Perchè hai abbandonato il teatro poi ? D. S. : L'incontro con la compagnia teatrale è stato casuale, ma sono rimasto affascinato da quel gruppo di ragazzi e ragazze che vivevano praticamente in comune passando diciotto, venti ore dentro un teatro. Con loro ho fatto cose incredibili (conoscere Picasso, che ci ha regalato un quadro per autofinanziamento) recitare Brecht e scoprire la differenza tra leggere un testo e metterlo in scena... la compagnia si è sciolta... e da lì, era il 68, ho incontrato a Torino un gruppo di ragazzi che volevano fare cinema. Lì per una settimana mi sono visto tutto il new american cinema (mekas and company) e ho capito cosa fosse il cinema sperimentale, e dal momento che ho sempre scritto storie, ho cominciato a dare una mano, ma solo per amicizia, ad un paio di amici che avevano difficoltà a scrivere soggetti...
L. R. : Nel 1969 hai conosciuto Dario Argento mentre stava lavorando per "L'Uccello dalle Piume di Cristallo". Con lui collaborasti alla stesura di una serie di sceneggiature che non furono mai realizzate. Poi dopo il successo al botteghino del suo film scrivesti la sceneggiatura de "Il Gatto a 9 Code", che non ebbe però il successo sperato. D. S. : Anche l'incontro con Dario è stato casuale, non ero io che volevo collaborare con lui, ma Luigi Collo, un mio amico di Torino, io mi limitavo ad accompagnarlo... fu quasi per scommessa che scrissi il soggetto de "Il gatto a nove code" (sette/otto paginette) che piacquero prima a Dario, poi a Lombardo, il produttore, e in quel momento di fatto cominciò la mia carriera... con Dario avevo scritto una sceneggiatura "montesa", una sorta di Easy Rider italiano su una coppia che andava in Spagna in autostop per comprare una motocicletta montesa, ma si fermava ad Amsterdam in una comune... e un soggetto, imposto da Lombardo, tipo il film della Wertmuller "Quando le donne avevano la coda" (allora Dario non aveva scoperto di voler fare il regista solo di gialli, ma voleva fare un pò di tutto... il giallo glielo imposero i produttori, lui cercò di liberarsi facendo "Le cinque giornate" con Celentano ma gli andò male).
L. R. : Come fu lavorare accanto ad Argento, considerando che collaborasti con lui successivamente anche per "Demoni", "Demoni 2" e "La Chiesa" ? E' stato più facile lavorare con lui come regista o come produttore ? Come consideri la sua carriera cinematografica ? D. S. : Agli inizi, i primi due/tre mesi fu una vera passeggiata fatta in grande amicizia e sintonia, si stava insieme tutti i giorni, si faceva vita comune, si parlava sempre e solamente di cinema... poi ci fu la lite, clamorosa, violenta, che segnò i nostri rapporti per sempre... Lui mi escluse dal film (già allora voleva i titoli : un film scritto e diretto da...) io mi incazzai, scrissi una lettera ai giornali, insomma fu una cosa pesante...
L. R. : Dopo "Il Gatto a 9 Code" fosti scelto dal grande Mario Bava prima per "Reazione a Catena" (soggetto) e poi per "Shock" (soggetto e sceneggiatura, insieme al figlio Lamberto, a Barbieri e a Brigenti). Cosa ti ricordi di queste esperienze ? Bava era una persona molto esigente ? D. S. : Non sono stato scelto da Bava, la lite con Dario finì sui giornali e Zaccariello, produttore di Mario Bava, mi chiamò, loro dovevano fare un film e non avevano una storia (Mario non ha mai scritto una riga e non aveva idea di cosa fare, pescava molto dalla letteratura, si affidava alle storie di altri, poi quando capiva il soggetto si scatenava con la fantasia ; al contrario io sono sempre stato famoso e per questo ho lavorato tanto per la mia capacità di inventare storie, scrivevo anche due/tre soggetti al giorno e quasi tutti buoni... scrissi il soggetto di "Reazione a catena" e poi non tanto la sceneggiatura ma l'invenzione delle morti insieme a Mario fu qualcosa di entusiasmante... io le suggerivo (quella sulla sedia a rotelle all'inizio) e lui poi cominciava a pensare come realizzarla e dava corpo alla mia e alla sua fantasia, fu un incontro entusiamante che mi fece capire molte cose... Mario era padrone del cinema, dei tempi, delle atmosfere e da lui ho "succhiato" molto come un vampiro... Scrissi anche il soggetto (io da solo, come sempre anche se poi ci hanno messo la firma un sacco di persone) il soggetto di "Shock", che fu però realizzato cinque anni dopo e fu occasione della mia prima lite con Lamberto, che approfittando della sua posizione di figlio ed aiuto regista, mise il suo nome davanti a tutti e più grande senza aver scritto neanche una riga...
L. R. : Sei però famoso soprattutto per aver lavorato insieme al maestro Lucio Fulci. La vostra collaborazione iniziò con "Sette Note in Nero". E' vero che fu una lavorazione molto tormentata ? Quali furono i motivi ? D. S. : Dopo Bava, mi chiamò Dino De Laurentiits che mi fece un contratto in esclusiva per tre anni, purtroppo Dino dopo un anno e mezzo fu costretto ad andare in America... così suo fratello Luigi e suo nipote Aurelio mi chiamarono per collaborare con Fulci e Gianviti per scrivere la sceneggiatura di "Terapia mortale" tratto dal romanzo di Vieri Razzini. il romanzo era un giallo particolare, poco thriller e molta psicanalisi... erano già sei mesi che Gianviti e Fulci cercavano di venirne a capo enza riuscirci... la realtà è che Fulci aveva una "impostazione" da giallo classico, grande amante e conoscitore di Agatha Christie, ma intanto era esploso il "fenomeno" Argento ed io ero stato chiamato a portare un pò di thriller all'Argento... dopo un paio di mesi passati a lavorare su "Terapia mortale", il romanzo fu messo da parte. Fulci disse che gli sarebbe piaciuto fare un film sul destino perchè al destino non si sfugge, io feci una scommessa con lui e gli inventai su due piedi il plot di "Sette note in nero"... ma finita la sceneggiatura (era il 75) non ci siamo più visti... Lavorare con Fulci era molto faticoso... non aveva una mente aperta e creativa come Bava, ma era più razionale, doveva capire, costruire (sapeva leggere benissino le sceneggiature, cosa che Mario non sapeva fare, e possedeva una tecnica di base molto solida, sapeva girare bene ma in modo classico...)
L. R. : Continuasti a lavorare con Fulci in altri suoi importanti film, soprattutto nel suo "periodo Horror" : "Zombi 2", "Paura nella Città dei Morti Viventi", "Quella Villa Accanto al Cimitero", "L'Aldilà", "Lo Squartatore di New York" e "Manhattan baby". Qual è tra questi, secondo te, il tuo soggetto e la tua sceneggiatura migliore ? E a quale sei maggiormente affezionato ? Guardandoli a distanza di oltre 20 anni che effetto ti fanno ? D. S. : Nel 79 scrissi "Zombi 2", a dirigere quel film dopo il no di Castellari e Marino Girolami, fu chiamato Fulci... il film fu un successo strepitoso e in quell'occasione Fulci scoprì l'horror... e scoprì di avere un talento per quel genere che fino a quel momento non sapeva di avere... fu l'inizio di una collaborazione che durò due, tre anni ma che dette nel bene e nel male dei buoni frutti... lavorare con Lucio era sempre molto faticoso (non attraversava un buon momento esistenziale e si portava dietro una serie di malumori che inevitalmente contaminavano anche i rapporti di lavoro, ma Lucio di fondo era onesto e, aldilà degli scazzi, sapeva riconoscere la qualità del lavoro, delle idee... cominciò ad uscire dagli schemi classici ("Paura nella città dei morti viventi" risente ancora di quegli schemi)...
D. S. : Con Umberto ho fatto otto/nove film, anche un paio di strane commedie (che lui non sapeva fare ed io non amavo: "Scusi lei è normale ?", "Pierino" ecc...) ma sui polizieschi Umberto è un signor regista, forse uno dei migliori, se avesse curato un pò di più i caratteri dei protagonisti avrebbe fatto qualche capolavoro... ne sono sicuro... con lui ho lavorato benissimo, mai uno scazzo o un problema...
L. R. : Hai avuto anche l'onore di lavorare con Margheriti in "Cannibal Apocalypse" e "L'Ultimo Cacciatore". Cosa ti ricordi di questo grande maestro ? Com'è stato lavorare con lui ? D. S. : Margheriti mi ha sempre guardato come se fossi un marziano, lui per esempio non ha mai capito le potenzialità di "Cannibal Apocalypse"... era molto scettico... e molto classico, infatti dopo i due film fatti insieme lui ha preferito fare una serie di film di guerra ambientati nelle Filippine molto schematici... anche lui padrone di una grande tecnica, come Fulci, più ambizioso di Fulci ma con minor tensione sui film... Fulci li viveva come una sfida... Margheriti, un pò come Sergio Corbucci, amava divertirsi mentre lavorava senza crearsi ansie...
L. R. : È vero che certe volte capitava che tu dovessi scrivere da zero un film che era già stato venduto in tutto il mondo senza che ne esistesse neanche il soggetto ma solo il titolo e la locandina ? D. S. : Succedeva nel cinquanta per cento dei casi... allora il cinema era un cinema da guerriglia che nasceva per caso, improvvisamente e si metteva in moto una macchina infernale... assolutamente artigianale, basata sulle tue sole forze... io ero capace di scrivere anche due giorni di seguito senza fermarmi mai (due bottiglie di vodka al giorno ed una stecca di marboro e il giradischi che andava senza fermarsi mai... Doors, Rolling, Dylan, Elvis, ecc...)
L. R. : Una delle tue più lunghe collaborazioni, oltre a Fulci, fu Umberto Lenzi, con il quale lavorasti in alcuni gialli, ma soprattutto in polizieschi di grandi successo. Che ricordi hai di Lenzi ? E come consideri questi tuoi lavori ? D. S. : Con Umberto ho fatto otto/nove film, anche un paio di strane commedie (che lui non sapeva fare ed io non amavo: "Scusi lei è normale ?", "Pierino" ecc...) ma sui polizieschi Umberto è un signor regista, forse uno dei migliori, se avesse curato un pò di più i caratteri dei protagonisti avrebbe fatto qualche capolavoro... ne sono sicuro... con lui ho lavorato benissimo, mai uno scazzo o un problema...
L. R. : Secondo te, dopo i fasti degli anni 60, 70 e 80, perchè è definitivamente morto il cinema di genere in Italia ? D. S. : Semplicemente perchè non ci si guadagna più... già allora si guadagnava molto poco, ma qualcosa si vedeva... oggi si perdono solo soldi e a nessuno piace buttare soldi... oggi in Italia nessuno finanzia un progetto di genere... ma succede anche nell'industria... nessuno compra cellulari italiani o televisori italiani o computer Olivetti...
L. R. : Potessi tornare indietro : quale sceneggiatura (o soggetto) ti rifiuteresti di scrivere e quale invece riscriveresti in modo diverso ? D. S. : Il "Pierino" di Lenzi e di Sandro Metz, che in effetti non ho mai scritto, ma ho dato la mia firma... per il resto non mi sono pentito di niente... a parte di aver dato un'ottima sceneggiatura al produttore Martino, che ha chiamato Lamberto Bava che ha poi realizzato quella "cosa" che si chiama "The Torturer"...
L. R. : Quali sono i tuoi progetti per il futuro ? Sei al lavoro per qualche altra sceneggiatura o soggetto al momento ? D. S. : Sì, ho appena finito una fiction per Rai1 che dirigerà Michele Soavi, sto scrivendo una sceneggiatura per la seconda serie di "Crimini", ho un progetto con Eronico che mi piace molto e sto finendo la bibbia per una serie poliziesca molto cazzuta... poi ho due horror che mi piacciono molto ma che non riescono a trovare finanziatori... ah, sto scrivendo una raccolta di racconti... Intervista a cura di Lorenzo Ricciardi
FILMOGRAFIA HORROR 2005 - THE TORTURER 1990 - KILLER CROCODILE 2 1989 - KILLER CROCODILE 1989 - LA CHIESA 1989 - IL GIOKO 1988 - A CENA COL VAMPIRO 1988 - QUELLA VILLA IN FONDO AL PARCO 1988 - LA CASA DELL'ORCO 1988 - IL MAESTRO DEL TERRORE 1987 - CAMPING DEL TERRORE 1987 - SPETTRI 1987 - PER SEMPRE 1987 - UNA NOTTE AL CIMITERO 1986 - DEMONI 2 1986 - MORIRAI A MEZZANOTTE 1985 - DEMONI 1985 - NUDO E SELVAGGIO 1985 - INFERNO IN DIRETTA 1984 - BLASTFIGHTER 1984 - SHARK : ROSSO NELL'OCEANO 1984 - IMPATTO MORTALE 1983 - LA CASA CON LA SCALA NEL BUIO 1982 - AMITYVILLE POSSESSION 1982 - MANHATTAN BABY 1982 - LO SQUARTATORE DI NEW YORK 1982 - ASSASSINIO AL CIMITERO ETRUSCO 1981 - QUELLA VILLA ACCANTO AL CIMITERO 1980 - PAURA NELLA CITTA' DEI MORTI VIVENTI 1980 - CANNIBAL APOCALYPSE 1979 - ZOMBI 2 1977 - SHOCK 1977 - SETTE NOTE IN NERO 1971 - REAZIONE A CATENA 1971 - IL GATTO A 9 CODE
Ringrazio il grande Dardano Sacchetti per la sua gentilezza e disponibilità ! |
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