SPECIALE SU LUCIO FULCI - di
Lorenzo Ricciardi
“FULCI
VIVE… VIVE DENTRO DI NOI !”
«Alcuni
mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire
dal genere, tento di essere un terrorista del genere. Sto dentro,
ma ogni tanto metto la bomba che tenta di deflagrare il genere. Infatti
ne ho trascorsi tanti, di generi...»
Lucio Fulci (L'opera al nero. Il cinema di Lucio Fulci. Milano,
Nocturno, 2003)

In occasione del 12° anniversario della sua scomparsa riviviamo,
grazie alle parole e al contributo della figlia Antonella e dei suoi
più fidati collaboratori e colleghi, l’ “Universo
Fulci”. Un grande uomo, un grande professionista, che, con il
suo stile inconfondibile, ha fatto grande il cinema di genere in Italia
: western, commedie, gialli, horror, storici, fantasy. E lasciando
in ogni singolo genere un’impronta indelebile. FULCI LIVES !
Intervista ad Antonella Fulci

L.
R. : A distanza di 12 anni dalla scomparsa di tuo padre qual'è
il ricordo più vivo nella tua mente ?
A.
F. : La sua capacità di stupirmi anche nelle situazioni più
ordinarie. Con lui, anche andare a far la spesa diventava un'avventura,
un film con personaggi e interpreti da "affabulare" per
gioco, ed era spesso molto difficile evitare di scoppiare a ridere
di fronte ai suoi fantasiosi "exploit" oratori. Una volta,
davanti ai miei occhi, ha convinto un attore simpatico ma non molto
brillante, di essere (l'attore) un alieno, un'altra volta ha parlato
per ore ad un critico di un film canadese mai esistito, tanto che
il tizio ammise di non averlo visto, ma di averne sentito parlare
molte volte. Una specie di illusionista, divertentissimo da guardare
all'opera.

L.
R. : L'abbiamo conosciuto sul set e negli incontri pubblici, ma nel
privato che tipo era ?
A. F. : Un patriarca
molto speciale, che si godeva la vita tra lussi e tragedie, ma sempre
al limite. Odiava il grigiore, la banalità, forse troppo. Un
uomo libero, che mi ha insegnato che una vera passione guarisce ogni
male, del corpo e dello spirito. E aveva ragione.
L.
R. : Si è sempre parlato del suo rapporto un po' burbero e
autoritario con gli attori.
A.
F. : Hai dimenticato di aggiungere "(gli attori) cani e indisciplinati,
che si atteggiavano a divi", nel qual caso ti dò ragione,
li trattava come pezze da piedi senza neanche disturbarsi a dargli
un soprannome... Ma potrei elencarti una sfilza lunga così
di attori veri che hanno avuto un rapporto meraviglioso con lui, a
livello professionale e spesso anche personale.

L.
R. : Ha lavorato con i generi più disparati. Ma qual'era il
suo genere preferito ? E nella sua filmografia qual'era il film preferito
? E perchè ?
A. F. : Il western.
Il suo sogno mai realizzato era di girare un'inquadratura alla John
Ford ripresa da sotto gli zoccoli dei cavalli in corsa, e i campi
larghi, larghissimi, immensi, tipici dello stesso filone. Il suo film
preferito, però, era “Beatrice Cenci". Per la cronaca
anche il mio. Lo amava perché, obiettivamente, era il film
più "suo" che avesse mai fatto.
L.
R. : Secondo te qual è stato il contributo di Lucio Fulci nel
cinema di genere italiano ? E perchè è stato così
tanto bistrattato dalla critica in vita, ma così tanto amato
dai fan ?
A.
F. : Di aver fatto film che non lasciano mai, nel bene e nel male,
indifferenti, che hanno sempre "quel" momento che ti porti
dietro anche dopo il film. Quel suo essere oggettivamente "unico"
e riconoscibile anche nel panorama iper-prolifico del cinema di vent'anni
fa. I critici sono umorali, non fanno testo. A volte dimenticano di
aver scritto, vent'anni prima, peste e corna dello stesso film che
oggi definiscono "un piccolo classico". Come fai a fidarti?

L.
R. : Ti hanno sorpreso i tanti omaggi e le tante citazioni, fatte
nel corso degli anni, al cinema di tuo padre dai suoi colleghi italiani
e d'oltreoceano ? E' una cosa che ti rende orgogliosa ?
A. F. : Naturalmente
mi fanno molto piacere, ma il vero omaggio sarebbe dimenticare l'horror
per un attimo, per concentrarsi sul resto della sua carriera. Sarebbe
bello, ad esempio, che film come "Beatrice Cenci" circolassero
di più. In quel film c'è tutto il suo pensiero, la sua
rabbia civile e morale, il suo cinema al massimo livello, nel raccontare
una storia antica quanto spaventosamente attuale, per molti versi.
Invece ogni volta che partecipo ad eventi a lui dedicati, mi tocca
sorbirmi la stessa, trita e ritrita, trilogia degli zombi, che ormai
ne ho fin sopra i capelli e il prossimo che mi proietta “L’Aldilà”
lo picchio... C'est la vie... Mio padre, secondo me, non è
ancora stato scoperto.
Interviste a collaboratori e colleghi

Sergio Salvati (cinematographer) : Fulci è stato un
grande uomo di cinema, un grande regista, molto creativo ! Ha subito
dimostrato di avere grandi qualità. Frequentò il Centro
Sperimentale di Cinematografia e iniziò la sua carriera come
sceneggiatore e come aiuto regista a Steno e Monicelli. Poi passò
anche alla regia, abbracciando tutti i generi, con film che conquistavano
le sale e il pubblico. La critica invece l’ha sempre bistrattato,
perché considerava i suoi film delle pellicole di seconda categoria,
così come successe anche per altri grandi registi. Per fortuna
è stato acclamato, e ancora oggi lo è, dai fan di tutto
il mondo, perché in lui hanno visto sempre un grande artista,
un grande artigiano, ma capace di essere un grande professionista,
capace di fare splendidi film con pochissimi mezzi. Accanto a se,
poi, ha sempre voluto grandi professionisti per il trucco, per i costumi,
per la fotografia, tecnici di tutte le categorie. Voleva il meglio
e lo pretendeva da tutta la sua troupe. Era un gran chiaccherone e
borbottava spesso, ma sempre al fine di tirar fuori il meglio da tutti
noi e da se stesso per la riuscita del film.
Ho tanti ricordi di lui. Innanzitutto mi manca come uomo, oltre che
come regista (con lui ho fatto 11 film). Si era creato un bel gruppo
di lavoro insieme anche agli altri collaboratori storici. Non si risparmiava
mai, era un regista sempre presente. Incomprensioni tra di noi non
ci sono mai state, c’è sempre stato invece un dialogo
molto aperto, ci consigliavamo a vicenda, senza alcun problema.
Ho lavorato anche in quello che sarebbe stato il suo ultimo (inteso
come ordine di tempo) film, “M.D.C.”, che poi non ha potuto
girare perché scomparso prematuramente. Leggendo la sceneggiatura
cercavo di interpretare quello che lui desiderava, e ho cercato di
fare la fotografia giusta per il film, così come a lui piaceva.
Ho lavorato per “M.D.C.” come se avessi avuto vicino Lucio,
così come abbiamo sempre fatto durante la nostra lunga collaborazione,
soprattutto nella fase Horror, "Zombi 2", "Paura nella
città dei morti viventi" e "L'Aldilà",
oltre al capolavoro "Sette note in nero".

Massimo Antonello Geleng (production designer, art director, art department) : Ho lavorato con Fulci per tre film, tra cui “Paura nella città
dei morti viventi”, girato in parte in America e in parte a
Roma. Per questo film ho dovuto realizzare molti ambienti. C’è
stato un impegno scenografico non indifferente, avevo in piedi 5 o
6 costruzioni, tra Roma e l’America. E’ stato un film
molto faticoso, anche perché le aspettative erano alte, mirava
ad un grosso incasso e, soprattutto, considerando il cast, mirava
ad un’importante vendita internazionale. Ma alla fine sono rimasto
molto soddisfatto del mio lavoro e lo fu anche lui.
Fulci è sempre stato un grande regista, molto tecnico. Il nostro
è stato un rapporto di lavoro molto faticoso perché
Lucio pretendeva molto dalla sua troupe ! Lui ha sempre cercato, giustamente,
il massimo per tutto, non solamente per la scenografia. Ha sempre
tenuto tutti sulla corda, ma aveva ragione a comportarsi così,
in questo modo infatti tirava sempre fuori il meglio da ognuno dei
suoi collaboratori. Come uomo lo definirei un “burbero benefico”,
nel senso che lui apparentemente era un uomo aggressivo, pungente,
sagace, ma era anche molto buono ed un grande intrattenitore, oltre
ad essere anche un uomo colto.

Giannetto De Rossi (make-up and special effect artist) : Con
Fulci c’è sempre stato un rapporto stupendo, non ci sono
mai state incomprensioni. Lucio aveva un carattere particolare e so
che in altre situazioni c’erano stati dei contrasti, ma tra
me e lui è sempre filato tutto liscio. Di solito mi attenevo
a quello che c’era scritto sullo script, e quando mi venivano
delle idee diverse gliele sottoponevo e ci confrontavamo senza problemi,
così come quando lui doveva girare alcune scene con degli effetti
io lo consigliavo per una migliore riuscita della ripresa.
Era una persona molto spiritosa, ci facevamo delle gran risate insieme.
Era inoltre molto intelligente e colto.

Fabio Frizzi (composer) : Con Lucio Fulci c’è
stato un lungo rapporto di lavoro e di amicizia. Ci conoscemmo per
“I 4 dell’apocalisse”, un bel film western che non
era solo un western. Ero con il mio trio storico, “Bixio-Frizzi-Tempera”,
ero molto giovane ed estremamente entusiasta. Lucio era un regista
esigente, una persona che sapeva esattamente cosa voleva per il suo
film e che riusciva ad ottenere da artisti e tecnici il meglio. Non
faceva sconti a nessuno, ma era capace di guadagnarsi la stima dei
collaboratori.
Ho tanti ricordi di quel periodo, di lavoro e di rapporto personale,
che col passare del tempo si sono completamente mescolati: Lucio Fulci
è una delle persone cui sono più grato in assoluto.
Se vuoi imparare a fare un lavoro ci dev’essere qualcuno che
te lo spiega e io ho imparato tante cose da tante persone. Lucio è
quello che mi ha insegnato le più importanti, elementi essenziali
che mi sono serviti, nel tempo, per costruire le mie sicurezze professionali.

Dardano Sacchetti (writer) : Fulci mi disse una volta che gli
sarebbe piaciuto fare un film sul destino perchè al destino
non si sfugge, io feci una scommessa con lui e gli inventai su due
piedi il plot di "Sette note in nero"... ma finita la sceneggiatura
(era il 75) non ci siamo più visti... Lavorare con Fulci era
molto faticoso... non aveva una mente aperta e creativa come Bava,
ma era più razionale, doveva capire, costruire (sapeva leggere
benissino le sceneggiature).
Nel 79 scrissi "Zombi 2". il film fu un successo strepitoso
e in quell'occasione Fulci scoprì l'horror... e scoprì
di avere un talento per quel genere che fino a quel momento non sapeva
di avere... fu l'inizio di una collaborazione che durò due,
tre anni ma che dette nel bene e nel male dei buoni frutti... lavorare
con Lucio era sempre molto faticoso (non attraversava un buon momento
esistenziale e si portava dietro una serie di malumori che inevitalmente
contaminavano anche i rapporti di lavoro, ma Lucio di fondo era onesto
e, aldilà degli scazzi, sapeva riconoscere la qualità
del lavoro, delle idee... cominciò ad uscire dagli schemi classici.

Antonio Tentori (writer, critic) : Ho conosciuto Lucio Fulci
nel 1986 per un’intervista radiofonica. Era un autore che amavo
da sempre e abbiamo subito legato, scoprendo di avere gusti cinematografici
e letterari in comune. Nel tempo siamo diventati amici, la mia collaborazione
con lui è cominciata dopo qualche anno. Lucio era una persona
straordinaria, un uomo con una immensa cultura, un autentico vulcano
di idee e progetti da cui si comprendeva la sua grande passione per
il cinema.
Con gli attori Lucio era molto esigente, spesso burbero, ma lo era
con tutti perché faceva parte del suo carattere, però
sapeva anche essere molto comprensivo. Aveva le idee chiare su quello
che doveva girare, per cui sul set tutto doveva andare come lui voleva.
Lucio Fulci è stato, anzi, è uno dei registi più
importanti nell’ambito del cinema italiano di genere. Solo per
rimanere all’horror, il suo stile crudele e visionario è
stato ed è tuttora un fondamentale punto di riferimento per
il cinema internazionale. Quello della critica è un discorso
vecchio e tutto sommato inutile: il cinema di Fulci è stato
snobbato dalla critica ufficiale e osannato da quella specializzata.
Ma i critici che lo stroncavano non se li ricorda più nessuno,
mentre i film di Lucio Fulci continuano ad essere amati da un esercito
di fan in tutto il mondo.

Gianni
Garko (actor) : Con me si è comportato sempre in modo
attento, da regista che conosce l'animo dell'attore, che sa quanto
la concentrazione di chi recita su di un set sia problematica e influenzabile
da un atmosfera negativa. Sapeva mettermi perfettamente a mio agio.
Con gli altri, parlo della lavorazione di “Sette Note in Nero”,
era preccupato. Non certo con Ferzetti, grande, eccellente professionista.
Parlo della O'Neill e Porel. I due si presentavano spesso in ritardo,
circolavano voci non simpatiche sulle loro abitudini a proposito di
un abuso di sostanze non lecite, insomma problemi per i quali Fulci
era molto arrabbiato,perché temeva sia ritardi e sfori dei
piani di lavorazione, ma sopratutto difficiìoltà nella
resa dei personaggi da parte di interpreti non proprio mentalmente
equilibrati.
Gratitudine e simpatia umana mi legano alla persona di Lucio Fulci.
Un regista creativo, inquieto, colto, con interessi vivi per la pittura
e i buoni libri. Un artista autentico, con la mente libera da false
censure, un viaggiatore nel mondo delle paure ataviche, un coraggioso,
che sfidava la concezione distruttiva della morte, che egli esorcizava
per sé e per il suo pubblico.

Giovanni Lombardo Radice (actor) : Fulci era indubbiamente
un uomo complesso e dal carattere non facile, ma io ci andavo d'accordo.
Era colto, introspettivo e lo conoscevo già personalmente,
avendolo incontrato a casa di Duccio Tessari e Lorella De Luca, un
grande punto di incontro per la gente di cinema in quegli anni. Era
stato assistente di Visconti, aveva conosciuto il grande cinema e
rispettava il fatto che io venissi dal teatro. Ho assistito a grandi
scenate da parte sua, contro la produzione e contro colleghi capricciosi,
ma con me è stato sempre gentilissimo. Certo, si vedeva che
aveva sofferto e soffriva. Tragedie personali e l'amarezza di non
essere riconosciuto in patria come avrebbe meritato. Un uomo sicuramente
infelice e macerato, ma un grande professionista.

Cinzia Monreale (actress) : Il suo cinema è un insieme
di tante passioni. Ogni cosa che faceva era piena di passione. Aveva
un grande cuore ed era una persona molto generosa. Inoltre è
uno dei registi che mi hanno allevato, che mi hanno introdotto nel
cinema. Uno dei miei primi film è stato infatti il western
“Sella d’Argento” e poi ho lavorato con lui anche
ne “L’Aldilà”. Fulci non lasciava mai soli
gli attori neanche per un attimo. Era sempre presente. Ci sentivamo
continuamente guidati sul set. E nello stesso tempo ci lasciava liberi
di esprimerci.

Sergio Stivaletti (make-up and special effect artist, director) : Fulci lo incontrai poche volte di persona, ma lo sentii spessissimo
al telefono per discutere sugli effetti di “M.D.C.” ed
eravamo parecchio in sintonia. Parlavamo a lungo per esempio di come
fosse possibile realizzare delle persone completamente rivestite di
cera o dei problemi di produzione e dei finanziamenti, non si sapeva
ancora infatti quanto fosse il budget perché veniva ridotto
di settimana in settimana. E Lucio non era per niente contento. La
sua idea originale era quella di fare un film ambientato nella Torino
del 1900 con delle citazioni storiche importanti. Era molto bello
e interessante, anche se difficile da realizzare. Poi successe il
dramma, Lucio era già molto malato. Così mi fu affidata
la regia del film, ma ho preferito fare un taglio netto con quello
che sarebbe stato il film di Fulci, perché sarebbe stato un
danno al film ma in particolare a Lucio, imitando il suo stile e le
sue idee. Sarebbe stato stupido fare un film “alla Fulci”
se non sei Fulci, perché il suo stile era inimitabile.

Antonio Bruschini (critic) : Credo che al pari di altri autori
italiani, come Sergio Leone, Mario Bava e Dario Argento, Fulci sia
riuscito a riplasmare temi e generi cinematografici che prima di allora
erano stati patrimonio esclusivo di cinematografie straniere e a farlo
in maniera talmente personale e innovativa da venire a sua volta imitato
proprio da tanti altri registi stranieri.
Sono stato varie volte sui set di Lucio ed effettivamente devo confermare
che burbero e autoritario lo era spesso. Non sempre, però,
a sproposito. E comunque ciò era dovuto anche al fatto che
Lucio sapeva bene quel che voleva e la sua severità non la
manifestava con tutti, ma solo con quelli da cui non riusciva a ottenere
il massimo impegno sul set, con gli altri sapeva anche essere amabile.
In privato era una persona dolcissima, un vero amico, su cui si poteva
sempre contare e con cui ci si poteva confidare e, al tempo stesso,
una persona di grande cultura ( non solo di tipo cinematografico),
con cui era sempre bello potersi confrontare.
Devo molto a Lucio, non solo per il patrimonio cinematografico che
mi (ci) ha lasciato. Ma, anche, e soprattutto, perché posso
dire, a posteriori, che è stato per me un vero ‘maestro
di vita’, che mi ha insegnato a essere sempre schietto e dire
ciò che penso, anche a dispetto dei pareri altrui, senza cercare
mai inutili ruffianerie.

Umberto Lenzi (director) : Fulci era molto colto, simpatico
e… incazzoso. Un grande professionista. Abbiamo anche collaborato
in un film, “Sanremo la grande sfida” di Piero Vivarelli,
nel 1960. Lucio era il supervisore, io l'aiuto regista. Ha dato un
contributo molto importante allo sviluppo del cinema di genere.
Ma tutti i registi del cinema "di genere", così come
lui, erano bistrattati o quantomeno ignorati dalla critica. Sono stati
rivalutati solo di recente. Purtroppo è morto prima di avere
in Italia quell' apprezzamento che aveva all'estero. Da parte di critici,
studiosi e colleghi come Tarantino o Joe Dante.

Ruggero Deodato (director) : Io ho lavorato molto come aiuto
anche con registi considerati di serie A e per questi, Fulci, veniva
considerato come uno di loro, grazie anche alle sue
collaborazioni come sceneggiatore per film importanti. Fulci era un
regista con la R maiuscola, non pensava di inventare un genere, lui
amava il cinema in tutte le sue classificazioni, quindi si adattava
ad ogni richiesta dei produttori. Bistrattato dai critici era allora
considerato un merito, non
apparteneva alla casta dei registi di regime. I fan lo amano perchè
probabilmente lo hanno conosciuto attraverso le voci che lo hanno
immortalato come un uomo semplice, disordinato, incasinato nella sua
vita privata, incazzoso e simpatico, tutte doti che mancano a molti
"grandi" suoi colleghi osannati dai critici.
L'ho conosciuto personalmente, aveva molta stima nei miei riguardi,
probabilmente io ho il suo stesso temperamento e riusciamo ad essere
simpatici ai nostri collaboratori sul set. Poco prima di morire mi
è capitato di girare un episodio dei "Ragazzi del Muretto"
nel suo condominio e mi ricordo che è rimasto un'intera mattinata
a farmi compagnia sul set.
Era un ragazzone simpatico e gioviale pieno di humor e noto per aver
appioppato diversi soprannomi a vari personaggi del cinema. Mi piacerebbe
essere ricordato come il piccolo Fulci.

Ivan Zuccon (director) : Il Maestro Fulci ha dato un contributo
essenziale al genere horror Italiano. In qualche modo ha reso l'horror
popolare. Era un grande artigiano e un geniale artista. Spesso i budget
di cui disponeva erano limitati ma è sempre riuscito a sopperire
i limiti con la creatività. Senza poi dimenticare l'approccio
onirico che in molti dei suoi horror più celebri ha una presenza
notevole. Spesso nei suoi film ci sono molte domande e poche risposte,
ma è questo quello che dovrebbe succedere in tutte le storie
di misteri. Fulci sembrava insistere su questo aspetto che reputo
molto interessante. L'essere umano tenta sempre di dare delle risposte,
le cerca spasmodicamente ma spesso fallisce: ed è proprio questo
il limite dell'essere umano. Come non citare a questo proposito il
finale de "L'Aldilà", dove le domande nella testa
dello spettatore sgorgano copiose, ma il regista saggiamente ci lascia
lì, con il fiato sospeso, e fa scorrere i titoli di coda!!
Geniale! La critica italiana non è mai stata in grado di apprezzare
i propri talenti. L'Italia guarda sempre all'estero, lo fa ora e lo
ha fatto in passato. Salvo poi ricordarsi del valore vero dei propri
artisti solo tardivamente, quando questi, ahimè, sono già
nell' "ALDILA'".
Spesso
ricorro a Fulci per trovare nuove idee e fonti di ispirazione. Ricordo
che durante la stesura di una scenaggiatura io e i miei collaboratore
eravamo bloccati, allora io suggerii di guardare "Aenigma"
e subito dopo il film trovammo idee nuove per proseguire il nostro
lavoro. Fulci vive, vide dentro di noi.

Roger A. Fratter (director) : Lucio Fulci aveva un suo stile
personale. Ecco perchè era fondamentalmente un "autore".
Un suo film lo si riconosceva subito. Non era anonimo come tanti registi
del suo tempo. Certo non tutte le ciambelle sono uscite col buco.
Fulci ha contribuito notevolmente allo sviluppo del cinema di genere,
tanto che oggi è ricordato in tutto il mondo. La critica italiana
lo ha bistrattato così come ha fatto con altri registi che
non lo meritavano e che erano legati al cinema "commerciale".
Aveva molto coraggio e per questo forse era preso di mira più
di altri...
a
cura di Lorenzo Ricciardi
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