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SPECIALE SU ARISTIDE MASSACCESI - di Lorenzo Ricciardi

«Quello che noi abbiamo sempre cercato di fare è stato dare al pubblico quello che il pubblico voleva. Con passione ed entusiasmo. E senza un filo d'ipocrisia»
Aristide Massaccesi


Sono passati diversi anni dalla prematura ed improvvisa scomparsa di Aristide Massaccesi, da tutti conosciuto come Joe D’Amato, ma i ricordi di un uomo generoso, simpatico, disponibile, oltre che di un professionista serio, geniale, intelligente, sono ancora vivi nella mente dei suoi collaboratori, e non solo. Il 23 Gennaio del 1999 i giornali titolarono, molto superficialmente : “E’ morto il Re del porno”. Aristide Massaccesi era molto di più. Era un lavoratore instancabile, un genio dell’arte di arrangiarsi. Operatore, direttore della fotografia, sceneggiatore, regista, produttore. Un cineasta completo. Con poche lire è stato in grado di realizzare veri e propri cult, nei generi più disparati. 30 anni di cinema. Quel cinema che entusiasmava, affascinava e spaventava gli spettatori. Emozioni che ora non esistono più. Sì, perché Massaccesi non era solo il genio indiscusso del porno, ma del cinema italiano di genere, al pari di altri grandi nomi, come Fulci, Mattei, Margheriti.


Interviste a collaboratori e colleghi


Luigi Montefiori (actor, writer)
: Ci siamo conosciuti nel 1972, nel film “Amico stammi lontano almeno un palmo” con Giuliano Gemma. E’ stato uno dei primi film che ho scritto (e recitato), mentre lui ha fatto il direttore della fotografia. Abbiamo girato in Spagna, in Almeria, e lì siamo diventati amici. Il nostro rapporto lavorativo è iniziato qualche anno più tardi con “Giubbe Rosse”, il suo primo film di una certa importanza. Mi chiese di scriverlo e io lo feci. Da lì in poi abbiamo continuato a lavorare per molti altri film, ma sempre a periodi alterni. Ogni tanto infatti ci perdevamo di vista per uno-due anni. Non è stato un rapporto fisso, continuativo. Di fisso c’è stata l’amicizia, infatti ci sentivamo anche quando non lavoravamo insieme. ed è durato fino a qualche anno prima della sua scomparsa. Non è stato mai difficile lavorare con lui perché era una persona sempre molto cordiale, simpatica, ironica. Ci divertivamo insieme. L’unico problema ci fu quando facemmo insieme il film “Anno 2020 – I gladiatori del futuro”, io come regista e lui in veste di produttore, perché Aristide aveva paura non si finisse in tempo e quindi che non fossero bastati i soldi a disposizione. Ma comunque sono stati problemi risolvibili, è finito tutto lì. Dal punto di vista umano era una bellissima persona, molto amichevole, cordiale con tutti, aveva sempre la battuta pronta. Fare film con lui era una passeggiata.


Donatella Donati (producer, production manager, assistant director)
: Il nostro rapporto professionale è iniziato nel 1972-73 quando lui faceva l’operatore, il direttore della fotografia, e io la segretaria di edizione per alcuni film, poi abbiamo iniziato a produrre insieme diverse pellicole. Era una persona molto simpatica, comprensiva, umana con tutti. Anche con la troupe e gli attori. Ovviamente un po’ si arrabbiava quando si perdeva tempo o non si capiva esattamente il lavoro che si doveva fare. Era molto esigente soprattutto con i tecnici, avendo lui iniziato la carriera proprio come tecnico, come direttore della fotografia (cosa che, peraltro, gli riusciva meglio e amava di più fare). Era un lavoratore instancabile ed era molto critico e ironico nei confronti dei suoi film e dei suoi lavori. Conosceva i suoi difetti e i limiti, sapeva esattamente quello che faceva e come lo faceva. Non era presuntuoso, anzi, si sottovalutava molto e non si sapeva neanche “vendere”. Era uno che voleva sempre imparare, studiare nuove cose, evolversi e non rimanere indietro. E’ rimasto sempre in ottimi rapporti con tutti i suoi collaboratori, anche con i registi giovani che aiutava producendo i loro film. Soprattutto Soavi, che ancora oggi gli è molto riconoscente. Quando è scomparso si è detto che era morto il re del porno. Lui invece non si sentiva né il re del porno, né di altro, è sempre stato un tipo molto modesto, non si è mai vantato di nulla e lavorava sempre con grande professionalità, anche nei film porno, che lui diceva di fare per “motivi alimentari”.


Antonio Tentori (writer)
: Ho conosciuto Aristide all'inizio del 1991. Il nostro incontro e' nato grazie a Lucio Fulci, con cui avevo gia' lavorato in “Demonia” e “Un Gatto nel cervello” ; Aristide cercava qualcuno che gli mettesse a posto una sceneggiatura, “Ritorno dalla morte”, e Lucio, che in quel periodo lavorava con lui per “Le porte del silenzio”, fece il mio nome. Da questo incontro e' nata un'amicizia che e' andata oltre il normale rapporto di lavoro (dopo “Frankenstein 2000 - Ritorno dalla morte” ho scritto per lui diversi erotici). Lavorare con lui e' stato molto divertente, lo ricordo con molto piacere e un po' di nostalgia. Aristide era un uomo di cinema completo, sapeva fare tutto e non si fermava mai, aveva un'energia incredibile. Insieme ci siamo fatti un sacco di risate, perche' era uno con la battuta sempre pronta. Mi ha anche aiutato in un certo momento e non l'ho dimenticato. Dire che mi manca forse e' scontato, eppure e' cosi': Aristide mi manca come amico e come regista. Un regista, a mio avviso, che non e' stato ancora (ri)scoperto completamente, i suoi film o almeno una certa parte dei suoi film (esclusi gli hard) meriterebbero un'analisi piu' approfondita. Anche se lui, da persona fin troppo umile quale era, avrebbe minimizzato. E si sarebbe fatto una bella risata.


Alberto De Martino (director)
: Ho lavorato con Aristide in diversi film. Io ero il regista, lui faceva l’operatore. Il primo lavoro insieme fu “I familiari delle vittime non saranno avvertiti”. Mi piaceva molto sia come persona che come professionista, e per questo lo confermai anche per altri quattro film : “L’assassino…è al telefono”, “Il consigliori”, “L’anticristo” e “Magnum Special per Tony Saitta”. Era uno di quelli che sapeva fare bene il suo lavoro, si dava sempre molto da fare. Poi è diventato anche lui regista e non ci ho più lavorato insieme. Era una persona molto intelligente, generoso, di grande senso dello spettacolo, un uomo di cinema. Un vero cineasta. Il cinema italiano ha perso un uomo geniale, di grande talento !


Luigi Cozzi (director, writer)
: Aristide era una persona molto simpatica, sul set si lavorava con suo fratello Nando, come capo-elettricista, e gli altri tecnici erano tutti amici. Insomma, l'atmosfera era sempre allegra e rilassata, Aristide non si arrabbiava mai. Se c'era un problema, era lui il primo che lo risolveva. Dal lato umano Aristide era molto...umano, appunto. Credeva nell'amicizia e gli piaceva lavorare in allegria e tra parenti e amici. Per questo i suoi collaboratori erano sempre uguali: erano prima amici e poi collaboratori. Mi ricordo che Laura Gemser, quando ormai non appariva più nei film, lavorava sempre con Aristide facendo la sarta o la costumista. Insomma, quello di Aristide era una specie di clan di amici che lavoravano tutti insieme a fare film. Il cinema italiano con la morte di Aristide ha perso uno dei suoi più grandi artigiani, un vero film-maker come pochi ce ne sono stati in Italia...una specie di Roger Corman italiano. Aristide poi era molto bravo sia come produttore che come regista, ma anche come direttore della fotografia e organizzatore. Io lo rimpiango e ne conservo un carissimo ricordo.


Fabrizio Sforza (make-up artist) : Ho conosciuto Aristide molti anni fa, quando facemmo insieme un piccolo film, “Emanuelle e gli ultimi cannibali”, realizzato tutto sul lago di Fogliano (in realtà doveva essere l'Africa). Mi ricordo Aristide, regista, operatore, grande tecnico e anche grande artista. Il film fu realizzato in due settimane e mezzo, con effetti, comparse, violenza, scene d’amore. Incredibile ! Lo andai poi a vedere al cinema, curioso di vedere il risultato. Era riuscito un bel film di avventura, e poteva essere benissimo un film girato in otto settimane. Questo era Aristide...un grande.


Franco Garofalo (actor)
: Ho conosciuto Aristide sul set del film "The Arena" diretto dal regista americano Steve Carver. Aristide era il direttore della fotografia. La prima cosa che mi colpì di lui fu la capacità di creare la luce con i pochi mezzi messi a disposizione dalla produzione italiana e la reazione del regista americano fu che voleva tornarsene in America. Ma poi rimase sorpreso dai risultati e si complimentò con Aristide. Parlava poco, era semplice, tranquillo, un po’ timido, ma molto sicuro di se sul piano strettamente tecnico. Quando passò alla regia mi fece chiamare dalla produzione per affidarmi il ruolo da protagonista in un film che si girava tutto in America. Con il contratto firmato, la mia paura di volare, si impadronì dei miei buoni propositi e dovetti rinunciare al film, e a nulla valsero i tentativi di Aristide e della produzione di convincermi a salire su quell'aereo. In seguito, finalmente, riuscimmo a lavorare insieme in "Eroi all'inferno" un film con Klaus Kinski. Uno spaccato del cinema italiano di genere è anche opera sua e lo dimostra l'interesse che riscuote ancora, credo che faccia parte della memoria storica di quel cinema entrando di diritto tra i principali artefici di quel genere.


Stefano Mainetti (music composer, music department)
: Simpatico, sarcastico, pungente, grande senso dello humor (preferibilmente nero), sempre dissacrante, entusiasta del suo lavoro, pragmatico. Ho conosciuto Aristide Massaccesi nel 1984, grazie ad un amico comune, Guido Anelli Morgavi. Avevamo entrambi la passione per la musica da film. Fu lui che mi introdusse alla Filmirage, società di produzione di Aristide Massaccesi e Donatella Donati. Gliene sono ancora molto grato perché fu grazie a loro che cominciai la mia avventura di compositore di colonne sonore. Erano i miei inizi e non era facile farsi largo in un mondo cosi particolare e a me totalmente sconosciuto. Aristide credeva nei giovani e gli piaceva lavorare con loro, molti cominciarono con lui, tra gli altri ricordo Sebastiano Somma, Eva Grimaldi, Lilli Carati, Laura Gemser, Jenny Tamburi. Produceva molti film horror ed hard-soft destinati comunque alla normale distribuzione cinematografica prima ancora che al mercato dei videotape. Erano filoni di successo in quel periodo e fu per me una grande palestra, anche perché intorno alla Filmirage c’era un certo fermento e diversi film di genere venivano realizzati in collaborazione con altre produzioni, per cui ebbi presto modo di allargare il giro. Aristide, figlio d’arte, veniva dalla gavetta, quella vera: da elettricista, operatore di macchina, fino a direttore della fotografia, un ottimo direttore della fotografia. Con la sua esperienza e passione non c’era film che non sarebbe stato in grado di realizzare. La sua profonda conoscenza del mestiere gli permetteva di essere molto concreto e veloce nel girare, ed altrettanto pratici e scaltri bisognava essere nel realizzare le musiche per i suoi film. Da lui ho imparato ad ottimizzare i tempi e ad essere molto concreto. Da lui ho imparato anche a divertirmi facendo il mio lavoro.


Davide Pulici (critic)
: Ho conosciuto Aristide verso la fine del 1996. Con Manlio Gomarasca avevamo intenzione di scrivere un libro sul cinema di Massaccesi – titolo “Absurd” : sta lì, completo ma mai pubblicato - e cominciammo quindi a frequentare il suo mitico ufficio-quartier generale, in Via Delle Milizie, sottoponendo per circa due anni Aristide a sessioni mensili di interviste. Ogni qual volta scendevamo a Roma, la prima meta era da lui. Ovvio che diventassimo amici. Simpaticissimo, disponibilissimo, da un lato sembrava non prendere sul serio nulla di ciò che aveva fatto nel cinema, sempre dissacratorio e demitizzante rispetto al proprio lavoro, almeno come regista; ma dall’altro emergeva la personalità di un professionista serissimo e del tutto consapevole di avere lasciato un segno profondo nella storia del bis. Aristide ha avuto molti meriti, il principale credo però si possa riassumere nella sua capacità di contaminare i generi, creando dei mix che erano sovversivi e all’avanguardia. Non va dimenticato che fu il primo in Italia ad accoppiare gli estremismi dell’horror con quelli dell’erotico, girando “Emanuelle & Francoise le sorelline” o quel purissimo e bellissimo manifesto dell’arte sua che è “Emanuelle in America”, nel quale si passa dalle scene hard alla ricostruzione più vera del vero di uno snuff-movie. Lo spettro delle sue possibilità espressive – se stiamo nell’horror - era comunque infinito, andando dallo splatter più viscerale a sottili raffinatezze gotiche come quelle di “La morte ha sorriso all’assassino”, che un giorno si scoprirà essere un capolavoro. Poco prima che Aristide scomparisse, con Manlio e Roger Fratter facemmo in tempo a realizzare con lui una lunghissima videointervista, Joe D’Amato totally uncut. Che rimane a testimoniare la nostra stima e il nostro affetto per un grande amico.


Roger A. Fratter (director)
: Aristide era una persona estremamente simpatica e cordiale. Era un professionista molto critico verso i suoi lavori, li sottovalutava molto. Non tanto le sue capacità di regista e direttore della fotografia, perché sapeva di fare miracoli con piccoli budget a disposizione, ma era critico nei confronti di certi film che invece, a mio parere, avrebbe dovuto considerare maggiormente. "La morte ha sorriso all'assassino" o "Emanuelle in America" su tutti. La maggior parte dei suoi film non li trovo particolarmente riusciti. Soprattutto quelli degli anni 80 (la seconda metà) e 90. Ma credo che con i due titoli citati prima, oltre a "Emanuelle perchè violenza alle donne ?", "Emanuelle e Francoise - Le sorelline" e alcuni horror girati a cavallo tra gli anni 70 e 80 abbia lasciato qualcosa di importante nel cinema di genere. Un suo stile personale ce l'aveva, soprattutto nel primo periodo.


Gordiano Lupi (critic)
: Un autore irriverente, un terrorista dei generi capace di sconvolgere sia con l’horror che con l’erotico, ma anche il primo autore capace di realizzare film hard con la trama. Massaccesi era un artigiano della macchina da presa che faceva film in poco tempo (ha tenuto una media di 15 all'anno), un Jess Franco italiano, molto più bravo e tecnicamente ineccepibile, soprattutto come direttore della fotografia. I pochi film horror diretti da Massaccesi rappresentano un momento importante per il cinema di genere italiano, ma su tutti ricordo “La morte ha sorriso all'assassino”, il primo splatter romantico. Credo che una figura come quella di Massaccesi oggi non potrebbe esistere, perchè i tempi sono troppo cambiati. Bruno Mattei è stato un artigiano che ha continuato nel solco della sua lezione, ma non aveva la stessa genialità trasgressiva, non era un innovatore, ma un imitatore. Joe D'Amato ha vissuto in un periodo storico dove era lecito ispirarsi a un modello alto per confezionare un cinema basso con una sua ben precisa originalità.

a cura di Lorenzo Ricciardi

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